Mara Carfagna, caos in Forza Italia: «Frattura con miei valori». Brunetta lascia: «Il mio partito era un’altra cosa»

Berlusconi: «Premier indisponibile al bis, ha colto la palla al balzo per andarsene»

Mara Carfagna lascia Forza Italia: «Scelta del partito contro gli interessi del Paese»
Mara Carfagna lascia Forza Italia: «Scelta del partito contro gli interessi del Paese»
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Giovedì 21 Luglio 2022, 19:31 - Ultimo aggiornamento: 26 Luglio, 19:59

 Altri due addii fanno rumore in FI: i ministri Renato Brunetta e Mara Carfagna. Quest’ultima è prudente, spiega che ci sta pensando. E se ne va dal gruppo forzista a palazzo Madama anche il senatore Cangini, al quale potrebbero aggiungersi alcuni deputati (si parla di Caon e di Porchietto) che seguiranno la responsabile degli Affari Regionali Gelmini (in avvicinamento ad Azione) che ieri si è sfogata («È stato irresponsabile buttare al macero il lavoro del governo per un calcolo elettorale») e ha accusato il partito azzurro di essere populista come M5S, «in balia di Salvini». Mara Carfagna ha invece usato queste parole: «Per questioni di stile non esprimo giudizi su come Forza Italia ha gestito questa crisi, assumendo una decisione che non ho condiviso, che sono convinta vada contro l’interesse del Paese e di cui non ho mai avuto l’opportunità di discutere in una sede di partito. Sono grata al presidente Berlusconi per le opportunità che mi ha offerto e la fiducia che mi ha testimoniato in questi anni, ma quanto accaduto rappresenta una frattura con il mondo di valori nei quali ho sempre creduto che mi impone di prendere le distanze e di avviare una seria riflessione politica».

Brunetta lascia Forza Italia: «Ha tradito la sua storia, fiero di aver servito l'Italia». Via anche Cangini

Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta: «La mia Forza Italia era un’altra cosa. È stato deciso di sacrificare un campione come Draghi, orgoglio italiano nel mondo, sull’altare del più miope opportunismo. Io rimango dalla stessa parte: dalla parte dei tanti cittadini increduli».

Saluti

Silvio Berlusconi minimizza e dice a Repubblica e La Stampa: «Non volevamo far cadere Draghi, ma si è reso indisponibile a un bis. Probabilmente era stanco e ha colto la palla al balzo per andarsene. In ogni caso ha scelto lui e adesso siamo già al lavoro per un nuovo governo di centrodestra». Sui ministri che lasciano Forza Italia: «Riposino in pace....Stiamo parlando di esponenti senza seguito né futuro politico». Ora il più draghiano dei ministri, Brunetta, si adopererà per costruire un campo che guardi all’ex numero uno della Bce come punto di riferimento. «Un’unione repubblicana, saldamente ancorata all’euroatlantismo» che contrasti «chi lavora per modificare gli equilibri geopolitici, anche indebolendo l’alleanza occidentale a sostegno dell’Ucraina». Ma il centrodestra ormai già guarda avanti. Secondo le simulazioni sul tavolo di villa Grande si vince dappertutto. Ma i leader dovranno prima sciogliere i nodi sul tavolo. Il primo è quello di chi andrebbe a palazzo Chigi in caso di vittoria. Per Berlusconi non può essere la Meloni. Troppo a destra, rischierebbe di non rappresentare il mondo dei moderati.

 

Suggestione

L’ex premier ha anche la suggestione di essere lui il più adatto, una figura di garanzia. Ma appunto resta solo una tentazione, non altro. Salvini ci punta eccome ad essere il premier e così anche la Meloni. La presidente di Fdi guarda con ironia a chi dice che debba fungere da kingmaker, delegata a scegliere chi deve essere il Capo dell’esecutivo. Rincorre il sogno di primo premier donna. E ripete che il partito di Fratelli d’Italia non è più figlio di un Dio minore. «Io sono pronto a scendere in campo», ha spiegato il Cavaliere che ha lanciato anche l’idea di un grande partito conservatore. Ma nel futuro, non ora. «Non ci sono possibilità che ci sia una federazione», ha tagliato corto. Del resto Salvini, che ieri ha visto gli esponenti di governo della Lega e gli europarlamentari, sta lavorando alle liste. Sarà lui a dare le carte per gli ex lumbard. E a preparare un programma che preveda tra l’altro la pace fiscale. A un documento in 20 punti che comprende pensioni minime a mille euro, meno tasse e riforma della giustizia lavora anche Berlusconi.

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