Tracce dell’uomo di Neanderthal ritrovate in una grotta di Lizzano

Sabato 16 Aprile 2022 di Lucia J. IAIA

Tracce dell’uomo di Neanderthal sono state rivenute durante gli scavi all’interno della grotta Sant’Angelo a Lizzano. La sensazionale scoperta è avvenuta pochi giorni dopo l’avvio dell’intervento archeologico programmato dall’università degli studi di Ferrara e dagli esperti Marco Peresani e Davide Delpiano. A dire il vero, proprio la volontà di datare la presenza dei primi insediamenti all’interno della grotta lasciavano ipotizzare che si potesse giungere a questo risultato. Si tratta tra l’altro, di un unicum in un’ampia zona dove, ad oggi, non erano state registrate tracce umane così remote nel tempo. E altre novità, potrebbero ancora arrivare nelle prossime settimane.

 

Il sito archeologico

La Grotta Sant’Angelo infatti, costituisce uno dei siti archeologici più interessanti in questo versante della provincia di Taranto per età e quantità di reperti Posta sulle alture a nord del paese, questa cavità naturale, vasta e profonda, si protende verso il canale dei Cupi, antico alveo alluvionale ricco di cavità naturali utilizzate fin da epoche remotissime. Il sito conserva, al suo interno, alcuni affreschi sacri, tra cui la tipica immagine della Vergine con in grembo il Bambino riscontrabile in tante cripte pugliesi del Medioevo. Gli scavi, come aveva già spiegato lo storico Paride Tarentini, si sono concentrati all’interno della cavità per un “corretto approccio scientifico alle prime fasi insediative del sito”. Anche gli affreschi interni rimandano al fatto che la grotta sia stata frequentata nel corso delle epoche storiche. In più, altre presenze di epoca ellenistica e romana sono stati più volte riscontrate nei terreni circostanti, a conferma della valenza archeologica dell’area.

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«Noi tutti siamo grati al professor Peresani dell’Università di Ferrara all’archeologo Davide Delpiano che insieme a Fabio Fogliazza, su incarico della Università di Ferrara, hanno visitato questo luogo e hanno creduto nelle sue potenzialità. Sicuramente – ammette il primo cittadino, Antonietta D’oria - nessuno pensava addirittura all’uomo di Neanderthal. Poi grazie all’autorizzazione della Soprintendenza Archeologica e, dopo una lunga condivisione, si è arrivati al consenso dei proprietari, i signori Calvi, che ringraziamo di cuore e speriamo che facciamo un successivo passo di donare l’area al Comune». Di tracce, come conferma il sindaco, ne sono state trovate diverse. «Tutto il materiale, veramente tanto, rinvenuto dal saggio fatto, sotto l’attenta supervisione del signor Oronzo Corigliano è arrivato alla Soprintendenza. Adesso, aspettiamo gli esiti delle analisi sui vari reperti per avere certezza del periodo storico, sicuramente datato oltre 50.000 anni fa». 

 


Dunque, gli amministratori locali puntano sulla valorizzazione della zona che, evidentemente, riveste un grande valore. «Tutti insieme dobbiamo lavorare affinché da un saggio si passi allo studio dell’intera area e poi metterla a disposizione dei cittadini di Lizzano, della provincia, della regione, del mondo culturale intero». Soddisfatto dell’esito di questi scavi il consigliere comunale Andrea Simone, uno tra i promotori dell’iniziativa che ne chiarisce la portata. «Lo scavo ha raggiunto il livello abitato dal Neanderthal. Evidenziato da una linea nera quasi continua che testimonia l’accensione dei fuochi, di particolare importanza per le attività che svolgeva. Nello stesso strato, infatti, sono stati rinvenuti numerosi strumenti litici ricavati da selci, quali punte, schegge, e strumenti da taglio di vario tipo oltre che un numero considerevole di ossa animali, da considerarsi come resto di pasti». Per gli archeologi non ci sono dubbi: l’uomo di Neanderthal è passato da Lizzano. In quella grotta ha acceso il fuoco per illuminare la notte, riscaldarsi e cucinare. Ben 50mila anni fa.

 

Ultimo aggiornamento: 17 Aprile, 21:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA