Centrale Enel di Brindisi, gli ostacoli lungo la strada del gas. L’Ue decide sulle fonti green

Il progetto di conversione a gas della centrale Enel di Brindisi
Il progetto di conversione a gas della centrale Enel di Brindisi
di Francesco TRINCHERA
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Martedì 11 Gennaio 2022, 05:00

BRINDISI - In attesa del cammino legislativo nelle istituzioni europee del provvedimento sulla cosiddetta “tassonomia verde”, si aprono le incognite che potrebbero riguardare gli impianti di Brindisi, ad iniziare dalla trasformazione a gas della centrale Enel "Federico II" (per cui è in corso la procedura di Valutazione di impatto ambientale) ma non solo. Si tratta della normativa programmata dalle istituzioni di Bruxelles per individuare tutti quegli investimenti “green” che consentano all’Unione di centrare i suoi obiettivi climatici, ovvero la riduzione, al 2030, del 55 percento delle emissioni rispetto al 1990 ed il raggiungimento della neutralità climatica nel 2050. 
Nell’immediata vigilia di un primo momento “verità” per la questione con i pareri degli esperti competenti per i vari stati membri dell’Ue(previsto per la giornata di domani), infatti, il punto di riferimento resta la bozza trapelata nei giorni scorsi in cui figurano tra le fonti “verdi” il nucleare ed il gas (ferme restando alcune condizioni abbastanza stringenti).

La proposta

Secondo le indiscrezioni, in quello specifico contesto i criteri per il gas prevedono tra le altre cose che le nuove centrali dovranno produrre delle quantità di emissioni inferiori ai 270 grammi di CO2 equivalente per kilowattora; valore che dal 2030 si andrebbe ulteriormente ad abbassare a 100 grammi per Kilowattora. Dati che andrebbero a cozzare con la quasi totalità dei progetti che utilizzano il gas nel nostro paese, compreso quello della Federico II è riportato all’interno della nota di chiarimento fornita da Enel al Ministero per la transizione ecologica, nell’ambito delle integrazioni dell’azienda su richiesta del dicastero guidato da Roberto Cingolani, l’impianto classe H all’interno della proposta Enel “per le nuove unità a gas” fa segnare una quantità di circa 330 grammi per kilowattora in ciclo combinato e 491 grammi per kilowattora in ciclo aperto. Si tratta di un valore che, pur riducendo i fattori di emissione rispetto alla gran parte del parco termoelettrico presente nel territorio italiano, non sembra sufficiente a soddisfare quelli che (per ora) sono i criteri che l’esecutivo comunitario intende adottare. Gli stessi criteri, inoltre, terrebbero fuori anche una eventuale riconversione a gas secondo il progetto proposto da A2A per Brindisi Nord, mentre resterebbero aperti tutti gli scenari legati alle fonti rinnovabili, a partire dallo stesso idrogeno, combustibile su cui il territorio brindisino punta molto e per cui le stesse istituzioni europee hanno messo in campo una vera e propria strategia. 

La decisione

L’eventuale lasciapassare, quindi, si giocherà a livello europeo, dove già si dibatte soprattutto tra schieramenti di stati membri, a cominciare da quelli che hanno avuto una forte dipendenza dal carbone (su tutti, la Polonia ed altri paesi dell’est). Dopo lo step di domani, il percorso dell’”atto delegato” proseguirà con l’esame del Parlamento e del Consiglio (l’organo in cui siedono i rappresentanti degli stati membri). Se il cronoprogramma sarà rispettato, per la Commissione il provvedimento dovrebbe avere la sua forma definitiva nel 2023 ma gli altri due organi dell’Unione europea potranno opporsi: in Parlamento sarà necessaria la maggioranza semplice (allo stato attuale, 353 membri), mentre in Consiglio ci vorrà la maggioranza qualificata con almeno il 72 percento degli stati membri che rappresentino il 65 percento degli abitanti dell’Ue. Il dibattito è stato alimentato, in questi giorni, anche nel panorama politico italiano, tra chi (come centrodestra ed Italia Viva) aveva auspicato che nella tassonomia rientrino gas e nucleare e chi (come Pd e Movimento 5 stelle) aveva invece valutato negativamente la novità dalle istituzioni europee.

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