Brindisi, un grande bacino e fari sul Patri: il piano per evitare esondazioni

Brindisi, un grande bacino e fari sul Patri: il piano per evitare esondazioni
di Francesco RIBEZZO PICCININ
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Lunedì 26 Settembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 08:06

Sono principalmente due, nel territorio urbano di Brindisi, le aree ad alto rischio idrogeologico che, in caso di forti piogge, sono soggette ad inondazioni, anche piuttosto rilevanti. Si tratta, in particolare, della vallata del canale Cillarese e della vallata del canale Patri. In particolare in quest’ultima, come dimostrano gli eventi del recente passato, si possono produrre eventi capaci di causare notevoli danni. L’ultimo episodio di notevole gravità risale al 2005 quando un violento nubifragio provocò l’esondazione del canale Patri ed il conseguente allagamento di molte zone del capoluogo, con disagi gravissimi che misero a dura prova vigili del fuoco e Protezione civile. L’acqua invase in particolare via Perrino, posta a pochi metri dalla foce del canale, nel Seno di Levante, provocando danni ingenti perfino all’edificio della Questura. Quasi tutte le auto di servizio che si trovavano nel parcheggio dell’edificio, furono rese inservibili, con danni per molte decine di migliaia di euro.
Proprio dopo quell’episodio, tra l’altro, l’amministrazione comunale guidata dall’allora sindaco Domenico Mennitti fece realizzare una vasca di laminazione, con una capacità pari a 10mila metri cubi, per provare a contenere questo tipo di fenomeni. Una soluzione, come ha dimostrato quanto accaduto negli anni successivi, in grado di alleggerire il rischio ma non di eliminarlo completamente, tant’è che da qualche anno si ricerca una soluzione definitiva.

Le risorse

E proprio all’inizio di quest’anno a Brindisi sono stati destinati dalla Regione 5 milioni e 398mila euro. Si tratta, per la precisione, di una parte dei circa 29 milioni di euro per nove interventi contro il rischio idrogeologico destinati dalla giunta regionale alle province di Bari, Brindisi, Foggia e Lecce. Up “pacchetto” di sei progetti definiti con il ministero della Transizione ecologica, ai quali se ne aggiungono altri tre definiti con il dipartimento “Casa Italia” della presidenza del Consiglio dei ministri: tutti saranno attuati a cura del presidente della Regione Puglia, in qualità di commissario di governo per il contrasto del dissesto idrogeologico.

Quello relativo a Brindisi, attualmente nella fase della conferenza dei servizi per l’ottenimento di tutte le autorizzazioni ed i pareri necessari. Considerato, che il contesto in cui è inserito il Patri non consente di prevedere l’allargamento della sezione del canale, se non a fronte di consistenti espropri delle proprietà private (prevalentemente di tipo residenziale) esistenti in destra del canale, la soluzione scelta è quella di una grande vasca di laminazione da 200mila metri cubi a monte del quartiere Sant’Elia, manutenzione straordinaria dell’alveo, riprofilatura della sezione trasversale in alcune aree, mentre in altre la realizzazione di un nuovo scatolare aperto, muretti di contenimento del franco idraulico. Un sistema in grado di contenere eventi di elevata gravità che si possono presentare ogni duecento anni.

Le criticità

Ma questa, pur essendo l’area che negli ultimi anni ha creato maggiori problemi, non è come detto l’unica zona ad elevato rischio idrogeologico. In caso di eventi meteorologici estremi, ma in questo caso anche di terremoti, l’altra zona a rischio è quella della vallata del canale Cillarese, in particolare a monte della diga con la quale è stato creato il bacino artificiale del consorzio Asi. Qui, infatti, il rischio è la tracimazione e la formazione di un’ondata di piena di enorme potenza. In questo caso, tuttavia, le costruzioni a rischio sono di meno rispetto alla vallata del Patri. Non a caso, esistono un apposito Piano di protezione civile ed un Piano di laminazione della diga del Cillarese.
E non a caso, nei mesi scorsi, l’Autorità di bacino aveva bloccato i progetti relativi ai capannoni ex Saca, proprio nella vallata del Cillarese, a due passi dalla foce del canale, a causa del rischio di inondazione e della conseguente incompatibilità delle opere previste con il Piano di assetto idrogeologico. Una difficoltà che ha costretto il Comune a rivolgersi ad Asset, l’Agenzia regionale strategica per lo sviluppo ecosostenibile del territorio, la quale ha previsto, anche sulla base delle indicazioni della stessa Autorità, un’opera di mitigazione del rischio. Si tratta, per la precisione, di un argine alto tre metri che correrà per circa 500 metri in parallelo al canale Cillarese, sul quale sarà possibile realizzare una pista ciclabile.

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