«Scuola, casa e lavoro diritti inviolabili, iscrivete i richiedenti asilo all'Anagrafe»: bufera sul decreto Sicurezza

«Scuola, casa e lavoro diritti inviolabili, iscrivete i richiedenti asilo all'Anagrafe»: bufera sul decreto Sicurezza
«Il Comune iscriva subito all'Anagrafe quel richiedente asilo». Lo ha deciso il giudice della prima Sezione civile del tribunale di Lecce, Antonio Barbetta, accogliendo il ricorso presentato dal legale Stefano Leuzzi, dell'associazione Avvocato di Strada, per conto di un richiedente asilo da tempo ospitato a Masseria Ghermi. L'ordinanza è destinata a far discutere, come già accaduto a Bologna e a Firenze, perché applica, di fatto, il decreto Sicurezza voluto da Matteo Salvini e dalla Lega, ma ne sconfessa i propositi, cioè restringere le maglie delle migrazioni, scoraggiando chi approda in Italia a restarvi.

Il provvedimento non solo aprirà la strada a probabili, altre numerose iscrizioni di richiedenti asilo all'Anagrafe nel Comune capoluogo del Salento, ma promette d'essere il grimaldello con il quale i sindaci proveranno a scardinare i limiti imposti dalle legge che ha modificato le politiche migratorie del Paese e a iscrivere i richiedenti asilo nei registri anagrafici, garantendo loro diritti essenziali come quello al lavoro, alla casa e, per i bambini, all'iscrizione a scuola.

Come è potuto accadere? Lo spiega il giudice nell'ordinanza. Il decreto Sicurezza ha modificato la legge del 2015 con la quale l'Italia ha recepito le norme europee in materia di protezione internazionale dei richiedenti accoglienza. Il decreto, però, specifica il giudice leccese, «non contiene alcun divieto esplicito per i richiedenti asilo di iscrizione nei registri anagrafici, ma evidenzia esclusivamente che il permesso di soggiorno per la richiesta di asilo non costituisce titolo per consentire l'iscrizione all'Anagrafe del richiedente in ragione di detto provvedimento». E quel «non costituisce titolo» ha sollevato alcuni dubbi interpretativi che il giudice risolve attingendo alla legge che è la stella polare del nostro ordinamento, cioè la Costituzione repubblicana, e alle altre norme che il decreto Sicurezza non ha intaccato. Per esempio il Testo unico del 1998, numero 286, in base al quale «le iscrizioni e le variazioni anagrafiche dello straniero regolarmente soggiornante sono effettuate alle medesime condizioni dei cittadini italiani».

Il decreto, insomma, ha semplicemente abolito le procedure semplificate per l'iscrizione anagrafica previste dalla legge precedente, voluta dal Governo Gentiloni, ma non l'ha vietata e, dunque, i Comuni non possono rifiutarla. «Difatti scrive il giudice nell'ordinanza l'articolo 2 della Costituzione riconosce i diritti inviolabili della persona e il Testo unico 286 afferma che allo straniero presente sul territorio sono riconosciuti i diritti fondamentali della persona umana previsti dalle norme del diritto interno, delle convenzioni internazionali e dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti».

Non solo. Il giudice si richiama anche all'articolo 10 e 117 della Costituzione, che vietano ogni discriminazione nei confronti degli stranieri e ricordano come l'Italia debba legiferare all'interno dei confini e dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Insomma la mancata iscrizione all'Anagrafe, chiude Barbetta, «impedirebbe di esercitare diritti di rilievo costituzionale, come l'istruzione e il lavoro».

Felice, più che semplicemente soddisfatta, l'assessore ai Servizi sociali e alle Pari opportunità del Comune di Lecce, Silvia Miglietta: «Abbiamo scelto di resistere in giudizio proprio nella speranza, corroborata da poche, recenti ordinanze di altri tribunali italiani, che l'esito fosse favorevole al richiedente asilo. I Comuni prosegue l'assessore della giunta di centrosinistra già si misurano con lo svuotamento dei centri di accoglienza, che rischia di creare una vera e propria emergenza. Serve un segnale: non si possono negare diritti fondamentali come la casa, il lavoro e l'istruzione a chi vive qui e qui intende costruire il suo avvenire».

A Brindisi, soddisfatto è il sindaco Riccardo Rossi: «Questa ordinanza commenta ci consentirà di rafforzare il nostro percorso per superare il decreto Sicurezza. Abbiamo già acquisito dall'attuale segretario generale della Provincia, Maurizio Moscara, la circolare da lui predisposta per il Comune di Ruvo di Puglia, quando ricopriva lì l'incarico di segretario. L'impianto giuridico di quella circolare apre la porta alle iscrizioni anagrafiche che, questa ordinanza assolutamente rafforza. Il diritto all'iscrizione non è meramente simbolico: influisce direttamente sulla vita di queste persone, ne determina l'appartenenza a una comunità, la nostra».
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Domenica 7 Luglio 2019 - Ultimo aggiornamento: 13:21