Il Salento e le sue spiagge nere: sono i minerali del vulcano spento

Le spiagge nere delle Cesine
Le spiagge nere delle Cesine
di Anna Manuela VINCENTI
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Lunedì 8 Agosto 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 9 Agosto, 13:19

Il Salento è caratterizzato da mare cristallino e spiagge bianche, ma ogni tanto, soprattutto sul versante Adriatico non mancano tratti di sabbia nera. Una sabbia nerissima che, in particolare sulla battigia, dove le onde lambiscono la riva, è lucida. Camminare o sporcarsi i piedi, a volte, soprattutto ai turisti o a chi non è del posto, può far quasi impressione. Spesso scambiata per catrame, non è inquinante. Si tratta di minerali provenienti dal monte Vulture, come spiega il geologo dell’Università del Salento Stefano Margiotta.

Si accumulano nelle insenature

«Sono minerali pesanti e laddove trovano delle insenature si accumulano maggiormente. Le sabbie che formano le dune e le spiagge, ben classate e mineralogicamente uniformi, contengono frammenti calcarei (principalmente gusci di organismi marini), cristalli silicatici e minerali pesanti (soprattutto pirosseni). Il trasporto avviene, inizialmente per mezzo del fiume Ofanto, che parte nell’alta Irpinia, la sorgente a 720 metri di altezza, lambisce il Vulture attraversa il sub Appenino e sfocia nei pressi di Barletta, portando con se tutti i materiali». 
Il percorso fa parte del ciclo sedimentario, una lezione base che abbiamo studiato tutti a scuola.

Minerali portati dal fiume Ofanto 

«Lungo il suo cammino – spiega Margiotta- il fiume erode le rocce che ci sono e che attraversa. In funzione della portata dell’acqua deposita i vari materiali più grossi e poi sempre più piccoli sfociando in mare il materiale delle rocce attraversate. Questo materiale, le correnti lo portano sulle nostre spiagge. Quando vediamo le sabbie o alcune parti scure, altro non sono che minerali che provengono da queste zone. Sono materiali importanti perché contribuiscono al ripascimento delle nostre spiagge, un processo abbastanza naturale ed utile che andrebbe preservato, anche se inevitabilmente ci sono dei processi antropici che possono danneggiarle». Un fenomeno presente a Torre dell’Orso, a San Cataldo, agli Alimini un po’ in tutta la costa Adriatica ed erroneamente si ritiene che sia catrame, ma non lo è. Il fenomeno è ben visibile nell’oasi delle Cesine, marina di Vernole, con un tratto di litorale abbastanza lungo, perché essendo un’area protetta dal Wwf ci sono meno lavorazioni anche di pulizia della spiaggia, gli aspetti naturali non vengono toccati per niente e di conseguenza il luogo è più preservato.

Il geologo spiega

«Un effetto più evidente in questa zona, ma che si ritrova un po’ dappertutto. Non c’è una particolare concentrazione, potrebbero esserci delle condizioni particolari che portano la sabbia più scura ad accumularsi in determinate condizioni di vento e specie nelle spiaggette più piccole. Sono minerali pesanti, laddove trovano delle insenature si addensano maggiormente. Siamo - chiarisce Margiotta - in presenza di ambienti costieri che nel corso di tempi geologici relativamente recenti, hanno avuto delle variazioni della riva. Un tempo erano caratterizzate anche da paludi retrodunali, ora può accadere che venga meno il sottile strato di sabbia e fuoriesca un’argilla nera. Argilla nera che deriva dalle paludi retrodunali che un tempo si trovava più a mare rispetto ad oggi e poi, con l’erosione, finisce per indietreggiare. I sedimenti delle paludi scure sono ricchi di materiale organico con resti vegetali, che spesso vengono scambiati per elementi inquinanti, invece anche in questo caso sono elementi del paesaggio». Margiotta svela anche un’altra curiosità, sul perché a volte alcuni litorali hanno la sabbia più fine rispetto ad altri. «Un fenomeno legato all’energia delle correnti marine del moto ondoso: maggiore è la granulometria, maggiore è l’energia che ha interessato quel tratto di costa. Ci vuole un’energia maggiore per portare dei granuli più grandi. Viceversa la sabbia più fine, una minore».

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