Puglia, mancano medici per il 118, la circolare: «Infarto o trauma, le istruzioni salvavita si danno per telefono»

Venerdì 13 Maggio 2022 di Nazareno DINOI

In dieci anni, il numero di medici del 118 di Taranto si è praticamente dimezzato. «Sono scappati da un lavoro usurante e mal pagato», scrive su Facebook Mario Balzanelli, presidente della Società italiana sistema 118 nonché direttore della centrale operativa del 118 della Asl ionica. Che ha trovato un rimedio: i farmaci li fanno gli infermieri. «Quando vi è assoluta impossibilità di provvedere alla medicalizzazione dell’intervento di soccorso, in caso di emergenza (codice rosso) e urgenza (codice giallo) – scrive Balzanelli nell’ordine di servizio indirizzato a medici e infermieri del sistema -, si dispone la dettatura “online” della somministrazione di farmaci potenzialmente salvavita». Diventa fondamentale, in questi casi, la funzione del medico in servizio nella centrale operativa che sulla base delle informazioni ricevute dall’infermiere sul posto, detta su linea registrata le cose da fare.

La circolare


«In merito al contesto clinico, alle note anamnestiche essenziali, alla rilevazione dei segni vitali» e al confronto avuto con il medico di centrale, l’infermiere applica alla lettera le procedure necessarie secondo un apposito protocollo preventivamente autorizzato dal primario. Un atto necessario, per il direttore del 118, vista l’emorragia di personale medico che ha tolto la possibilità di garantire la presenza del medico in ogni versante della provincia. 
«Da alcuni giorni si sta verificando l’assenza assoluta di personale medico del servizio d’emergenza territoriale in tutta la provincia di Taranto», fa notare Balzanelli motivando così la necessità di affidare agli infermieri l’onere della terapia dietro prescrizione «in remoto» del medico di centrale. Ben conscio della responsabilità, ma convinto dalla necessità di garantire la tutela della vita umana quando la stessa si trova in pericolo imminente o potenziale in breve tempo, il direttore ha studiato le dieci patologie che possono evolvere repentinamente con la morte. Applicando su ognuna un protocollo farmacologico che deve essere condiviso tra l’infermiere d’ambulanza e il medico della centrale operativa. L’elenco si apre con l’arresto cardiaco improvviso, l’evenienza più drammatica per la quale ogni secondo è prezioso e la cui tempestività dell’intervento, in caso di successo, determina gli esiti invalidanti futuri. L’elenco prosegue con la tachicardia minacciosa accompagnata da ipotensione arteriosa; con la bradicardia marcata con pressione arteriosa bassa; il dolore toracico acuto tipico dell’infarto cardiaco; l’ infarto miocardico diagnosticato strumentalmente e dal cardiologo della telecardiologia; lo shock anafilattico; il coma ipoglicemico; il danno cerebrale; l’insufficienza respiratoria acuta e il politrauma. 

Il protocollo da seguire


I farmaci consigliati, in base alla patologia da trattare e sempre dopo consulto con il medico della centrale 118, vanno dalla normale somministrazione dell’ossigeno, all’infusione venosa di farmaci vasodilatatori, antiaritmici, antinfiammatori, glucosio ad alta concentrazione, antiemorragici sino all’adrenalina e all’atropina in caso di arresto cardiaco defibrillabile. Con questa nuova organizzazione del sistema, oltre a rispondere agli standard minimi di assistenza, il responsabile del 118 vuole dare risposte anche all’altra piaga dell’emergenza: quella degli intasamenti dei pronto soccorso. Ripristinare l’organico dei medici, suggerisce Balzanelli, «potrebbe ridurre fino al 40% gli accessi impropri perché molti pazienti potrebbero evitare di essere trasportati in ospedale».

Ultimo aggiornamento: 15 Maggio, 11:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA