Porto Miggiano, crollata la scogliera pericolante: stretta sui divieti

Porto Miggiano, crollata la scogliera pericolante: stretta sui divieti
di Donato NUZZACI
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Giovedì 26 Agosto 2021, 10:43 - Ultimo aggiornamento: 16:59

Quello che si temeva è accaduto. E un altro cedimento della falesia pericolante di Porto Miggiano costringe le autorità - vigili urbani e Capitaneria - a fare gli straordinari. Un crollo della punta in bilico nella baia che è una delle cartoline del Salento. Una stretta - ci sono già i divieti, ma è da sempre difficile farli rispettare - per tenere a bada le persone che vogliono tornare a fare il bagno nell'insenatura di Santa Cesarea Terme e, in particolare, nella spiaggetta situata a poche decine di metri.

I controlli e i cedimenti


La cronaca dice che mare e rocce non concedono un attimo di pausa. Le crepe continuano a formarsi e piccoli e grandi crolli a verificarsi inesorabilmente. Non si sottrae a questi fenomeni la tenera falesia di Porto Miggiano che, nelle scorse ore, ha visto staccarsi un altro pezzo di roccia, in una zona inaccessibile da terra e già interdetta alla balneazione, situata a metà tra lo scalo di alaggio (molto frequentato) e la spiaggetta libera posta alla destra del porticciolo.
L'altro giorno gli uomini della Guardia costiera di Otranto erano intervenuti nella baia di Porto Miggiano - e in tutta l'area posta ai piedi della Scala dei 100 gradini - per allontanare decine di bagnanti in una zona sottoposta a divieto fin dal 2014. Ben otto i militari impegnati dalle prime ore del mattino (fino alle 13): quattro a terra, gli altri a bordo di una motovedetta.

Non solo. Il Comune di Santa Cesarea è intervenuto installando all'imbocco della scaletta delle reti metalliche per impedire il passaggio. Poi, l'atto ufficiale: gli uomini della Guardia costiera hanno descritto la situazione in una lettera inviata l'amministrazione comunale e altri enti tra cui l'autorità di Bacino, la prefettura e la Procura. La Capitaneria ha anche invitato chi di competenza ad installare nuovi cartelli informativi e ad aumentare la comunicazione sui rischi presenti lungo la falesia di Porto Miggiano.

Il parere degli esperti


Al lavoro ci sono anche gli studiosi. «Le falesie arretrano per loro natura e fanno quello che devono fare per cui bisogna imparare a convivere con crepe e distacchi. Bisogna tenerle sotto controllo, fare una mappatura ed evitare che le persone vadano nei posti dove è pericoloso stare»: sono le parole di Paolo Sansò, docente di Geografia fisica e Geomorfologia all'Università del Salento che conosce bene e studia da anni la costa di Santa Cesarea. «Non possiamo pensare di bloccare tutte le falesie del Salento, ma occorre disciplinare i luoghi a rischio e impedire ai bagnanti di andarci e non c'è scritto da nessuna parte che si debba andare dappertutto - aggiunge lo stesso Sansò - occorre capire il processo naturale e rispettarlo, adattarsi all'evoluzione della costa. Oppure si deve intervenire per spendere soldi pubblici e cercare di frenare il fenomeno erosione, ma questi lavori raramente sono definitivi, c'è sempre una manutenzione da fare».
Nel mirino soprattutto alcune opere di edilizia. «Se sulla falesia insiste un manufatto prezioso allora lì si può intervenire per preservarlo - conclude Sansò - ma se ci sono immobili che non dovevano starci, sarebbe il caso di buttarli giù, ma sappiamo che questo è molto complicato. L'errore è stato di costruire sul ciglio delle falesie e questo ce lo ritroviamo come danno economico».

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