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Il viaggio/Bus nel Salento: incubo senza ritorno. Poche linee e tanti ritardi

Il viaggio/Bus nel Salento: incubo senza ritorno. Poche linee e tanti ritardi
di Giuseppe ANDRIANI
7 Minuti di Lettura
Venerdì 10 Giugno 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 11 Giugno, 13:35

C’è un proverbio cinese che dice: anche un lungo viaggio inizia con un piccolo passo. Per compiere il primo, piccolo passo di questo viaggio in bus nel Salento, tuttavia, è servito un giorno. Prendere un caffè a Otranto, visitare la Basilica di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina e poi... stop. Già, perché è impossibile passare da una sponda all’altra della provincia leccese, dall’Adriatico allo Ionio, con un autobus. E ciò nonostante si tratti di qualche decina di chilometri appena. 


Il primo problema è sorto prima di partire. Martedì, ore 12, centro storico di Lecce: su Google Maps cerchiamo una corsa per Otranto. C’è: Linea 101, partenza prevista alle 12.33. Eppure non arriva alcun mezzo né alle 12.33 e neppure alle 13.01, quando in teoria sarebbe prevista la seconda corsa. Un gruppo di turisti americani, due donne e un uomo, chiedono indicazioni per andare a Gallipoli, ma quella è - teoricamente - una fermata urbana. «Sui tabelloni - dicono - siete fermi al 2017», ed è vero, letteralmente. Si allontanano sconsolati, tornano in centro. Tre ragazze, poco meno che ventenni, devono andare a San Cataldo. E per Otranto? «Un anno fa il bus l’abbiamo preso da qui, ma probabilmente il servizio non è ancora attivo». Quelle corse suggerite da Maps, infatti, prenderanno il via soltanto il 18 giugno con “Salento in Bus”. E in questi giorni, con le città pullulanti di turisti? Ci si arrangia. 

Nessun collegamento diretto Lecce-Otranto

Otranto non è raggiungibile con un autobus diretto da Lecce. L’unico appiglio è il sentito dire, giacché su internet il sistema di informazioni fa acqua da tutte le parti: non ci sono indicazioni generiche da città a città, ma solo da fermata a fermata e comunque, dopo le 15, non esistono corse per Otranto, neppure prevedendo di allungare il percorso con due cambi. Un autista suggerisce di andare a chiedere all’Infopoint del Foro Boario. Risposta? «Dal 18 giugno partono anche da qui, fino ad allora no, guardate i mezzi di Ferrovie Sud Est». Le Fse, dunque, offrono due bus al giorno, ma una volta andati non c’è possibilità di tornare e inoltre le corse partono dal Palazzetto dello Sport, vicino a Via Merine, tutt’altra zona della città capoluogo. Meglio riprovarci il giorno seguente. È vero, dal 18 giugno con “Salento in Bus” sarà tutta un’altra storia, ma Lecce è già meta privilegiata di turisti, anche stranieri. E oggi i collegamenti su gomma sono un vero disastro. Dieci giorni di pazienza, dicono: nel Salento, insomma, sarebbe meglio venirci a luglio, con buona pace dei propositi di destagionalizzare. 

 


In ogni caso, per muoversi con i mezzi serve ingegno. Mercoledì, due soluzioni: partire alle 6.20 con Fse; oppure con Stp ma alle 11.30. Otranto, nel frattempo, è diventata la Monteriggioni di Dante: un miraggio. Serve sapersi adattare: alle 11.30 partenza per l’Ecotekne, struttura universitaria a Monteroni (una manciata di chilometri) e da lì si può sfruttare il bus che riporta a casa gli studenti. Nelle vicinanze del cimitero di Lecce le pensiline per l’attesa sono distrutte, non c’è neppure un filo d’ombra e i ragazzi attendono sotto gli alberi. «Se piove è la stessa cosa» raccontano, anche quando i temporali, come quelli di questi giorni, sconsiglierebbero di trovare riparo sotto i lecci. Il mezzo per Ecotekne parcheggia un po’ prima del curvone, ma per capirlo bisogna affidarsi a un ragazzo di buon cuore. È vuoto: fino all’Università è un desolante viaggio con un passeggero e l’autista. 


Al parcheggio di Ecotekne c’è qualche pullman, quello che va a Otranto è già presente e parte alle 12.05. Sì, finalmente si parte. Una decina di universitari, costo della corsa 4,80 euro. L’aria condizionata funziona e il mezzo, sebbene datato, non è poi così scomodo. Attraversa una serie di paesini, i ragazzi scendono via via, si arriva a Otranto alle 13.10, con addirittura venti minuti d’anticipo. L’ultima studentessa è scesa a Cannole, dopo aver provato persino ad acquistare il biglietto online: ha pagato per quattro corse, ma non si smarcano in alcun modo e non si riesce a capire quante ne abbia fatte. E se sale il controllore? L’autista è gentile, la rassicura. 
Gli autisti di questo viaggio sono tutti gentili, cercano - per i disservizi e disagi incontrati lungo il percorso - di rimborsare gli utenti con un sorriso. Da Cannole, comunque, è un viaggio con una sola persona e il conducente, che spiega come quella sia «una corsa che scarica studenti, raramente qualcuno sale nei paesi». Insomma, Otranto non ha un collegamento diretto e la corsa è universitaria. La fermata è in centro, ma non è segnalata. Da qui per andare a Gallipoli (magari!) bisogna raggiungere Palmariggi a piedi. Impossibile. Allora tanto vale provare a viaggiare per Galatina, per visitare la Basilica di Santa Caterina e assaggiare un pasticciotto doc. L’alternativa possibile sarebbe stata Maglie, con collegamento Fse alle 15.20: per il resto in quella fascia oraria è il deserto, nonostante i tanti turisti che fanno un giro nel centro storico per nulla preoccupati del cielo che annuncia la pioggia, da un momento all’altro.

Da Otranto a Galatina

L’autobus parte dal Porto alle 14.20 ed è una corsa scolastica. La scuola, però, è quasi finita e gli studenti coraggiosi sono pochi, uno ha addirittura un costume indosso. A metà strada, un abbraccio tra un ragazzo e una ragazza, che evidentemente non saranno a scuola il giorno seguente e in estate si vedranno poco e nulla: intermezzo tenero di un viaggio lungo. «La prossima settimana questa tratta non c’è», avvisa l’autista. E come si fa? Anche in questo caso la soluzione la fornisce Fse. Già, ma ha orari da scuola, tanto per cambiare. «Per me è l’ultima», dice un signore di mezza età, all’ultimo giorno di lavoro, e si sente fortunato. Il mezzo della disperazione arriva alle 15.38 a Galatina, un’ora e 18 minuti per 32 chilometri, ma era nei patti, perché la linea fa tappa nei paesi. Tra Palmariggi, Cutrofiano, Soleto, le insegne di macellerie e supermercati con offerte in bella mostra fanno da cornice al tragitto, poi a Maglie è tutta un’altra storia, il giro è lungo ma la città, dai vetri, sembra viva, nonostante sia un noioso pomeriggio di giugno. Costante di questo viaggio: non c’è neppure un tratto su una strada a scorrimento veloce, magari a quattro corsie. Provinciali piuttosto strette, poi paesini e vie nelle quali bisogna suonare il clacson se una signora per fare la spesa parcheggia in modo selvaggio nei pressi dello “stop”. È il ventre del Salento, per citare la Serao.
L’arrivo a Galatina, invece, è un pugno nello stomaco. Un solo bus per andare a Casarano, per tornare a Lecce o per andare a Gallipoli serve il trasporto su rotaia. E quindi il viaggio finisce qui. Il treno per Lecce parte alle 18 (e arriva alle 19.15, con una ventina di minuti di ritardo), in stazione nessuna indicazione e una decina di ragazzi prendono quello per Nardò, sbagliando e scendendo poi in tutta fretta. «Scusate, la segnaletica è rotta», spiega il capotreno. La stazione è vuota, il treno è pieno, non ha aria condizionata, si ferma per strada, ma questa è una storia già nota, già raccontata. Il viaggio finisce su rotaia, perché su gomma sarebbe stato impossibile lasciare Galatina. L’ultima immagine è l’insegna “Lecce”, che annuncia la stazione. E alla radio passa l’ultimo singolo dei Pinguini Tattici Nucleari: “Ti dedico le autostrade che portano al mare”. Magari. 

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