«Inquinamento, dicembre nero»: Peacelink scrive al ministro Cingolani per il caso Taranto

«Inquinamento, dicembre nero»: Peacelink scrive al ministro Cingolani per il caso Taranto
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Domenica 19 Dicembre 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 08:53

Peacelink lancia l’allarme benzene a Taranto e chiede al Ministro di non concedere la revisione dell’Aia alla cokeria del gigante dell’acciaio. In una nota, infatti, si parla di picchi mai raggiunti di emissioni nella ex Ilva e di conseguenza sul rione Tamburi. 

Il report

Il presidente di Peacelink Alessandro Marescotti, infatti, ha inviato al ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, un report nel quale si evidenzia un «peggioramento dell’inquinamento da benzene nell’ex Ilva e, a cascata, nel quartiere Tamburi. La situazione dentro lo stabilimento siderurgico non va bene. Siamo di fronte a un “dicembre nero”. Le inviamo - dice Marescotti rivolgendosi al ministro - questo breve rapporto che testimonia il trend negativo di dicembre relativo al benzene. Ciò che le inviamo è basato unicamente su evidenze scientifiche e non sarà difficile coglierne il valore».
Nel rapporto vengono illustrati alcuni grafici sui dati delle centraline Arpa e Ispra appositamente elaborati per effettuare raffronti statistici.

«La fotografia - insiste Marescotti è impressionante. In questo dicembre vengono registrati valori mai rilevati nei mesi di dicembre degli anni precedenti. Come si può vedere dall’andamento del grafico, assistiamo ad un aumento del benzene nel quartiere Tamburi quando il benzene aumenta nella cokeria dell’impianto industriale. Le ondate di benzene cancerogeno si propagano dallo stabilimento fino al rione Tamburi e determinano picchi di inquinamento». Un quadro che porta a chiedere al ministro di «non concedere la revisione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale per la cokeria, che andrebbe inevitabilmente a peggiorare una situazione già critica. Una riduzione dei tempi di distillazione del coke - spiega Marescotti - aumenterebbe il numero degli sfornamenti della cokeria con conseguente aumento delle emissioni in atmosfera. A Taranto permane una situazione critica per i tumori infantili. L’ultimo studio relativo al periodo 2006-2017 riporta che “il numero di casi osservati è superiore agli attesi nei maschi, come nelle femmine”. Tutti gli studi predittivi indicano una pressione ambientale che si traduce in un danno sanitario inaccettabile. I recenti dati dell’anagrafe comunale confermano eccessi costanti di mortalità nei quartieri prossimi alle emissioni industriali. E nel quartiere Tamburi - conclude l’ambientalista - i bambini presentano danni al neurosviluppo che indicano perdite nel quoziente di intelligenza rispetto ai bambini che vivono più lontani dalle fonti industriali. Sono ragioni più che sufficienti non solo per negare la modifica dell’Aia ma per fare a Taranto la scelta che è stata compiuta a Trieste e a Genova: fermare l’area a caldo. Di fronte a dati in peggioramento, non si possono attendere i prossimi dieci anni. I fondi europei vanno usati per una reale transizione ecologica riassorbendo i lavoratori».

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