Ex Ilva, Peacelink al Tar: «La batteria 12 va spenta»

Lunedì 19 Luglio 2021
La cokeria dell'ex Ilva

Ci sarà anche la voce di Paecelink nell’udienza in programma domattina al Tar del Lazio con al centro il destino della batteria numero 12 della cokeria della ex Ilva di Taranto.
L’impianto viaggia verso la chiusura in ragione del mancato rispetto delle prescrizioni ambientali previste dall’Aia.
Quelle indicazioni andavano assolte entro il 30 giugno, ma non sono state adottate. Di qui il decreto del ministero che ne ha disposto la fermata. Un provvedimento contro il quale ha proposto ricorso “Acciaierie d'Italia”, che si è rivolta al Tribunale amministrativo regionale per disinnescare il decreto firmato dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. 

L'udienza

L’udienza in cui sarà trattato il ricorso è fissato per domani, ma all’appuntamento si presenterà anche il legale nominato dall’associazione ambientalista “Peacelink”. A darme notizia è il portavoce Alessandro Marescotti, ancora una volta in prima linea in quello che per lui oramai è una oltre ventennale militanza sul fronte anti Ilva. 
«Ce la mettiamo tutta per fermare la batteria 12 della cokeria - ha spiegato Alessandro Marescotti - abbiamo già depositato l’atto e martedì con il nostro avvocato siamo inviatati a partecipare alla discussione. Abbiamo fatto ricorso ad “opponendum” con l’avvocato Michele Macrì di Lecce contro Acciaierie d’Italia». In sostanza l’associazione entra nel procedimento per affiancare le ragioni del decreto ministeriale e contro le richieste della grande fabbrica che ha l’obiettivo di annullare il provvedimento che impone lo spegnimento della batteria.

La chiusura disposta dal ministro

Come si è accenato, il semaforo rosso all’impianto è stato acceso con un decreto del ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Il ministro ha disposto il fermo della batteria 12 della cokeria del siderurgico di Taranto visto che il gestore Acciaierie d’Italia, la società sottoscritta da ArcelorMittal Italia e Invitalia, entro il 30 giugno non ha ultimato la realizzazione delle prescrizioni ambientali sull’impianto così come previste dall’Autorizzazione integrata ambientale. 
Il decreto ha disposto che la batteria sia fermata entro il 10 luglio. Acciaierie d’Italia ha impugnato il decreto Cingolani. I legali della grande fabbrica hanno sostenuto che sono necessari più giorni di quelli fissati per fermare la batteria 12, e che il fermo dell’impianto genera un danno produttivo perché riduce sensibilmente la produzione di coke che serve all’alimentazione degli altiforni. Inoltre si è argomentato che le emissioni inquinanti sono invariate tra batteria 12 così come è ora e a interventi Aia ultimati. L’azienda aveva anche chiesto un provvedimento monocratico in via urgente al Tar Lazio che però ha rinviato il caso alla trattazione collegiale. Pomo della discordia, proprio quelle prescrizioni che riguardano essenzialmente l’abbattimento delle polveri. Non è la prima volta che l’azienda impugna decreti del Governo. È accaduto mesi addietro, anche se allora era ArcelorMittal Italia, sempre davanti al Tar Lazio e per un decreto dell’ex ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, relativo al rispetto delle prescrizioni per la copertura dei nastri trasportatori che veicolano le materie prime della produzione dal parco minerali, dove sono stoccate, agli impianti che le utilizzano. 
Nel frattempo Acciaierie d’Italia sta comunque mandando avanti la batteria 12 e non l’ha fermata. Ora non resta che attendere l’udienza di domani dinanzi al giudici amministrativi del Lazio. Nel quale troveranno spazio anche le argomentazioni che saranno proposte da “Peacelink”.

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