Rifiuti, in Puglia non c'è posto: ogni anno 5.800 viaggi per i tir dell'immondizia

Giovedì 30 Gennaio 2020 di Vincenzo DAMIANI
Nel 2018 la Puglia ha inviato in giro per l'Italia 140mila tonnellate di rifiuti urbani, circa 5.800 viaggi in tir nell'arco di un anno. Uno dei peggiori dati, solamente Lazio, Campania e Liguria hanno esportato più immondizia fuori dai confini regionali per il trattamento e recupero. Trasferimenti che, ovviamente, si sono tramutati in maggiori costi per i Comuni e i pugliesi. È quanto emerge dal rapporto La responsabilità delle scelte: i fabbisogni impiantistici e il ruolo delle regioni pubblicato da Laboratorio Ref Ricerche.

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La causa del trasferimento di rifiuti è da imputare alla carenza impiantistica: paradossalmente l'aumento di raccolta differenziata, arrivata al 54% circa, ha messo in difficoltà la Regione. Avendo poche strutture, la Puglia si è ritrovata a dover gestire flussi maggiori e continui ed è stata costretta a portare altrove la propria immondizia per il recupero. Succede ancora oggi, circa il 30% finisce negli impianti di altre regioni italiane, quasi sempre del Nord.

La scorsa estate, la Regione ha stanziato un contributo straordinario di 3 milioni di euro destinato ai Comuni per i maggiori oneri sostenuti nel conferimento e trattamento della Forsu (Frazione organica rifiuto solido, cioè l'umido) in stazioni di trasferenza e impianti di compostaggio fuori regione. Lo scorso luglio per un breve periodo la raccolta dell'organico è stata sospesa e rinviata in alcuni territori del Salento, in particolare nei 21 Comuni dell'Aro 7. A causare lo stallo, ad inizio giugno, era stata la chiusura anticipata di due centri, Aseco di Ginosa e Maia Rigenera di Lucera che trattavano il 40% della frazione organica prodotta sul territorio pugliese, compreso quello salentino, interessato per diversi Comuni.

La Regione aveva risposto con una rimodulazione dei flussi giusto per il periodo estivo, autorizzando la Progeva di Laterza a ricevere per un periodo di 90 giorni 120 tonnellate a settimana di rifiuti, e la Tersan di Modugno 265 tonnellate. Ma non tutti avevano accettato di buon grado l'ordinanza regionale. Nello stesso decreto era stato stabilito che l'organico fosse spostato a Poggiardo che ha un impianto di biostabilizzazione dell'umido e del secco, ma l'amministrazione si era opposta al trasferimento dei rifiuti da Brindisi.

In Italia, sempre secondo il rapporto di Laboratorio Ref Ricerche sono più di 200mila i tir necessari ogni anno a trasportare i rifiuti prodotti dalle regioni che non hanno abbastanza impianti per smaltirli e perciò li destinano alle discariche o ai termovalorizzatori situati in altre regioni o all'estero. Se messi in fila, formerebbero una colonna lunga 3.300 chilometri, quasi la distanza tra Reggio Calabria e Mosca. È una carovana di oltre 550 camion al giorno, che inquina (emissioni di CO2 e polveri sottili), costa ai cittadini (aumenta la tassa sui rifiuti) e alle imprese (maggiori costi di smaltimento).

La graduatoria delle peggiori regioni, basata sul numero di tir carichi di rifiuti messi in strada ogni giorno, vede sul podio Lazio, Campania e Sicilia, la Puglia si salva perché, parallelamente, è tra le regioni italiane che smaltisce una maggiore quantità di rifiuti speciali. La somma dei deficit delle 14 regioni che non hanno impianti sufficienti per lo smaltimento e l'avvio a recupero energetico dei rifiuti è di 4,9 milioni di tonnellate, che vengono così esportate all'estero o in altre regioni per essere riciclate o incenerite.
I costi diretti e indiretti gravano sulle spalle dei cittadini e delle imprese. Al primo posto nella graduatoria della spesa annua per il servizio rifiuti per una famiglia tipo c'è la Campania, con 447 euro nel 2018, pari al 2,5% del reddito disponibile, in Puglia è di 351 euro (+1,8% rispetto al 2017), entrambe ben sopra lo 0,6% della Lombardia e lo 0,7% del Veneto. © RIPRODUZIONE RISERVATA