Anche la Puglia dice sì a Cingolani: ok alla ricerca dei giacimenti di gas contro la crisi

La Puglia insieme alle altre Regioni dice sì a Cingolani: ok alla ricerca dei giacimenti di gas contro la crisi
La Puglia insieme alle altre Regioni dice sì a Cingolani: ok alla ricerca dei giacimenti di gas contro la crisi
di Alessio PIGNATELLI
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Martedì 21 Dicembre 2021, 05:00

Attività di prospezione e ricerca di gas, le regioni dicono di sì all’unanimità al ministro Roberto Cingolani. Anche la Puglia nella Conferenza Stato-Regioni si è espressa favorevolmente alla proposta del ministero della Transizione ecologica: cercare aree in cui poter estrarre il gas - un iter complesso che prevede comunque successive autorizzazioni - per incrementare l’autonomia nazionale. Crollata in maniera sensibile nel corso degli anni. Per intendersi, il nostro Paese ha avuto bisogno di 70,3 miliardi di metri cubi di gas naturale lo scorso anno (erano 74,3 Mld 2019) producendone in casa solo 4 miliardi. Una proporzione che, sommata all’impennata dei prezzi del gas importato principalmente dalla Russia, ha causato e causerà rincari sulle bollette dei consumatori e non solo.

Il Pitesai

Tecnicamente si chiama “Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee” (Pitesai) ed è lo strumento di pianificazione generale delle estrazioni di idrocarburi nel Paese. Nelle ultime settimane, complice il pressing del ministro Cingolani, le Regioni hanno dato un sostanziale via libera, ma condizionato alla sola ricerca di gas. Il passaggio specifico arriva dai resoconti della Conferenza Stato-Regioni di un paio di settimane fa: la Commissione Ambiente ed Energia della Conferenza Stato-Regioni «ha espresso all’unanimità avviso favorevole per garantire alle aree idonee definite nel piano il proseguo delle attività connesse alla ricerca degli idrocarburi limitandoli alla ricerca del gas». Un lasciapassare confermato anche dall’assessora all’Ambiente della Regione Puglia, Anna Grazia Maraschio: «La Commissione Ambiente ed Energia della Stato-Regioni si è espressa favorevolmente all’adozione del Pitesai a condizione che, nelle aree idonee definite nel piano, siano possibili le attività connesse ai permessi di ricerca del solo gas e non di petrolio, sia per i permessi rilasciati, oggetto di moratoria, sia per nuove istanze. Un emendamento che ci permetterà di escludere tutte le ricerche e le eventuali successive perforazioni per lo sfruttamento di petrolio».

«Un compromesso» raggiunto dopo una lunga e complessa discussione «che cerca di conciliare la nostra opposizione al petrolio con l’esigenza, espressa dal Mite, di compensare la crisi del gas e garantire le esigenze legate alla transizione energetica» ha spiegato Maraschio. Quindi il via libera della Puglia e delle altre regioni è alle attività di ricerca. Poi, esiste un complicato iter autorizzativo per le estrazioni. Questo non ha comunque placato la rabbia di comitati e associazioni che da tempo si battono contro le trivelle.

Lo scenario

Tuttavia, lo scenario lo ha raccontato recentemente il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, in audizione sul caro energia davanti alle Commissioni Attività produttive della Camera e Industria del Senato. Il prezzo del gas continua ad aumentare in tutta Europa: «Verifichiamo come aumentare la quota di produzione nazionale del gas, a parità di consumi interni, riducendo le importazioni. Non si tratta di trivellare di più, ma di usare di più i giacimento che ci sono già, che sono chiusi e che possono essere riaperti in un anno». Secondo l’Acer (l’Agenzia dell’Ue per la cooperazione dei regolatori dell’energia) non è chiaro se questo aumento del prezzo del gas sia contingente. L’Acer teme che questo aumento possa andare avanti fino al 2023 ha proseguito il ministro e, a quel punto, la mitigazione delle bollette fatta finora non sarebbe più possibile e servirebbero interventi strutturali. Ecco perché si è reso necessario questo intervento.

Le richieste 

Finora, per quanto riguarda la nostra regione, sono in tutto dieci le autorizzazioni richieste e finalizzate alla ricerca di idrocarburi. Richieste di concessione già presentate negli anni passati da multinazionali per la maggior parte straniere, come l’australiana Global Petroleum Limited e l’inglese Northern Petroleum Ltd interessate al tratto di costa pugliese compreso tra Monopoli, Polignano a Mare e Ostuni. Permessi già accordati dal 2007 e poi sospesi, invece, per altre quattro piattaforme della Northern Petroleum per le attività di ricerca in uno specchio d’acqua di 1.469 chilometri quadrati al largo delle coste di Ostuni e Brindisi.

Ma dal Regno Unito potrebbero arrivare anche i cannoni ad aria “air gun” della Edison E&P, pronti a setacciare una superficie di mare pari a 729 chilometri quadrati al largo della costa di Santa Maria di Leuca. A sud-est della costa salentina c’è, infatti, uno dei più importanti giacimenti interterritoriali di metano. Un pozzo denominato “Fortuna Prospect” il cui raggio d’azione si divide a metà tra Italia e Grecia e ha la stessa natura geologica delle immense riserve trovate al largo di Israele, Cipro ed Egitto. Dall’Italia potrebbero arrivare, infine, le piattaforme che puntano sullo Ionio, nel Golfo di Taranto, per una superficie marina di 1.938 chilometri quadrati.

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