«Torturarli, ucciderli, bollirli. Erano felici, dovevo ucciderli»: la confessione choc del killer di Eleonora e Daniele

Mercoledì 30 Settembre 2020 di Erasmo MARINAZZO

Una esecuzione connotata da una ritualità macabra. «Per un mero compiacimento sadico», sostiene la Procura nel decreto di fermo di Antonio De Marco, 21 anni, di Casarano, studente di Scienze infermieristiche dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce. Cancellare ogni traccia. Eliminarle con spray e candeggina. E fare sparire i corpi di Daniele e di Eleonora facendoli a pezzi e sciogliendoli nell’acqua bollente e nella soda: il piano del ragazzo sottoposto a fermo l’altro ieri sera con l’accusa di avere ammazzato con 60 coltellate Daniele De Santis ed Eleonora Manta, 33 e 30 anni, di Lecce lui e di Seclì lei.

In altre parole doveva restare senza traccia di vita e di morte la casa al secondo piano della palazzina al civico 2 di via Montello in cui aveva convissuto con loro da ottobre dell’anno scorso fino al lockdown di marzo una prima volta e poi da luglio fino alla fine di agosto. Mesi in cui avrebbe covato una avversione profonda per la vita, ai suoi occhi, troppo felice, serena, realizzata e scoppiettante di amore di questa giovane coppia. Incapace di sostenere il confronto fino alla sofferenza psicologica, lui timido, introverso e schivo. E tanto da sviluppare un rancore trasformatosi in sete di vendetta, il movente individuato dall’inchiesta della Procura di Lecce e dei carabinieri del Reparto operativo e del Ros venuta a capo in una settimana di un duplice omicidio che per le modalità di esecuzione ha creato il timore che in città si aggirasse un omicida folle.

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Crudeltà, premeditazione e tracce di sadismo sono tutte nei cinque foglietti di appunti persi da De Marco quando verso le 20.54 della sera del 21 settembre ha attraversato l’ingresso del condominio per guadagnare la fuga impugnando ancora il coltello della mattanza. Rilevante in questo contesto è stato ritenuto il post preso da “Universo psicologia” e pubblicato da De Marco il 3 luglio, tre giorni prima di contattare via Whatsapp Daniele De Santis per chiedergli di affittargli nuovamente una stanza nella stessa casa: Desiderio di vendetta, il titolo. Nello zaino tutto il materiale del piano per bloccare Daniele e Eleonora con la fascette da elettricista, torturarli, ammazzarli, farli a pezzi e per poi scioglierli nella soda e nell’acqua fatta bollire sul fornello della cucina. Con una sequenza scansionata a freddo e riportata su quegli appunti: 10 minuti, 15 minuti, un’ora, un’ora e mezzo. Infine avrebbe dovuto ripulire ogni traccia di sangue. Come se Daniele ed Eleonora dovessero sparire senza lasciare tracce. Sparire nelmistero. Inoltre questa esecuzione macabra aveva previsto una scritta su un muro. Con una ritualità messa in pratica con la scelta di indossare una maschera ricavata da una calza di nylon da donna su cui aveva disegnato con un pennarello nero la forma della bocca e degli occhi. «La sproporzione tra la motivazione del gesto e l’azione delittuosa è ulteriore elemento tale da fare ritenere che quest’ultima sia stata perpetrata per mero compiacimento sadico nel provocare, con le predette modalità, la morte della giovane coppia», scrive il sostituto procuratore Maria Consolata Moschettini nel decreto di fermo redatto con il procuratore capo Leonardo Leone de Castris e dagli aggiunti Elsa Valeria Mignone e Guglielmi Cataldi. «Non si spiega se non nella direzione, l’azione in un contesto di macabra ritualità la presenza di oggetti non necessari per provocare la morte della giovane coppia (striscette, soda, etc...). A tale riguardo giova altresì evidenziare come sul copricapo sia stata disegnata con un pennarello nero una bocca, quando ciò non risultava necessario nell’economia e consumazione del reato».

Con quella maschera, le mani protette da guanti ed impugnando un coltello lungo 29 centimetri (è questa la dimensione del fodero trovato in casa delle vittime) si è presentato in cucina dove i due ragazzi stavano festeggiando a cena l’inaugurazione dell’appartamento messo a nuovo, dopo 20 giorni di lavori di ristrutturazione e la rinuncia ad affittare le camere agli studenti. De Marco era andato via il 28 agosto, con un mese di anticipo e senza manifestare disappunto, ha chiarito il comandante provinciale dei carabinieri di Lecce, Paolo Dembech, nella conferenza stampa di ieri mattina. Ma intanto - dice questo il decreto di fermo - aveva fatto una copia della chiavi. E le ha usate per entrare in quella casa. Il piano prevedeva di immobilizzare i due ragazzi sotto la minaccia del coltello, per poi bloccarli con le fascette di elettricista. Daniele invece ha reagito, lo dicono le ferite da taglio alle mani ed agli avambracci. Ha detto di non ricordare nulla di quei bigliettini Antonio De Marco quando a partire dalle 23.30 dell’altro ieri sera è stato interrogato nel comando provinciale dei carabinieri alla presenza dell’avvocato difensore Andrea Starace.

Ha confessato di avere ucciso Daniele ed Eleonora, senza aggiungere molto altro e senza mostrare pentimento quanto piuttosto disagio e difficoltà nella comunicazione. Nessuna indicazione sul movente. La svolta tanto attesa è arrivata verso le 21.30 quando De Marco è uscito dall’ospedale Vito Fazzi dove intanto aveva continuato a seguire i corsi di Scienze infermieristiche come se nel frattempo la sua vita fosse continuata come prima. Lo hanno fermato i carabinieri in borghese e la sua reazione è stata di sorpresa. Ed anche una confessione: «Credevo che mi avreste trovato dopo un giorno». Sono stati i dati incrociati fra i filmati delle telecamere degli impianti di videosorveglianza e le testimonianze raccolte fra i residenti ed i passanti, in particolare le indicazioni arrivate da un ragazzo a spasso con il cane che ha sentito le urla di disperazione della giovane coppia massacrata a coltellate e che ha visto l’assassino, a chiudere il cerchio sul reoconfesso.

L’ultima telecamera ha inquadrato De Marco in via Fleming: erano le 21.09 ed è passato da lì senza più il volto coperto dal cappuccio della felpa. Duplice omicidio aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dai futili motivi, la contestazione di cui dovrà rispondere domani nell’interrogatorio di convalida del fermo con il giudice per le indagini preliminari Michele Toriello. A seguire gli sviluppi del caso gli avvocati Mario Fazzini e Stefano Miglietta, rispettivamente per le famiglie di Daniele e di Eleonora.

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Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre, 08:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA