Forza Italia, Antonio Tajani: «Brunetta e Gelmini? Si dimettano da parlamentari e ministri, noi siamo il centro, non comanda la Lega»

"Berlusconi convinto da Salvini? lo conosco da quarant’anni, trovo difficile che si faccia convincere da qualcuno"

Crisi di governo, Antonio Tajani: «Si dimettano da parlamentari e ministri, noi siamo il centro, non comanda la Lega»
Crisi di governo, Antonio Tajani: «Si dimettano da parlamentari e ministri, noi siamo il centro, non comanda la Lega»
di Andrea Bulleri
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Venerdì 22 Luglio 2022, 00:04 - Ultimo aggiornamento: 11:23

«Non abbiamo staccato nessuna spina. Semmai abbiamo mantenuto con coerenza una posizione che avevamo espresso fin dall’inizio della crisi». Non ci sta, Antonio Tajani, a far passare il centrodestra come l’artefice delle dimissioni di Mario Draghi. 


Onorevole Antonio Tajani, coordinatore di Forza Italia e vicepresidente del Partito popolare europeo, il premier ha rassegnato il mandato dopo che i vostri senatori (e quelli della Lega) sono usciti da Palazzo Madama senza votare la fiducia. Perché mandare a casa Draghi? 
«Non siamo stati noi a farlo. Dal giorno in cui il premier è andato a dimettersi, Forza Italia ha tenuto una posizione coerente: avanti con il governo Draghi senza il Movimento 5 Stelle. Sono stati i grillini a rompere il patto di unità nazionale alla base dell’esecutivo. E non potevamo più considerarli affidabili. È quello che abbiamo ripetuto in Aula. Ed è quello che il presidente Berlusconi aveva spiegato poco prima per telefono sia al presidente Draghi che al presidente Sergio Mattarella». 

 


Dunque per lei la responsabilità dell’addio del premier è da addossare solo ai pentastellati? 
«Sono stati i Cinquestelle a rompere quel patto. Non noi, che per 55 volte a Draghi abbiamo rinnovato la fiducia. Eravamo pronti ad andare avanti: avevamo già preparato il nostro piano di misure di contrasto al Covid da consegnare al premier. Invece il Pd ha fatto di tutto per andare avanti coi Cinquestelle, forse per non rinunciare alla loro idea del campo largo».


Anche i dem hanno avuto un ruolo nel decidere il finale di partita, secondo lei?

«Hanno presentato una risoluzione con Pierferdinando Casini, evidentemente per creare problemi e cercare di tener dentro i grillini. La nostra posizione è maturata di conseguenza. Non è che se Bruto cerca di assassinare Cesare e non ci riesce, quando Cesare è salvo invitiamo di nuovo Bruto in Senato...».

 
Dicono che Berlusconi si sia fatto convincere da Salvini...
«Conosco Silvio Berlusconi da 40 anni. E trovo molto difficile credere che si faccia convincere da qualcun altro. In questa crisi Berlusconi è stato sempre coerente, così come Forza Italia e tutto il centrodestra di governo». 


Dicono anche che il premier sia stato troppo duro coi partiti, nel suo discorso. Lei come la pensa? 
«Abbiamo colto le parti positive delle sue parole. In particolare, il riferimento a un nuovo patto di fiducia. Patto che noi saremmo stati pronti a sottoscrivere». 


La decisione di rompere con Draghi ha prodotto un mezzo terremoto in Forza Italia: se ne sono andati colonnelli del partito come Mariastella Gelmini e Renato Brunetta. Teme altri addii? 
«Non temo mai le uscite. Chi lascia un partito che gli ha permesso di fare una grande carriera politica di solito è destinato a scomparire. E poi il giorno che dovessi decidere di uscire io, mi sembrerebbe logico lasciare anche il mio seggio in parlamento. Perché se sono stato eletto grazie a una forza che mi ha candidato, trovo sia giusto ridare la parola agli elettori». 

Dunque Gelmini e Brunetta dovrebbero dimettersi? Anche dal governo?
«Credo di sì . Dovrebbero lasciare tutte le cariche ottenute grazie alla loro presenza in Forza Italia. O almeno è quello che farei io».


Come si spiega l’addio di due fedelissimi e convinti berlusconiani della prima ora?
«Bisogna chiedere a loro il perché delle loro decisioni. In queste ore mi sono preoccupato di altro». 

Come farete a spiegare al Ppe che Forza Italia ha contribuito alle dimissioni del governo Draghi?
«Non è così. Il presidente del Ppe, Manfred Weber, ha già dichiarato che l’Italia ha bisogno di un governo di centrodestra. E che si augura che Forza Italia vada all’esecutivo. Hanno capito benissimo di chi è la responsabilità della caduta di Draghi». 


Passiamo alle elezioni. Sarà Giorgia Meloni la leader del centrodestra? 
«Intanto va fatta la campagna elettorale e va definito il progetto per governare l’Italia della coalizione: riduzione della pressione fiscale, flat tax. Poi si vedrà. Da parte nostra nessuna preclusione. Ma prima bisogna vincere. Per ora concentriamoci su questo: non è una corsa a chi arriva prima». 


E i collegi uninominali, come ve li dividerete? In base ai sondaggi?
«È ancora presto per definire i dettagli, ci saranno riunioni operative. Ma sì, seguiremo il metodo che abbiamo sempre seguito. Anche in base ai sondaggi». 


Non teme che la coalizione sia giudicata troppo sbilanciata a destra, più che al centro? 
«Il centro è Forza Italia. Un partito in crescita, con un leader che si chiama Silvio Berlusconi. Un nome che è sinonimo di serietà e prestigio in Europa e nel mondo, qualora qualcuno nutrisse dei timori». 
Se dovesse scommettere, su chi punterebbe come prossimo presidente del Consiglio?
«Sono un tipo scaramantico. Intanto giochiamo per vincere la partita. Poi vedremo, chi prenderà in mano la coppa...». 

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