L'intervista/ Boccia: «Emiliano completerà il lavoro. Le divisioni? Aiutano la destra»

Domenica 5 Gennaio 2020 di Francesco G. GIOFFREDI

Francesco Boccia, ministro per gli Affari regionali e dirigente nazionale Pd: pochi giorni alle primarie e il centrosinistra è ancora una volta una polveriera. Ma più che la dialettica tra i quattro competitor, pesano le critiche mosse da chi alle primarie non parteciperà, come una parte del Pd e i renziani. Non sarebbe il caso di ascoltare quelle voci del dissenso?
«Premesso che la libertà come diceva Rosa Luxemburg è sempre la libertà di dissentire, ma non si può dissentire sempre e comunque condannando il consenso degli altri. In democrazia ci sono regole comuni che vanno accettate. In una comunità politica vera ci si dà delle regole e si rispettano le idee degli altri. Ho vissuto per anni in minoranza, ma non ho mai messo in discussione il risultato di chi vinceva. Avevo ancora più motivazioni per battermi nella mia comunità per la mia visione provando a convincere chi rappresentava la maggioranza. Ma dire sempre e comunque se vince Emiliano non va bene, significa non essere democratici ma semplicemente arroganti. E l'arroganza di solito porta alla distruzione di qualsiasi progetto politico».
Forse non è solo una questione d'arroganza, ma di riconoscimento degli errori e di necessario e maggior confronto interno.
«Nel Pd il confronto e l'ascolto non sono mai mancati, soprattutto in questo momento fondamentale. Non partecipare alle primarie, significa non riconoscere la storia del centrosinistra scritta a più mani. Lo strumento delle primarie è nato con l'intento di dare voce a tutte le sensibilità dei progressisti e riformisti italiani. Il 12 gennaio gli elettori pugliesi che credono in una Puglia giusta, moderna, progressista, solidale e aperta potranno scegliere il candidato presidente tra quattro candidati con proposte diverse ma con la stessa idea di società su lavoro, ambiente, scuola. Questo dimostra che non siamo una polveriera. Se il centrosinistra, come afferma lei, fosse una polveriera, come dovremmo considerare gli avversari in Puglia? Sarebbe fin troppo facile criticarli, ma io preferisco parlare delle cose fatte in questi 15 anni in Puglia dal centrosinistra e dei successi ottenuti dalla nostra regione in un contesto meridionale che è sotto gli occhi di tutti. Emiliano è stato un visionario sindaco di Bari e un ottimo presidente della Puglia. Ha avviato un lavoro che merita di essere completato».
Lei sostiene Emiliano. Ma avrà pure qualcosa da rimproverargli dopo quasi cinque anni di governo, o no? I fronti critici non sono certo mancati.
«Queste elezioni completeranno un ciclo straordinario costruito dal centrosinistra pugliese che hanno fatto della Puglia un altro Sud. In Regione è arrivato dopo 10 anni di governo Vendola e si è innestato su un percorso, costruito anche dal Pd. Ecco, credo che abbia il dovere ora di completare il lavoro fatto. E in alcuni settori è stato un lavoro eccellente: penso ai trasporti e alla stessa sanità, nonostante sia stato accusato di aver accentrato tutto. Ma del resto la sanità rappresenta l'80% del bilancio e veniva da anni difficili».
E le ombre?
«Magari gli può essere rimproverato di non aver avuto assessori all'altezza, ma le regole gli impediscono di nominare molti assessori esterni. Sull'agricoltura, poi, occorre maggiore attenzione da parte di tutti noi. Non che non ci sia stata, ma a causa di xylella il settore ha vissuto più spinte e criticità. Il Psr poteva inoltre essere gestito con maggior celerità, ma sono questioni oggetto del confronto interno, lo ammette lo stesso Michele. Sarebbe tuttavia stupido non prendere atto dei tanti successi raggiunti: la percezione esterna della Puglia, la crescita su industria e innovazione».
La critica principale è la seguente: queste primarie sono state apparecchiate solo per legittimare Emiliano, senza cioè avviare un preliminare e serrato confronto (e bilancio) interno.
«Non c'è alcuna legittimazione senza il consenso reale. Consenso che Emiliano ha e che viene dalle viscere della società e non dai salotti. Michele non ha bisogno di scorciatoie, così come non si sarebbero prestati gli altri candidati che per storia e competenza arricchiscono la competizione che sarà una competizione vera. Amati è tra i professionisti più competenti prestati alla politica che io conosca, Gentile è passione politica della sinistra pugliese così come Palmisano, che è una gran bella testimonianza civica ed ecologista. Sono quattro candidati che insieme rappresentano una sintesi efficace di cosa può essere, se unito, il centrosinistra. I bilanci si fanno sempre, ma arriva anche il momento di tirare le somme e le primarie hanno anche questa funzione».
Lei è uno dei maggiori sostenitori dell'asse nazionale (e strutturale) con il M5s. Anche in Puglia?
«Solo se c'è un programma condiviso. In molte parti d'Italia, penso alle Marche, gruppi di consiglieri regionali del M5s mi chiedono di favorire l'accordo: decidono i gruppi locali. Ma a tutti dico: che senso ha dividersi se insieme siamo l'alternativa alla destra nazionalista e se abbiamo la stessa visione sociale del Paese? Dividendoci diamo solo un vantaggio a Salvini e Meloni».
Cosa sceglie, allora, tra un centrosinistra guidato da Emiliano e un patto regionale con i cinque stelle? Sa bene che pretenderebbero discontinuità sul nome del candidato.
«Dicevano la stessa cosa in Emilia, dove abbiamo giustamente ricandidato Bonaccini. È un grande presidente, proprio come Emiliano: basti vedere come sono cresciute le due regioni in questi cinque anni. In Puglia abbiamo un modello di definizione del candidato, cioè le primarie: dopo il 12 gennaio non tireremo i cinque stelle per la giacca, ma mi auguro che dopo il voto ci possa essere un confronto. Mi rendo conto che se sei stato all'opposizione di un presidente per cinque anni, è difficile cambiare passo. Ma lo ripeto: non realizzare un'alleanza post voto sarebbe un'occasione persa».
Intanto i renziani, e un pezzo del Pd, potrebbero chiedervi di azzerare tutto e riavviare l'iter verso le regionali. Cosa risponde? L'alternativa sarebbe la spaccatura e la nascita di un altro polo di centrosinistra.
«Ci sono le primarie e si accettano. Peraltro il numero di partecipanti ci dirà qual è lo stato di salute della coalizione, e di solito siamo sempre stati sorpresi in positivo. Un'altra coalizione? Spero non accada, chi rompe non costruisce un'alternativa, ma favorisce la destra. Mi auguro che con i renziani ci sia, dopo le primarie, lo spazio per un confronto sul programma, che verrà costruito dal basso».

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