Gas e rincari bollette, una risposta dai mari italiani. E la Puglia gioca un ruolo strategico

Pitesai, il Piano dell’Esecutivo: 8 miliardi di metri cubi dai giacimenti assopiti

Gas e rincari bollette, una risposta dai mari italiani. E la Puglia gioca un ruolo strategico
Gas e rincari bollette, una risposta dai mari italiani. E la Puglia gioca un ruolo strategico
di Alessio PIGNATELLI
4 Minuti di Lettura
Martedì 11 Gennaio 2022, 05:00

Il piano ha l’obiettivo preciso di aumentare la quota energetica di gas nostrano per attutire le impennate del mercato che si riflettono sulle bollette dei cittadini. Il progetto è di portare a circa 8 miliardi di metri cubi all’anno l’estrazione di gas rispetto a quella odierna che si ferma a quasi la metà. Come? Investendo più di un miliardo di euro su giacimenti di metano già attivi ma “dormienti” e riqualificando impianti in stand by. In pratica, meno importazione da paesi esteri, in primis dalla Russia e più produzione italiana. La linea comune dei ministri della Transizione ecologica, Roberto Cingolani e dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, a breve sarà rappresentata ufficialmente dal cosiddetto Pitesai, il “Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee”, lo strumento di pianificazione generale delle estrazioni di idrocarburi nel Paese.

Un primo via libera

Dalla Conferenza delle Regioni è già arrivato qualche settimana fa il via libera e anche la Puglia ha detto sì. Con delle precisazioni, come ha ricordato l’assessora regionale all’Ambiente, Anna Grazia Maraschio: «Un compromesso che cerca di conciliare la nostra opposizione al petrolio con l’esigenza di compensare la crisi del gas». E proprio la nostra regione gioca un ruolo fondamentale in questo delicato equilibrio: è la sesta regione italiana per consumo di gas naturale - 4,6 miliardi di metri cubi nel 2020 sul totale di 70 miliardi in Italia - e offre un contributo strategico alla cruciale partita dell’approvvigionamento ospitando il gasdotto Tap. L’infrastruttura attracca a Melendugno ed è operativa da circa un anno: lo scorso anno ha veicolato in Italia poco più di 7,5 miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan.

Ma c’è un altro elemento che conferma l’importanza del Tacco d’Italia: una decina sono le richieste di estrazione lungo le coste pugliesi. Tanti big player mondiali interessati anche se qualcuno si è sfilato dalla partita: Edison E&P SpA e i suoi asset (incluse le attività finalizzate alla ricerca di idrocarburi al largo della costa di Santa Maria di Leuca) sono stati ceduti nel 2020 alla società Energean. La cessione è rientrata nel piano di disinvestimento di Edison dalle attività di esplorazione e produzione di idrocarburi per concentrarsi sullo sviluppo sostenibile, in linea con la transizione energetica e gli obiettivi di decarbonizzazione del Paese. Il Pitesai cercherà dunque di ristabilire le proporzioni in un periodo in cui l’Italia soffre enormemente la produzione ai minimi termini di gas “in casa”.

I consumi

È sufficiente snocciolare qualche numero: in undici mesi del 2021 - manca il dato di dicembre - l’Italia ha consumato 66,4 miliardi di metri cubi di metano, di cui 3,05 dai giacimenti nazionali (-19,5%). Andando a ritroso, il quadro è ancora più chiaro: il nostro Paese ha avuto bisogno di 70,3 miliardi di metri cubi di gas naturale nel 2020 (erano 74,3 miliardi nel 2019) producendone in casa solo circa 4 miliardi. Davide Tabarelli, presidente e fondatore dal 2006 di NE-Nomisma Energia, società di ricerca sull’energia e l’ambiente, proprio su queste pagine ha ricordato che ci sarebbero da sfruttare circa 3 miliardi metri cubi di gas da impianti esistenti «ma prima di tornare a quello che avremmo potuto essere adesso, ci vorranno almeno dieci anni. Basti pensare che nel 1991 eravamo su una produzione di 20 miliardi metri cubi».

Il piano del governo cercherà comunque di sfruttare maggiormente i giacimenti nazionali per alleviare un allarme che è già realtà. Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, ha spiegato che il prezzo spot del gas naturale al TTF (il mercato di riferimento europeo per il gas naturale) è aumentato, da gennaio a dicembre dello scorso anno, di quasi il 500%. E con riferimento al primo trimestre di quest’anno, si prevede un aumento tra il 40 e il 50% per le tariffe di luce e gas e la situazione non rientrerà nei parametri pre Covid prima del 2023. Una mazzata sulle famiglie italiane difficile da assorbire in un momento sorico così particolare. Il Pitesai punterà allora a riaprire alcuni rubinetti sopiti: in combinazione alle energie rinnovabili, saranno fondamentali nel dare gas al fabb

© RIPRODUZIONE RISERVATA