Violenza sessuale su due 14enni: «Condannate l'allenatore a dieci anni»

Giovedì 9 Gennaio 2020 di Francesco CASULA
Il pubblico ministero Marzia Castiglia ha chiesto la condanna a 10 anni di reclusione per il 48enne allenatore di Taranto arrestato dalla Squadra Mobile il 20 ottobre 2018 con l'accusa di violenza sessuale su due allieve adolescenti. Il magistrato al termine della sua requisitoria ha presentato la richiesta di pena che in un processo ordinario sarebbe stata di 15 anni, ma dato che l'imputato ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato, è ridotta di un terzo scendendo quindi fino a 10.

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Subito dopo la parola è passata ai legali dei familiari delle due adolescenti che si sono costituite parti civili e infine alla difesa: l'avvocato Fausto Soggia nella sua discussione ha spiegato che non ci sono elementi certi per provare le dichiarazioni delle due ragazze e ha chiesto l'assoluzione del 48enne.
Secondo le indagini, coordinate dal pm Castiglia e dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone, l'uomo avrebbe compiuto abusi sessuali su due 14enni che frequentavano la sua palestra: con la scusa di sedute di massaggi, conduceva le ragazzine in una saletta, le faceva distendere sul lettino seminude e chiudeva la porta a chiave.

Nell'interrogatorio, però, l'allenatore aveva negato tutto pur ammettendo di aver condotto una delle due adolescenti nella saletta chiusa a chiave e di aver praticato massaggi senza mai sfiorare le parti intime. Nel caso della seconda adolescente, invece, ha sostenuto che non ci sarebbe stato alcun massaggio: secondo la sua versione, insomma, la ragazzina che ai poliziotti ha fornito una storia quasi identica alla prima, non si sarebbe mai sottoposta ad alcuna seduta di massaggi. Entrambe le minori, invece, al procuratore aggiunto Maurizio Carbone e al sostituto Marzia Castiglia che hanno coordinato le indagini dei poliziotti, hanno spiegato che dopo le prime sedute nelle quali non era accaduto niente di anomalo, il 48enne aveva allungato le mani nelle parti intime. Azioni che avrebbero pietrificato le due minorenni rimaste in silenzio per mesi fino a quando una delle due ha trovato il coraggio di raccontarlo a sua madre che quindi si è rivolta ai poliziotti.

Nell'ordinanza di custodia cautelare che aveva portato l'uomo in carcere, il giudice Gilli aveva parlato di «una personalità senza scrupoli, essendo stato anche incurante della cura della propria attività lavorativa e anzi trovando in essa un bacino da cui attingere le vittime per soddisfare i propri istinti sessuali». Per il giudice sono sintomatici anche altri elementi come la ripetizione negli anni degli abusi e la scelta di minorenni «perché più facilmente manipolabili».

Dalle carte dell'inchiesta erano emersi anche gli sms che l'uomo inviava sui telefonini o attraverso i social network alle ragazzine: messaggi che per il giudice «denotano un rapporto confidenziale, finanche amorevole e teso a infondere fiducia», ma che in realtà celava i veri appetiti dell'uomo. Parole dolci come «buongiorno piccola, cucciolotta, tvb, una parte del mio cuore è solo per te» oppure incoraggianti in vista di una gara come «hai raggiunto un risultato non da poco se vuoi puoi fare tutto, credo che tu sia una persona speciale». Altri sms, infine, per il magistrato erano «sintomatici di un interesse morboso dell'indagato» soprattutto per l'enorme differenza d'età che lo separa dalle ragazzine: «anche se un po' malaticcia la tua bellezza non diminuisce più bella del solito stamattina sei sexy, con quel costume eri uno schianto». Elementi che ora sono al vaglio del giudice Pompeo Carriere che il 26 febbraio, dopo le eventuali repliche della pubblica accusa, si ritirerà in camera di consiglio ed emetterà la sentenza. © RIPRODUZIONE RISERVATA