Draghi, Gentiloni: «La Ue in apprensione. All’Italia mai come ora serve un leader forte»

Il Commissario all’Economia: «Ci vuole coesione, essenziale proseguire col Pnrr»

Draghi, Gentiloni: «La Ue in apprensione. All Italia mai come ora serve un leader forte»
Draghi, Gentiloni: «La Ue in apprensione. All’Italia mai come ora serve un leader forte»
di Gabriele Rosana
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Venerdì 15 Luglio 2022, 00:04 - Ultimo aggiornamento: 16:52

Per navigare in acque agitate servono timonieri esperti. La Commissione europea guarda con «preoccupato stupore» alla crisi politica che si è aperta in Italia e che ha portato alle dimissioni del premier Mario Draghi. L’apprensione è stata scandita, ieri, dal commissario all’Economia Paolo Gentiloni, durante la presentazione a Bruxelles delle previsioni economiche d’estate che certificano una frenata per la crescita dell’Eurozona nel prossimo anno, quando l’Italia precipiterà in fondo alla lista. Di fronte a un’Europa alle prese con guerra, inflazione record e crisi energetica, però, «c’è bisogno di una leadership forte» e di continuare con la realizzazione delle riforme e degli investimenti del Recovery Plan per «dimostrare che si tratta di un metodo di lavoro che vale la pena replicare anche in futuro», ha detto Gentiloni, parlando con alcuni media europei tra cui Il Messaggero

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Commissario Gentiloni, le tensioni politiche che hanno preceduto le dimissioni di Draghi hanno fatto precipitare Piazza Affari e spinto in alto lo spread tra Bund e Btp. L’instabilità politica italiana può costituire un nuovo fattore di rischio per l’Unione?
«La Commissione non interferisce nelle dinamiche politiche interne agli Stati membri. Detto ciò, è altrettanto evidente che stiamo solcando acque agitate tra guerra, tensioni geopolitiche, inflazione record e difficoltà sul fronte energetico, e la stabilità è un valore in sé. Grazie a un discreto livello di crescita del Pil non stiamo ancora attraversando la tempesta, ma questa navigazione richiede comunque un alto livello di coesione e una forte leadership. Due caratteristiche che hanno contraddistinto il governo guidato da Mario Draghi sin dal suo insediamento e nell’implementazione del Pnrr, e che come Commissione riteniamo essenziali per l’Italia». 


Le stime trimestrali presentate ieri prevedono per l’Italia un 2022 migliore delle attese e superiore alla media Ue, con una crescita del Pil pari al 2,9%, seguito tuttavia da un 2023 in cui il nostro Paese tornerà a essere il fanalino di coda, fermo allo 0,9%. Siamo di nuovo i sorvegliati speciali dell’Eurozona?
«Il dato va considerato nel suo complesso, guardando all’intero ciclo 2021-2023: a titolo comparativo, infatti, l’economia italiana si comporta in linea con quelle degli altri grandi Stati membri e fa pure un po’ meglio della Germania. Roma sta tornando proprio in queste settimane ai livelli di Pil pre-Covid. In sostanza, la valutazione globale della ripresa italiana è positiva». 


I prezzi al consumo, intanto, continuano a crescere. Vede una luce in fondo al tunnel per l’inflazione record che si registra in Europa, trainata in particolare dai costi dell’energia?

«Secondo le nostre stime, ci attendiamo che nel terzo trimestre dell’anno l’inflazione possa raggiungere il suo picco, toccando l’8,4%. Dopodiché, prevediamo che comincerà a diminuire gradualmente fino a raggiungere, nell’ultimo trimestre, il 7,9%. Benché in riduzione, si tratta ancora di un livello molto alto. Non ci sarà una curva a “V” capace di ridurre in maniera pressoché istantanea la pressione sui prezzi al consumo. I costi delle materie prime. Però, non stanno andando tutti nella stessa direzione: quelli del petrolio nelle ultime settimane hanno visto una flessione, al pari di metalli e di alcuni beni alimentari; mentre il gas continua a essere particolarmente influenzato dall’attuale incertezza geopolitica. Nonostante tutte le incognite, è ragionevole quindi prevedere un calo dell’inflazione, anche se il prossimo anno rimarrà comunque su valori importanti, sopra il 4%». 


L’Europa riuscirà a evitare la recessione?
«La situazione in cui ci troviamo al momento va tenuta separata rispetto ai possibili scenari avversi. Non siamo negli Anni Settanta, non mi convince quel tipo di narrativa. Assistiamo a due forze in conflitto: da una parte la spinta della riapertura e la riespansione dell’economia dopo la pandemia, dall’altra i rischi dovuti alle tensioni geopolitiche. La forza del mercato del lavoro, il livello dei risparmi privati, il desiderio di tornare a viaggiare sono molto forti, e questo dimostra che l’economia europea si trova ancora su valori positivi. Tuttavia, potrebbe aprirsi davanti a noi uno scenario a tinte fosche, in particolare in caso di ulteriore riduzione delle forniture energetiche. Fino ad ora la Russia ha tagliato il gas a una manciata di Paesi e ha ridotto i flussi ad altri, tra cui Germania e Italia, ma non abbiamo ancora una decisione chiara del Cremlino sullo stop completo. Dobbiamo monitorare l’evoluzione delle consegne dopo il 21 luglio, al termine del periodo di manutenzione del gasdotto Nord Stream 1 e, al tempo stesso, prepararci al peggio, consapevoli che una chiusura dei rubinetti farebbe sicuramente precipitare le nostre economie in territorio negativo».


Insomma, l’Eurozona non rischia una nuova crisi finanziaria...
«No. La situazione è decisamente migliore rispetto a 10-12 anni fa. Ma in questo frangente, comunque, i Paesi ad alto debito devono agire con grande cautela sul piano fiscale: le misure nazionali per mitigare l’aumento dei prezzi, in particolare, devono essere molto mirate e chiaramente temporanee». 


A che punto siamo con l’introduzione di un tetto al prezzo del gas all’ingrosso?
«La Commissione la sta valutando tra le varie opzioni possibili in caso di emergenza e di ulteriore deterioramento della situazione attuale. Ma voglio precisare che non è una proposta di cui si discuterà nei prossimi giorni». 


È ottimista sulla possibilità di riformare il Patto di stabilità e crescita e le regole Ue sui conti pubblici?
«Dopo l’estate presenteremo la nostra proposta di revisione del Patto. Le opposizioni fra gli Stati membri sono meno radicate rispetto a prima; devo dire che c’è una diversa atmosfera nel Consiglio, fatta di dialogo aperto e consapevolezza, il che potrà aiutarci a trovare un accordo». 


L’Europa è pronta a fare tesoro della lezione del debito comune imparata con Sure e Recovery Plan?
«Next Generation Eu è stato uno straordinario piano una tantum. Ma se dimostreremo che funziona nella sua implementazione - che è la nostra priorità adesso - questo metodo di lavorare insieme a sostegno di obiettivi comuni, dall’energia alla difesa, potrà essere replicato nuovamente, in particolare facendo leva su prestiti agevolati anziché su sovvenzioni». 
 

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