Omicidio Stasi, la mamma all'indagato su Facebook: «Ehi, feccia umana»

Omicidio Stasi, la mamma all'indagato su Facebook: «Ehi, feccia umana»
di Eliseo ZANZARELLI
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Giovedì 8 Dicembre 2022, 11:41 - Ultimo aggiornamento: 21:04

Al vaglio il commento lasciato, una decina di giorni fa, da uno stretto congiunto di Paolo Stasi, il ragazzo di 19 anni ammazzato con due colpi di pistola la sera del 9 novembre a Francavilla Fontana davanti all'ingresso della sua casa di via Occhibianchi. Il commento lasciato sulla pagina di Facebook da sua madre, Nunzia D'Errico - sotto una foto di un coetaneo del 19enne del figlio. Sotto la foto del giovane indagato per l'omicidio di Paolo, in concorso con un 17enne. Con le aggravanti della premeditazione e dei motivi futili: Hey feccia umana, la frase lasciata dalla madre di Paolo.

Le domande degli inquirenti


Perché dopo la morte del figlio, esporsi a quel modo? Una scelta dettata dalla disperazione? Conosceva quel ragazzo, l'indiziato, solo su Fb o anche di persona? Perché lo ha definito in quei termini? Era al corrente dei sospetti dell'inchiesta dei pubblici ministeri Giuseppe De Nozza (Procura ordinaria) e Paola Guglielmi (Procura per i minorenni) condotta con i carabinieri del Nucleo investigativo e della compagnia di Francavilla? Domande alle quali, tra le altre, si sta cercando risposta. Paolo non era un amante dei social, a differenza di quelli della sua stessa età, aveva solo un profilo Instagram che peraltro non usava da tre anni.
La questione era e rimane complessa e a oggi non esistono ancora certezze assolute o su ciò che è accaduto quel giorno e sul perché sia accaduto. Non è ancora stato risolto l'omicidio del 19enne Paolo Stasi, freddato con due colpi di pistola dal piccolo calibro intorno alle 18 del 9 novembre. L'indagine la scolta è arrivata la settimana scorsa con l'iscrizione sul registro degli indagati del 19enne e del 17enne. E con la definizione dei ruoli che avrebbero intanto avuto: il primo avrebbe preso un appuntamento con Paolo Stasi, davanti casa sua. Ciò spiegherebbe perché la vittima quella sera si trovasse per strada. Si sarebbe trattato tuttavia di un tranello.


Le bocche di investigatori e inquirenti restano cucite, ma qualcosa si sospetta e probabilmente emerge dall'esterno. Paolo, quel giorno, sarebbe incappato in una sorta di tranello perché all'appuntamento su sarebbe presentato l'altro ragazzo. Il sicario. Il ragazzo che ha impugnato la pistola di piccolo calibro che ha esploso un colpo al petto, quello mortale, ed un altro di striscio sulla spalle durante l'inutile tentativo di fuga.

I filmati


I filmati degli impianti di videosorveglianza, un passante che avrebbe visto fuggire il killer che indossava un paio di scarpe ginniche di colore bianco, l'esame dei telefoni cellulari di Paolo e dei suoi familiari, nonché la mole di informazioni raccolta fra i suoi conoscenti hanno indirizzato le indagini sui due giovani iscritti sul registro degli indagati.
Resta da individuare il movente, anche alla luce dell'indole mite e riservata di Paolo: per cosa ha pagato con la vita? Cosa mai di tanto grave avrebbe potuto fare per scatenare una spedizione punitiva nello stile dei peggiori delitti della criminalità organizzata? Se di uno sgarro si è trattato - ipotesi privilegiata in questi giorni dagli inquirenti - perché non si è risolto con un litigio piuttosto che con il ricorso alle armi usate con la deliberata intenzione di uccidere?
Per dare una risposta l'inchiesta sta prendendo in considerazione anche le personalità degli indagati, i loro profili psicologici, le frequentazioni e le abitudini e l'eventuale appartenenza o vicinanza a contesti criminali stabili.
Si attende la soluzione del caso. L'attendono i genitori di Paolo ma anche l'intera comunità di Francavilla, ancora scossa dai sette delitti rimasti irrisolti negli ultimi anni.
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