Governo, M5S e Pd vanno avanti. Fonti dem: «Taglio dei parlamentari con regole»

Governo, parte senza intoppi, durante un incontro di due ore nel primo pomeriggio alla Camera, la trattativa tra Pd e M5S per verificare una possibile alleanza giallorossa in grado di sostenere il nuovo esecutivo. E con la sorpresa dell'incontro serale a cena fra Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti.

«Ci sono ostacoli ma non sono insormontabili» dicono i Dem, «Il taglio dei parlamentari è condizione indispensabile» precisano i Cinque Stelle raccogliendo qualche apertura dai possibili alleati.

LEGGI ANCHE: Salvini tenta il M5S: contro Renzi le vie della Lega sono infinite
LEGGI ANCHE: Governo, M5S e Pd vanno avanti. Fonti dem: «Taglio dei parlamentari con regole»
 

Il Pd ha tuttavia posto la sua prima condizione: «Abbiamo chiesto al M5S che questa interlocuzione sia l'unica come condizione per affrontare gli ulteriori punti» mette in chiaro Orlando ricevendo le prime indirette rassicurazioni che fino a ieri non erano state esplicitate in modo diretto dal Movimento. 

«Non abbiamo tavoli con altre forze politiche. Questo è il tavolo principale» chiarisce il capogruppo M5s alla Camera, Francesco D'Uva e il senatore Andrea Marcucci, anche lui al tavolo come capogruppo dem, commenta soddisfatto: «È molto positivo che il M5s tenga aperto un solo forno». Ora però i dem chiedono che la decisione venga formalizzata «in modo chiaro al capo dello Stato». 

Governo, chef Colonna: «Alleanza Pd-M5S come la carbonara con la mortadella»
Matteo Salvini, ultimo rilancio: «Ok Luigi a Palazzo Chigi»

Da parte dei 5 Stelle le condizioni erano già state messe sul piatto: si discute a partire dal nodo del taglio dei parlamentari. «Abbiamo chiesto garanzie su questo» mettono in chiaro i pentastellati. E «noi siamo disponibili a un calendario rapido» su questa legge ha rassicurato il capogruppo dem alla, Graziano Delrio, subito dopo la riunione dei vertici che si è tenuta al Nazareno dove la delegazione Pd ha riferito a Nicola Zingaretti e al presidente Paolo Gentiloni l'esito del tavolo.Intanto il Pd ha già convocato i suoi domenica pomeriggio per lavorare ai tavoli tematici, sarebbero sei,  per scrivere «il programma del Governo di svolta». 

«Non ci sono attriti, chiaramente lavoriamo, spero, tutti nella stessa direzione: fare un accordo che metta in sicurezza i risparmi degli italiani ed eviti l'aumento della tasse. Mi auguro che tutti remino nella stessa direzione sia nel nostro partito sia nel m5s». Lo dice Maria Elena Boschi, intervistato a In Onda su La7, dopo 'l'incidentè dell'audio di Matteo Renzi contro Paolo Gentiloni.

Il dialogo insomma è avviato nonostante diversi paletti arrivati a disturbare l'inizio del dialogo. La giornata si è infatti aperta con dure parole di Matteo Renzi contro l'ex Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, accusato di aver provato a far saltare l'intesa tra i due partiti facendo filtrare alla stampa la questione delle tre condizioni poste dal Nazareno al Movimento per una trattativa. 

Soffiando sul fuoco alzato dai 5 Stelle che contrastano l'accordo con i dem. Polemica smorzata da Zingaretti che ha subito smentito le ipotetiche mosse di Gentiloni. Ma anche nella squadra dei 5 Stelle i veleni continuano: torna in campo Alessandro Di Battista chiedendo di alzare il tiro della trattativa: non solo il taglio dei parlamentari ma anche il taglio delle concessioni autostradali ai Benetton

Parole apprezzate dal sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano: «Di Battista dice di alzare la posta? L'ho detto anche io. E' chiaro che in questa fase siamo noi che dettiamo l'agenda necessariamente: i numeri in parlamento parlano chiaro». 

Anche Luigi Di Maio sembra essere d'accordo: «Con Alessandro ci sentiamo sempre. E' chiaro che il concetto espresso da lui non solo è legittimo ma sano in una democrazia». Di Battista sembra sempre più vicino ad entrare nella rosa dei candidati che potrebbero far parte del nuovo governo che i 5 Stelle vorrebbero presieduto dal premier uscente Giuseppe Conte. 

Una questione su cui interviene netto Beppe Grillo: «Qualsiasi cosa che preveda di scambiare lui, come facesse parte di un mazzo di figurine del circo mediatico-politico, sarebbe una disgrazia. Ora ha pure un valore aggiunto: l'esperienza di avere governato questo strano paese. Benvenuto tra gli Elevati» dice cercando di difenderlo dal tritacarne del totonomine e preservarlo come nuova figura di riferimento del M5s.
 
 



PRIMA DELL'INCONTRO
L'incontro è iniziato poco dopo le 14 per finire verso le 16 dopo che Zingaretti aveva trascorso la mattinata con i maggiori responsabili del Pd e dopo che erano fiaccate le dichiarazioni delle varie anime dei due partiti, con incursioni anche di Salvini, che puntano al fallimento dell'alleanza giallorossa riaprendo a un seguito del governo precedente. 

Prima del vertice, a ogni modo, Zingaretti ha tenuto a chiarire: «Non è mai esistita ovviamente alcuna manovra del Presidente Gentiloni per far fallire l'ipotesi di un nuovo Governo e sostenerlo è ridicolo e offensivo». «Stiamo nel pieno di consultazioni delicatissime e stiamo lavorando tutti insieme per raggiungere un obiettivo difficile: quello di dare vita a un Governo di svolta per cambiare l'Italia; e questo passa per uno spirito unitario, per difendere contenuti storia e valori del Partito Democratico».

LEGGI ANCHE: Governo, Mattarella decide il 28: l'incarico o le elezioni
LEGGI ANCHE: Tra voglia di voto e nuovi esecutivi: il non detto dei partiti al Quirinale
LEGGI ANCHE: Prove di governo con premier terzo: no a Conte bis, ipotesi di una donna

M5s
Di Maio 
«Questi già litigano, li conoscevamo abbastanza, purtroppo... si chiarissero un po' le idee». Così Luigi Di Maio, leader M5s lasciando Montecitorio, parlando delle polemiche interne al Pd dopo aver ribadito che il taglio dei parlamentari è la base per avviare un dialogo.

 


LEGGI ANCHE: Di Maio, le telefonate con il segretario Pd e i timori per la base

Di Battista « Zingaretti fa la parte di chi pone veti e condizioni ma in realtà ha il terrore che Renzi spacchi il PD». Lo scrive su facebook Alessandro Di Battista. La replica di Di Maio: «Con Alessandro ci sentiamo sempre. E' chiaro che il concetto espresso da lui non solo è legittimo ma sano in una democrazia».

Pd
Matteo Renzi è convinto di avere sventato l'operazione di Paolo Gentiloni per far fallire la trattativa con M5S, dopo che i suoi sospetti sul presidente Pd sono finiti in un audio carpito a una lezione della sua scuola di politica. Lo riferiscono persone che hanno avuto modo di parlare oggi con il senatore dem, impegnato fino a domani in Garfagnana con 224 allievi under 30. «Il tentativo di Paolo era a scadenza ieri alle ore 17 - ha detto Renzi ai suoi interlocutori, secondo quanto riportato -, per indurre Di Maio a rompere dopo le consultazioni, ponendogli condizioni inaccettabili come la rinuncia al taglio dei parlamentari. Obiettivo fallito, la trattativa è partita su buone basi. Ora vediamo cosa fanno i cinquestelle, una parte di loro vorrebbe tornare con la Lega - avrebbe detto ancora l'ex premier, secondo le fonti interpellate dall'Ansa - Ma anche Zingaretti se non porta a casa l'accordo avrà grossi problemi con buona parte della sua maggioranza, quella che l'intesa con il M5S l'ha sempre voluta. E con personaggi di peso come Prodi e Landini. Nicola deve decidere se vuole dare il colpo di grazia a Salvini, che mi sembra un pugile suonato, formando un governo che lo tenga lontano dal potere, oppure dargli l'opportunità di rialzarsi con le elezioni. Ha più interesse a liberarsi di lui o dei renziani in Parlamento (attraverso il voto, ndr)?». Renzi avrebbe ribadito di sentire costantemente Zingaretti e il vicesegretario vicario del Pd Andrea Orlando. E sul rischio di una scissione ventilato nella parte finale dell'audio, il senatore avrebbe ridimensionato la portata delle sue frasi. Infine, tra le ipotesi per il ruolo di premier del governo M5S-Pd Renzi avrebbe elencato Raffaele Cantone, Paola Severino, Enrico Giovannini e l'ex ministro della Cultura Massimo Bray.

Delrio
«Si può lavorare anche senza demonizzare l'avversario, non sono d'accordo con l'impostazione di Matteo Salvini ma la rispetto, fino a quando la sua idea sta nei limiti della Costituzione e della convivenza comune». Lo ha detto il capogruppo del Partito democratico alla Camera, Graziano Delrio, in collegamento da Roma con il Meeting di Rimini, ricordando che oggi è impegnato in un primo incontro con il Movimento 5 Stelle per provare a formare un nuovo governo. «Ci apprestiamo a fare un tentativo, sapendo che c'è una emergenza da affrontare, la crisi economica ma non solo, la crisi di fragilità del Paese», un Paese in cui «devono calare le parole di accusa e di odio mentre devono crescere quelle di incoraggiamento».




Lega
Salvini. «L'ipotesi di un governo Pd m5s sta facendo rabbrividire cittadini e imprenditori: qualcuno sta pensando di riportare al governo chi gli italiani hanno cacciato dalla porta. Le vie del Signore e della Lega sono infinite: rivedere al governo le Boschi e i Renzi no, c'è un minimo di dignità da preservare». Così Matteo Salvini su Fb.
«Per l'Italia faccio tutto ma non chiedetemi di andare con Renzi, con la Boschi, o i Casini e le Boldrini», ha proseguito il leader della Lega su Fb. «La situazione politica è piuttosto confusa, la via maestra è sempre quella delle elezioni quando non ci sono maggioranze chiare. Oggi ci sarà un incontro tra vertici del Pd e i Cinque stelle; mi auguro nessuno pensi di lasciare l'Italia in mano a un partito che ne ha combinate di cotte e di crude», ha proseguito Salvini, riferendosi al Pd.

LEGGI ANCHE: Matteo Salvini, ultimo rilancio: «Ok Luigi a Palazzo Chigi»
 


 «La sovranità appartiene al popolo se non ci sono maggioranze. Se si vota in autunno di governi ne fai due non uno, se voti a inizio novembre entro il mese ha il nuovo parlamento e il governo ed entro dicembre la manovra». Infine Salvini ha ricordato che ieri è stato pubblicato il provvedimento che dà risarcimenti immediati a chi è stato truffato «da banchieri disonesti e non voglio ricordare chi c'era al governo» quando accadde. ​

Giorgetti. «Tra tante discussioni con M5S andare d'accordo sullo sport è stato un miracolo». Lo afferma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri, Giancarlo Giorgetti (Lega), a margine del Meeting di Cl. «Da quello che ho potuto vedere» lo sport è più unito della politica, aggiunge. «In Italia complichiamo sempre tutto. Nessuno straniero ha capito questa crisi di governo, ma credo che dal confronto e dallo scontro si arriva a un risultato che deve essere quello positivo», spiega Giorgetti che aggiunge: «Vado all'opposizione con grande fierezza, coerente con le cose che penso. In Italia si pensa che se si fa una scelta per coerenza perdendo il potere uno sia un fesso: questa è una patologia. Non è possibile che chi ha votato fino a ieri una cosa possa votare domani l'esatto contrario».

Centinaio. «Abbiamo detto sin dall'inizio della crisi che da aprile c'erano state tutta una serie di situazioni che non ci permettevano di lavorare come avevamo lavorato nei primi mesi di governo. Una serie di no, una serie di rinvii, pensiamo all'autonomia». Lo dice Gianmarco Centinaio della Lega riferendosi «alla riforma della giustizia, pensiamo alle nostre proposte sulla legge di bilancio, pensiamo a tutti i no che Tria ci ha detto in questi mesi». «Abbiamo chiesto a Conte un cambio di rotta, lo abbiamo chiesto in più di un'occasione. Il cambio di rotta non è arrivato e, di conseguenza, abbiamo messo sul tavolo la richiesta di fare un cambiamento, però sempre tenendo aperta la porta al Movimento 5 Stelle e dicendo ai colleghi del Movimento che nel caso avessero cambiato la loro strategia di governo noi saremo stati disponibili a ragionare», sottolinea. «Condivido la posizione di Salvini sul buon lavoro svolto dal ministro Di Maio in quest'anno. Fino ad aprile - aggiunge - abbiamo fatto un ottimo lavoro di collaborazione tra i ministeri. Poi è arrivata la campagna elettorale delle Europee. Si è andati avanti a bloccare tutto e, di conseguenza, era difficile riprendere il bandolo della matassa. Io ho l'onore e l'onere di essere uno di quelli che assieme a Salvini ha preso tutte le decisioni. Ci siamo confrontati in questi mesi. Tutta la classe dirigente della Lega si è confrontata e tutta la classe dirigente era d'accordo sui passaggi che hanno portato a questa crisi. Sono convinto che sia da uomini seri prendersi le responsabilità di tutti i consigli che abbiamo dato al Segretario Federale. Non ho mai sentito nessuno dire a Salvini nelle riunioni ufficiali una cosa diversa rispetto al risultato che abbiamo portato a casa. Se poi in Lega c'è gente che al Segretario federale dice una cosa e poi ne pensa un'altra, questo non è un mio problema», conclude Centinaio




LA MATTINA
Il segretario del Pd Nicola Zingaretti è giunto intorno alle 8,40 nella sede del partito dove stanno giungendo gli altri dirigenti Dem, tra cui il presidente Paolo Gentiloni, la vicepresidente Anna Ascani, il vicesegretario Andrea Orlando e il tesoriere Luigi Zanda. Da parte loro nessun commento sull'incontro dei capigruppo di M5s e Pd previsto nel pomeriggio.

 


Al vertice con il segretario Zingaretti erano presenti il presidente Paolo Gentiloni, le vicepresidenti Anna Ascani e Debora Serracchiani, i vicesegretari Andrea Orlando e Paola De Micheli, il tesoriere Luigi Zanda, e ancora altri membri della segreteria come Gianni Cuperlo, Enzo Amendola, Andrea Martella e Francesco Boccia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Venerdì 23 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento: 24-08-2019 08:37
COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti