Tutela dell'ambiente, dicembre nero: scoperte altre 15 discariche abusive

Martedì 14 Gennaio 2020
In un solo mese, l'ultimo dell'anno che ci siamo lasciati alle spalle, ben 15 discariche abusive venute alla luce: siti destinati ad essere bonificati, certo. Ma che testimoniano quanto diffuso sia il fenomeno dell'abbandono indiscriminato di rifiuti sul territorio provinciale. Uno scempio che l'attività di monitoraggio e contrasto dei carabinieri del Comando Provinciale di Brindisi - rivolta alla tutela del bene collettivo della sanità pubblica, attraverso l'immediata individuazione e richiesta di bonifica di tutti i luoghi inquinati - continua a far emergere in tutta la sua gravità.

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Soltanto a dicembre, con controlli pressoché quotidiani su tutto il territorio della provincia di Brindisi, sono stati documentati ben 15 siti interessati dall'abbandono dei rifiuti per i quali come previsto dalla normativa di settore, decreto legislativo 152/2006, sono state interessate le Autorità preposte per le prescritte opere di ripristino e bonifica. Tali puntuali interventi, oltre a rendere alla collettività il primario ed essenziale servizio della salubrità pubblica, contribuiscono in maniera efficace a restituire al territorio in cui viviamo, e quindi alla popolazione, quella bellezza paesaggistica che, purtroppo, troppo spesso, viene calpestata.

«Tali comportamenti, connotati da scarsissimo senso civico, dequalificano il territorio, riverberandosi pure in maniera indiretta sullo stato di salute anche economico della provincia, danneggiandone inevitabilmente la qualità della vita, l'immagine e nondimeno l'appetibilità per tutti quei turisti, anche stranieri, che puntano a voler trascorrere qualche giorno nel territorio provinciale e nazionale», sottolinea l'Arma. È anche questo, dunque, in linea con le finalità indicate negli aricoli 2 e 4 del decreto legislativo 152/2006, che recepisce e attua a sua volta varie stringenti direttive europee, lo spirito con cui i controlli dei carabinieri nella provincia proseguiranno nello specifico settore.

Al riguardo, peraltro, pesanti sono le ripercussioni sanzionatorie per tutti coloro i quali sono già stati e saranno individuati quali trasgressori della specifica normativa a salvaguardia dell'ambiente. In particolare, la specifica condotta è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria fino a 3.000 euro, cifra che viene raddoppiata per raggiungere i 6.000 euro qualora lo sversamento riguardi rifiuti pericolosi (materiali infiammabili, corrosivi, di provenienza industriale, amianto).

Per quanto concerne le discariche incontrollate che si notano lungo gli assi viari, costituite da accumuli di rifiuti collocati all'interno delle piazzole di sosta, dei canali di scolo, sulle complanari e sulle scarpate oggetto di monitoraggio nei vari Comuni, le Stazioni Carabinieri competenti per territorio provvedono a segnalarne alle autorità competenti la loro presenza.
A tal riguardo, ogni Amministrazione comunale può imputare all'ente proprietario della strada l'omessa vigilanza, con gli obblighi di rimozione e smaltimento ed il ripristino dello stato dei luoghi. Infatti, vanno in questa direzione le pronunce da parte di alcuni Tar (Campania, Puglia), riguardo la legittimità dei provvedimenti comunali che impongono all'ente gestore, per fini di tutela ambientale, di provvedere alla pulizia dai rifiuti abbandonati sulle strade statali in gestione e al relativo corretto smaltimento.

I Tribunali amministrativi, in sostanza, hanno affermato che in assenza dell'individuazione del responsabile, vada ascritta all'ente gestore a titolo di colpa la mancata adozione delle misure necessarie volte ad evitare il deposito di rifiuti da parte di terzi, non avendo usato l'ordinaria diligenza che prevede un obbligo da parte del gestore di provvedere alla pulizia delle strade e delle loro pertinenze. Ultimo aggiornamento: 11:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA