Cingolani sulle bonifiche a Taranto: «Non ho i dati da Ilva»

Le bonifiche a Taranto (foto d'archivio)
Le bonifiche a Taranto (foto d'archivio)
di Domenico PALMIOTTI
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Giovedì 12 Maggio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:43

Il tema delle bonifiche delle aree ex Ilva di Taranto, ora Acciaierie d’Italia, diventa rovente. E accende lo scontro politico. Mentre il Dl Energia, col trasferimento di 150 milioni dalle bonifiche alla decarbonizzazione del siderurgico, va alla Camera per il voto finale - al Senato la partita è stata chiusa -, proprio a Montecitorio scoppia un caso sulle aree affidate ai commissari di Ilva in amministrazione straordinaria.

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Le risposte del ministro

Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, nel question time di ieri pomeriggio, rispondendo al deputato Mauro D’Attis (coordinatore regionale Puglia di Forza Italia) che chiede di conoscere quanto serva per completare l’opera, è netto: “Non è allo stato possibile determinare quale sia il reale fabbisogno economico necessario alla realizzazione degli interventi per la messa in sicurezza e bonifica del sito produttivo ex Ilva e dei territori limitrofi”. Perché, spiega il ministro, “ad oggi, nonostante le richieste avanzate in sede di osservatorio Ilva dalla riunione del 9 marzo 2021, non risulta ancora trasmesso dai commissari di Ilva spa in amministrazione straordinaria un elenco degli interventi di natura ambientale ripristinatoria ancora da realizzare, esclusi gli interventi ex Dpcm 29 settembre 2017, relativi alle prescrizioni Aia”. 
Ma pur richiamando l’assenza dei dati, Cingolani subito dopo puntualizza: “Prima di venire a conferire, mi sono sentito con alcuni dei rappresentanti e mi hanno detto di avere adesso delle stime economiche precise di aver già presentato in una precedente audizione in qualche commissione. Io non le possiedo, me le manderanno, ne prenderemo visione e ne riparleremo a breve”. 

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La replica di D'Attis


Sulle frasi del ministro, D’Attis è categorico: “Ministro, Forza Italia le chiede di prendere il timone in mano, di occuparsi personalmente, a costo anche di intervenire commissariando i commissari”. “È necessario un intervento a gamba tesa del governo sulla gestione della riqualificazione ambientale di Taranto” rimarca D’Attis. Che conferma il sì forzista ai 150 milioni perchè “bonifica e decarbonizzazione non possono essere messe in concorrenza”. 

Il documento trasmesso al Senato

Ma a cosa si riferisce Cingolani quando dichiara che da parte di Ilva in as ora ci sono “stime economiche precise”? Oltre ai dati forniti a metà gennaio dai commissari Ilva alle commissioni della Camera, quando furono ascoltati a proposito del Dl Milleproroghe che inizialmente trasferiva 575 milioni dalle bonifiche alla decarbonizzazione - operazione che non riuscì perché l’articolo 21 fu bocciato dal voto di larga parte della maggioranza -, c’è un documento trasmesso il 12 aprile al Senato. Che ha chiesto ai commissari chiarimenti sui 150 milioni dalle bonifiche alla decarbonizzazione col Dl Energia. 

E, secondo quanto apprende Quotidiano  gli elementi di valutazione aggiornati sarebbero in questo documento. Premessa: su 1 miliardo e 157 milioni riportati in Italia dai Riva (precedenti gestori e proprietari della fabbrica) e che formano il patrimonio destinato, la suddivisione attualizzata vede 352 milioni girati ad ArcelorMittal per interventi di decontaminazione nel siderurgico, altri 188 milioni sempre girati a Mittal per le bonifiche del sottosuolo della fabbrica, 150 milioni messi sulla decarbonizzazione (Dl n.21/2022) e affidati alla gestione di Ilva in as, piú 467 milioni, sempre di competenza di Ilva in as, per bonifica e messa in sicurezza permanente di aree esterne allo stabilimento, sia comprese che escluse dal piano ambientale. 

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Le aree a carico dei commissari restano 18. In 15 gli interventi sono in corso, ci sono tra queste anche quelle sequestrate, 2 aree vengono dichiarate in manutenzione e con procedimento da definire, una, infine, cedibile e senza pendenze. Dei 540 milioni complessivi riservati a Mittal, 188 sono stati allocati per la bonifica del sottosuolo e 352 per la decontaminazione. Ilva ha erogato ad Acciaierie d’Italia 93,2 milioni (17% del totale) a fronte di interventi consuntivati e riconosciuti e altri 8,4 (2%) per interventi preventivati riconosciuti. Ilva in as, invece, dei 467 milioni di pertinenza, ne ha allocati 442 (97% del totale), ne ha impegnati il 20% cioé 93 milioni, tra ordini in corso e conclusi, e utilizzato 30 milioni (6%). 
Tornando a Cingolani, nel punto fatto alla Camera emerge che il 16 giugno 2021 Acciaierie d’Italia ha trasmesso al Mite il documento programmatico area Sin, stabilimento di Taranto, e che “ad oggi risultano attive misure di messa in sicurezza della falda nell’area parchi primari e dei suoli nelle aree funzionali alla realizzazione degli interventi previsti dall’Aia. In corso attività di monitoraggio e di recupero di prodotto in falda in fase separata rilevato in alcune aree di stabilimento”. Gli interventi nelle aree “che rimangono nella titolarità di Ilva in as in quanto non oggetto di cessione e pertanto esterne al nuovo perimetro di installazione Aia”, sono invece di competenza dei commissari e tra le aree escluse, ne sono state individuate 6 idonee “per la pratica della selvicoltura”. 
I commissari, aggiunge Cingolani, hanno prima trasmesso 6 piani di caratterizzazione approvati con decreti a gennaio 2020 “e dopo alcune proroghe, si è in attesa di ricevere gli esiti di tali indagini, correlati, dove necessario, dell’analisi di rischio”. Successivamente i commissari hanno trasmesso ulteriori 4 piani di caratterizzazione (2 dei quali per area ex Sidercomit e area “Pozzo 25” collegata alle collinette ecologiche) approvati a luglio e settembre 2021. “Anche in questo caso è stata chiesta una proroga di 6 mesi per la consegna dei risultati della caratterizzazione - rileva il ministro -. Per altri 2 piani, stoccaggio fanghi altoforno e acciaieria e colline Leucaspide e vecchie vasche, sono state avviate conferenze di servizi istruttorie chiedendo alla Regione Puglia di condividerle”. “Ai commissari di Ilva in amministrazione straordinaria - rileva infine il ministro - è stato chiesto di procedere a un piano di monitoraggio complessivo di tutta l’area condiviso con Arpa Puglia e con Ispra al fine di verifica dello stato di qualità della falda, finalizzata alla progettazione dell’intervento di bonifica sulla falda stessa”. 

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