Acciaierie d’Italia e Ilva in As, trattativa per il contratto

L'Ilva di Taranto
L'Ilva di Taranto
di Domenico PALMIOTTI
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Venerdì 13 Maggio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 08:58

Il nuovo incontro tra Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria per discutere della revisione del contratto è fissato per lunedì prossimo. 

I primi colloqui


Ci sono già stati tre incontri e al primo ha preso parte anche il presidente della società, Franco Bernabè. Quello iniziale si è tenuto a Roma, i successivi a Milano e nel capoluogo lombardo si terrà anche il prossimo. Gli incontri sono in presenza e partecipa la maggior parte dei protagonisti del negoziato che riguarda tutto il gruppo e quindi lo stabilimento di Taranto. Il confronto è tra l’amministratore delegato Lucia Morselli, che rappresenta il socio privato (cioè Mittal) di Acciaierie d’Italia mentre Ernesto Somma rappresenta il socio pubblico Invitalia, e i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria (Francesco Ardito, Alessandro Danovi e Antonio Lupo) che esprimono invece la proprietà degli impianti.

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Gestore e proprietà sono affiancati dai rispettivi staff legali. E proprio quest’ultimi stanno affrontando i diversi profili tecnici legati alla reimpostazione del contratto.

I nodi più difficili da sciogliere

Non è una partita facile perché Acciaierie d’Italia chiede un congruo sconto. Di 200 milioni sul prezzo di acquisto, fissato in 1,8 miliardi, somma da cui detrarre i canoni di fitto versati, più una riduzione del 25 per cento sugli stessi canoni. Sui quali, peraltro, ha già ottenuto a marzo 2020 il dimezzamento con l’impegno a versare la differenza al momento dell’acquisto finale. Attualmente il gestore del siderurgico paga all’amministrazione straordinaria 90 milioni annuali anzichè 180. E in conseguenza del taglio del 50 per cento, i canoni sono scesi a 22 milioni e 250mila euro a trimestre. Appare difficile che la proprietà conceda altre riduzioni a Mittal. Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, nei giorni scorsi ha parlato di “trattativa serrata. Tutti possono chiedere ma il risultato finale è frutto di un negoziato”.
La trattativa con la nuova stesura del testo dovrà essere chiusa entro fine mese. Si va ad un nuovo contratto perché, rispetto a quello del 10 dicembre 2020, che ha poi fatto nascere Acciaierie d’Italia ad aprile 2021, non c’è, entro questo mese, la possibilità che lo Stato salga in maggioranza al 60 per cento dietro esborso di 680 milioni dopo averne già versati 400 lo scorso anno. E non esiste nemmeno la possibilità che la società acquisti dalla proprietà Ilva in as i rami di azienda che adesso gestisce in fitto. Questa doppia possibilità è venuta meno perché la più importante delle condizioni poste a suo tempo, ovvero il dissequestro degli impianti, non si è verificata. Altiforni e acciaierie, insieme al resto dell’area a caldo dello stabilimento, restano infatti sotto chiave. Certo con facoltà d’uso, in atto da molti anni, ma pur sempre sequestrati. E appare difficile che lo Stato possa mettere altri 680 milioni in una società con gli impianti sequestrati. 

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La richiesta  di dissequestro


In vista della scadenza di maggio, gli avvocati di Ilva in as hanno chiesto alla Corte d’Assise il dissequestro degli impianti, che nella sentenza di fine maggio 2021 per il processo “Ambiente Svenduto”, relativo ai gravi reati ambientali contestati alla gestione Riva, sono stati confiscati. Confisca che scatterebbe solo dopo un verdetto favorevole della Corte di Cassazione. I legali di Ilva dicono che gli anni di Riva sono ormai superati, che l’attuale gestione nulla ha a che vedere col passato e che le prescrizioni ambientali sono ormai attuate al 90 per cento. La situazione è migliorata, dicono gli avvocati, e dal sequestro sono passati dieci anni. Ad oggi la Corte non si è ancora pronunciata sull’istanza di dissequestro, né la Procura - cui la Corte ha girato l’istanza per un parere - ha fatto conoscere il suo orientamento. Ma tutto lascerebbe supporre che il responso dell’autorità giudiziaria sarà negativo confermando il sequestro. Ed è anche per questo che Acciaierie d’Italia e Ilva si sono messi al lavoro per allungare il contratto di un anno, presumibilmente a fine 2023.

La visita di oggi


Oggi, intanto, dopo aver già svolto ieri delle audizioni in Prefettura, approda in fabbrica la commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati. La presiede il senatore Gianclaudio Bressa. La visita vedrà presente l’ad Morselli, “è pianificata da tempo e rientra nell’ambito dell’ordinaria attività condotta dalla commissione” comunica Acciaierie d’Italia. I lavori, dice l’azienda, avranno inizio con un incontro nella sala conferenze “cui seguirà la visita all’interno dello stabilimento con particolare focalizzazione sul ciclo produttivo attraverso gli altiforni, l’acciaieria e il treno nastri, nonché un momento finale di approfondimento”. Al presidente Bressa si è rivolta ieri la Fiom Cgil. “In considerazione della grande complessità che investe da ogni punto di vista lo stabilimento siderurgico, compresi gli aspetti di salute e sicurezza”, la Fiom chiede a Bressa di trovare oggi “un momento per ascoltare le rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza, anche e soprattutto rispetto ad alcune criticità riscontrate, in modo da poter addivenire ad un quadro della situazione quanto più ampio possibile, sicuramente utile al lavoro della commissione”. 

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