Occupazione in crescita, Decontribuzione Sud funziona ma il precariato aumenta

Occupazione in crescita, Decontribuzione Sud funziona ma il precariato aumenta
di Pierpaolo SPADA
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Mercoledì 3 Agosto 2022, 07:01 - Ultimo aggiornamento: 07:02

Tanta ma ancora troppo poco stabile. L’occupazione cresce sotto il sole anche al Sud grazie al consuetudinario apporto del turismo (che pure rallenta) e alla proroga dello sconto contributivo previsto dal governo fino al 2029 ma autorizzato dalla Commissione europea, per ora, fino al 31 dicembre 2022. I prossimi due mesi saranno quelli più indicati per confermare la tendenza che l’Istat ha certificato nelle scorse ore relativamente al giugno più performante degli ultimi 45 anni, perché in grado, come nel lontano ’77, di riportare un centesimo sopra i 60 punti la percentuale di occupati in Italia. Nel dettaglio, Istat ha riferito che, dopo il calo rilevato a maggio, a giugno il numero di occupati è tornato ad aumentare per effetto della crescita dei dipendenti permanenti, superando nuovamente i 23 milioni. 
Rispetto a un anno fa, l’incremento si attesta a quota 400mila ed è attribuito ai dipendenti che, a giugno 2022, ammontano a 18 milioni 100 mila. È così che il tasso di occupazione lievita al 60,1%, mentre quello della disoccupazione resta stabile all’8,1% e il tasso di inattività scende al 34,5%. Il dato congiunturale non consente di analizzare la distribuzione territoriale: lo stesso report non consente nemmeno la scomposizione per attività produttiva. Quindi, al momento non è possibile attribuire l’aumento dell’occupazione a un settore in particolare. Sarà, tutto, reso noto dall’Istituto nazionale di statistica a metà settembre in occasione della diffusione dell’analisi trimestrale. Ma certo è, lo evidenzia il report appena pubblicato da ministero del Lavoro, Anpal e Banca d’Italia, le sorprese non mancheranno. 

Crescita su livelli bassi al Sud

Con riferimento all’andamento dell’occupazione nei territori, il rapporto rivela che tra maggio e giugno la crescita si è «attenuata soprattutto nelle regioni del Centro-Nord, mentre nel Mezzogiorno è rimasta su livelli piuttosto bassi». È la premessa alla seguente considerazione: «Da gennaio le posizioni lavorative create, al netto delle cessazioni, nelle regioni meridionali e insulari sono state appena il 20% di quelle complessivamente attivate». Quanto ai settori produttivi, se nel comparto industriale il numero di nuove posizioni lavorative è rimasto stabile e nelle costruzioni continua la frenata già rilevata nel bimestre marzo/aprile, «anche nel commercio e nel turismo tra maggio e giugno sono emersi segnali di indebolimento, sebbene entrambi i settori a livello nazionale, nei primi sei mesi dell’anno, abbiano generato oltre 90mila posti di lavoro, 29mila in più rispetto al 2019», si rileva. 

I numeri di Decontribuzione Sud

Conseguentemente al calo registrato nel turismo, Ministero, Anpal e Bankitalia sostengono che sono calati anche i rapporti a tempo determinato: solo 13mila a fronte dei 53mila a tempo indeterminato. Ecco il quadro. Ed è nello stesso che si può rinvenire l’apporto delle politiche incentivanti, come gli sconti contribuitivi, soprattutto quelli di Decontribuzione Sud: un apporto in leggero miglioramento ma non ancora soddisfacente con riferimento alle stabilizzazioni. Già a marzo Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche) rilevava - per il 2021 - che solo «il 24% dei nuovi contratti deriva da incentivi, occupazione sempre più a termine e fragile». A ciò aggiungeva che «il contributo maggiore fornito alla nuova occupazione è arrivato con l’incentivo Decontribuzione Sud che ha determinato il 65,6% dei nuovi contratti agevolati: il 71% di quelli maschili e il 57% di quelli femminili». Poi, precisava: «Il 55% dell’occupazione creata da Decontribuzione Sud è a tempo determinato contro il 16% di quella a tempo indeterminato, superata anche dal lavoro stagionale (18%)». I dati più attuali relativi a Decontribuzione Sud provengono da Inps, si riferiscono al primo quadrimestre 2022 e dicono che tale resta la tendenza. Aumentano gli ingressi: tra assunzioni e trasformazioni (da tempo determinato a tempo indeterminato), nel 2022 si contano, infatti, 425.665 nuove entrate, 133.303 rispetto allo stesso periodo del 2021. Ma le stabilizzazioni arrancano: a fronte di 386.626, le trasformazioni ammontano, infatti, a 39.039: solo 13.707 in più rispetto a un anno fa.

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