Gli ambulanti fuggono da Bari e i mercati si svuotano

Gli ambulanti fuggono da Bari e i mercati si svuotano
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Martedì 5 Aprile 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:56

Il commercio a Bari è in subbuglio. La grossa crisi causata dal periodo pandemico prima e da quello post pandemico ora, con le diverse situazioni anche critiche che si sono venute a creare in alcune zone, una su tutte quella del centro in cui si sono verificate le ormai famose spaccate, non permette ai commercianti di dormire sonni tranquilli. Per non parlare del settore del commercio ambulante, che si trova al momento in una situazione complicata. Stando ai dati comunicati, infatti, sul territorio di Bari ci sono ad oggi 1.219 posteggi per gli ambulanti dei mercati settimanali. Di questi 1.059 sono occupati, mentre 160 sono liberi.

I posteggi lasciati vuoti


Se si vede la situazione complessiva, considerando anche i mercati giornalieri, i posteggi isolati giornalieri annuali, i posteggi isolati settimanali annuali, i posteggi isolati giornalieri stagionali, sagre e feste, i posti nel complesso sono 2.775. Di questi 2.204 sono occupati e 571 sono non occupati. Un dato preoccupante secondo Savino Montaruli di CasAmbulanti: «Doveva essere riportato nel documento strategico del commercio presentato dal Comune e da questo dato bisognava aprire una discussione, per comprendere cosa farne dei mercati. Dobbiamo aspettare che muoiano completamente? O diamo un incentivo? Perché solo i negozi di via Sparano devono avere il distretto urbano del commercio e non anche i mercati?». Del problema del commercio se ne sta discutendo da tempo e il comune di Bari poco tempo fa ha presentato questo documento di cui parla Montaruli. Ma i piccoli commercianti baresi, gli ambulanti dei mercati e le associazioni di rappresentanza «chiedono di conoscere il futuro delle piccole attività, assalite dalla grande e media distribuzione che ne sta facendo man bassa».

La contestazione


«Nel documento strategico del commercio abbiamo rilevato una carenza di visione – aggiunge Montaruli -. È una fotografia dell’esistente, ma non dà nulla in termini propositivi rispetto a quello che si vuole che il commercio sia a Bari, soprattutto per quanto riguarda i mercati e le aree pubbliche». «Noi contestiamo – prosegue il presidente di CasAmbulanti - la mancata partecipazione nella stesura del documento, che ribadiamo non esserci stata assolutamente. Ci hanno chiuso ogni possibilità, hanno fatto incontri un paio di anni fa con alcune associazioni regionali che non sono mai state ai tavoli, e che non conoscono lo strumento». Il documento, approvato dalla giunta comunale lo scorso 2 febbraio, è composto da diversi piani e regolamenti specifici. Al suo interno trovano posto il censimento di tutte le attività commerciali esistenti in città; un piano delle medie strutture di vendita; il regolamento di disciplina delle attività di somministrazione di alimenti e bevande; un piano del commercio su aree pubbliche; il regolamento di disciplina del commercio su aree pubbliche; il piano di localizzazione di rivendite di giornali e riviste; il regolamento di disciplina della rete distributiva di carburanti; la regolamentazione delle forme speciali di vendita.

Le richieste


«Il documento non rispecchia ciò che è nello spirito del legislatore – spiega Montaruli -, dovrebbe essere una programmazione strategica guardando al futuro, invece, fa una fotografia di ciò che esiste, dati già noti e che già avrebbero dovuto essere disponibili. Alla fine, è solo un compendio di norme regionali scopiazzate e messe al suo interno». Per quanto riguarda il commercio ambulante, di cui dovrebbe disciplinare l’esercizio, il Dsc prevede di far diventare quelle che erano aperture straordinarie serali in estate, delle aperture continuative per tutti i mesi estivi. Una situazione inaccettabile per gli ambulanti, in quanto «crea grandissime difficoltà agli operatori che vedono stravolgere completamente la propria attività, ma anche il proprio stile di vita». Ciò che non va giù ai commercianti è anche la disparità di trattamento tra di loro, in quanto sembra prevedere delle zone a fiscalità agevolata, che portano ad escludere da tali vantaggi intere categorie. «Noi vorremmo che rientrassero in queste agevolazioni anche i mercati e le aree mercatali che si trovano in fortissimo degrado – conclude Montaruli -. La fiscalità agevolata può essere uno strumento importante in questo momento, dopo due anni molto difficili, oltre a poter essere un segnale forte».

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