Elicottero precipitato, il dolore del figlio del pilota: «Ancora tante cose da fare insieme»

Elicottero precipitato, il dolore del figlio del pilota: «Ancora tante cose da fare insieme»
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Domenica 6 Novembre 2022, 12:36 - Ultimo aggiornamento: 7 Novembre, 08:04

Un padre che muore è la terra sotto i piedi che ti manca all'improvviso. Ieri mattina Luigi Ippolito, 60enne pilota di Alidaunia dopo 20 anni da dipendente di Aliparma, è entrato nella stanza del figlio, ha tirato giù le tapparelle per lasciarlo riposare e si è premurato di rimboccargli le coperte: che si abbiano 5 o 50 anni, poco importa. Un padre, se hai freddo - nel letto come nella vita - ti copre. Poi s'è infilato in tasca le caramelle del suo ragazzo, ha dato un bacio alla moglie Ermelinda ed è andato al lavoro.


Il resto sono attimi di terrore e di attesa, la notizia dell'elicottero scomparso dai radar, il ritrovamento del relitto e delle vittime, del corpo di papà Luigi, volato via con le carezze che avrebbe voluto ancora dare a suo figlio Francesco, 28 anni, giornalista e collaboratore del nostro giornale. Lo strazio trabocca: «Non è giusto. Avevamo ancora tanto da fare insieme» ha scritto Francesco.

«La mia laurea alle porte, il mio futuro. La mia vita si è spezzata oggi. Sei volato via e lì sei rimasto. Tu, pilota di aerei e di elicotteri, tra i più bravi d'Italia». Non c'è consolazione nel dramma, solo un appiglio cui aggrapparsi per non precipitare: l'orgoglio per quel padre, re dei cieli di Puglia che è stato tradito proprio dal cielo plumbeo di ieri e dall'elicottero che pilotava ogni giorno da anni. «Perché lui - ha chiesto ancora Francesco Ippolito -. Perché Dio mio? Perché mi hai abbandonato? A certe domande io non sono in grado di rispondere». E risposte, forse, non ce ne sono.

Il racconto dei parenti delle vittime

«Ho il cuore a pezzi in questo momento. Mio figlio era un ragazzo solare, la sua passione era il volo». Sono le parole, rotte dal pianto, di Francesco Nardelli, papà di Andrea, il copilota 39enne, deceduto ieri durante l'incidente. Andrea era un ragazzo «un po' chiuso, ma attento e legato alla sua famiglia, agli amici, alla natura, era un ambientalista, e a Lakita, il suo cane», tanto che «ci siamo visti la sera precedente, perché ha portato il cane a casa e ci siamo salutati», ha raccontato il padre, giunto sul luogo dell'incidente. Il giovane lavorava dal 2007 con Alidaunia, «società che non ha mai avuto un problema: sempre perfetta da tutti i punti di vista – precisa Nardelli -, purtroppo doveva succedere». 

 

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