Il viaggio/Odissea in treno, 12 ore per fare il giro del Salento

Il viaggio/Odissea in treno, 12 ore per fare il giro del Salento
di Andrea TAFURO
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Mercoledì 8 Giugno 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 21:19

Il treno dei “desideri” viaggia in Salento e all’incontrario va. Meglio provare a canticchiare mentre si è a bordo di macchine antidiluviane lente, prive di tecnologia e a volte anche senza aria condizionata. Alcuni addirittura sono mezzi di trasporto su rotaia d’altri tempi. Non da meno le stazioni ferroviarie: piccole, prive di info point e di personale, con qualche panchina qua e là e solo la biglietteria automatica con l’opzione multilingue che riporta nel presente, come riferimento per i turisti. Nella migliore delle ipotesi il capostazione dà una mano nell’assistenza ai viaggiatori. Per il resto l’arte dell’arrangiarsi. Un itinerario “slow” da Lecce a Gagliano del Capo e ritorno, passando da Gallipoli, Casarano, Maglie e Otranto. Un tragitto interamente su rotaia da Nord a Sud della provincia incrociando le mete del turismo dallo ionio all’adriatico. Dodici ore per compiere poco più di 250 chilometri. 

IL VIAGGIO


Il viaggio ha inizio al mattino. È un lunedì, ore 9.15 l’arrivo in stazione a Lecce. Il cielo è sereno, la temperatura all’esterno è già calda. All’interno della struttura di via Oronzo Massari non c’è grande affluenza. Qualche salentino in attesa dei treni in arrivo, dei turisti impegnati a chiedere informazioni al front office aperto e altri che si attardano a guardare il display delle partenze. Lo schermo centrale offre più opzioni di viaggio e d’orario, in direzione Gallipoli e Gagliano del Capo. La scelta ricade sul primo treno in partenza per la cittadina ionica. Il mezzo regionale, un Atr 220-010 blu e grigio, è sul binario 7. Lentamente salgono i passeggeri, non molti, ma ci sono i primi turisti. Alle 9.31 la partenza è puntale. Il treno è un modello recente, sedili nuovi e nel vagone l’aria condizionata per agevolare il tragitto di 37 chilometri da percorrere in un’ora e 40 minuti. Non è un fulmine, è solo l’inizio. Sul treno non ci sono prese di corrente o usb a disposizione dei passeggeri per ricaricare tablet o cellulari e il display interno che indica le fermate è spento. Gallipoli è ancora distante, e allora il lento viaggio verso la meta offre dal finestrino dei tristi scorci di Salento: campagne incolte e alberi di ulivo ormai morti che bruciano come torce. 

 


Alle 11.10 l’arrivo in stazione nella Città Bella. Inizia la discesa dei passeggeri. Del mare neanche l’ombra. Ed è qui che arriva la prima amara sorpresa: la fermata successiva per “Rivabella” non è ancora attiva, lo sarà dai prossimi giorni. Proseguire con i mezzi su rotaia per le marine di Ugento e Salve? Un mistero. L’alternativa? Affittare un’auto alla cifra di 100 euro al giorno. I turisti spalancano gli occhi, sono sorpresi e rammaricati. Ma non solo. Informazioni e accoglienza? Neanche l’ombra. Il display esterno con orari e destinazioni è spento, sala d’attesa vuota e senza operatori. Circa 30 le sedie a disposizione che in piena estate non bastano neppure ad accogliere due gruppi nutriti di ragazzi. Tutto qui? No. Servizi all’utenza assenti o inattivi. Il bar chiuso dal 2019 e mai riaperto. Nessun distributore automatico di acqua e snack. La città salentina del turismo giovanile per eccellenza, in stazione ha solo i bagni aperti. Le difficoltà si palesano, i pochi operatori presenti fanno quel che possono per indirizzare i passeggeri, e così il viaggio prosegue.

L’obiettivo è raggiungere Santa Maria di Leuca, il ponte del “Ciolo” e le altre bellezze a sud della costa leccese. La destinazione è quindi Gagliano del Capo–Leuca, ma il treno diretto non c’è. Bisogna passare da Casarano. Sul binario 1 è pronta la locomotiva: il Fiat Fse di fine anni ’80. Un modello vecchio, anche negli allestimenti: sedili blu in stoffa acrilica, rovinati e in alcuni casi sporchi, tendine rosse e finestrini abbassati. Il treno parte, sono le 12.25, le temperature sono elevate. Ventidue i chilometri sino a destinazione senza aria condizionata. La littorina avanza costeggiando le campagne e trascina con se rami e foglie che si spezzano nell’impatto con la lamiera ed entrano nel vagone dai finestrini aperti. Il contatto con la natura è diretto. Casarano è finalmente raggiunta. Si scende, anche qui, zero accoglienza e display informativi spenti. All’esterno una biglietteria automatica e il capo stazione a dirigere il “traffico”, mentre nella sala d’attesa c’è qualche ragazzo che si serve dal distributore automatico di bibite. 

I RITARDI


La sosta però è breve, c’è la coincidenza per Gagliano del Capo-Leuca che attende. Mano al cellulare per individuare il treno e riprende la marcia. In stazione a Gagliano l’arrivo è fissato per le 15.53, un’ora e mezza di tragitto da Gallipoli per coprire circa 45 chilometri di linea ferrata. Il treno per fortuna è provvisto di aria condizionata. A destinazione, oramai senza meraviglia, è tutto desolatamente privo di servizi all’utenza. Il capostazione è l’unico presente. La saletta d’attesa climatizzata con 8 posti a sedere e due bagni. Poco distante un’altra stanza, dal finestrino a vetri si intravedono delle prese elettriche, ma è chiusa dall’esterno. Niente da fare per ricaricare il cellulare. E così anche niente punto ristoro e la velostazione off limits, recintata con del filo bianco e rosso. Fuori dall’edificio qualche casa privata, degli annunci per il taxi e per un camping e il caricatore per auto elettriche. Anche qui latitano accoglienza e informazioni per individuare la via del mare distante almeno 5 chilometri. 


Non resta che dirigersi sull’Adriatico, destinazione Otranto con cambio motrice a Maglie. La sosta a Gagliano però è lunga, i treni non transitano ancora con grande frequenza e così all’attesa programmata di due ore, si aggiunge mezz’ora di ritardo. Finalmente si riparte, ma l’imprevisto è dietro l’angolo. Il ritardo accumulato dal treno è tale che all’arrivo in stazione a Maglie, alle 17.26 invece delle 16.53 previste, la coincidenza per Otranto è già partita. 
Bisogna scendere e attendere la corsa delle 18.07. Dopo oltre 8 ore di viaggio, finalmente il primo bar aperto in stazione, piccolo ma funzionante. La sala d’attesa invece è vuota, finestre spalancate e aria condizionata spenta. Il museo ferroviario chiuso. Biglietteria attiva quella automatica. Diversi ragazzi e qualche turista spagnola sono in attesa.


Il treno arriva, ma non è un Atr. Ancora un modello vintage, porte in legno e sedili in cuoio marrone. C’è l’aria condizionata. Si combatte l’afa e si punta verso Otranto. La stazione qui è più frequentata, i giovani siedono sulle panchine posizionate al fresco degli alberi o fanno su e giù dalle scale tra la biglietteria e le macchinette automatiche di bevande fredde e snack. A pieno terra c’è anche la sedia automatica per il trasporto disabili. Display spenti e poche informazioni ma il mare è talmente vicino che è impossibile non sentirne l’odore. Il viaggio è quasi terminato. Si ritorna a Maglie e poi diretti a Lecce. L’arrivo alle 21.30 in stazione. Dalla partenza sono trascorse ben 12 ore per un giro in treno del Salento: con lo stesso tempo in auto si sarebbe potuti arrivare anche al di là delle Alpi.

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