Air cargo, l'Arlotta a Grottaglie occasione di sviluppo per l'agroalimentare

Mercoledì 25 Maggio 2022 di Massimiliano MARTUCCI

Immaginate di poter inviare le arance appena raccolte in Giappone, oppure la migliore selezione di uva negli Stati Uniti. La mattina ancora nei depositi delle aziende e la sera già sui mercati di tutto il mondo. È l’ambizioso progetto presentato in Regione Puglia ieri mattina, da Gesfa, un’azienda nata nel 2001 che opera nel settore della logistica, fondata da Stefano Cavicchia, che ha avuto l’ok da Aeroporti di Puglia. Dal 2007 lavora all’aeroporto di Grottaglie, come fornitore della Boeing. 

Il piano

Alla conferenza stampa hanno partecipato l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, il presidente di Aeroporti di Puglia Antonio, Maria Vasile, il direttore generale di Aeroporti di Puglia, Marco Catamerò, la direttora del Dipartimento regionale allo Sviluppo economico, Gianna Elisa Berlingerio, Giovanni Costantini già direttore Cargo Malpensa, Stefano Cavicchia, managing director Gesfa e il sindaco di Grottaglie, Ciro D’Alò. 
«Vorremmo far diventare Grottaglie punto di riferimento del centrosud, dall’Abruzzo alla Calabria. Un hub per il traffico merci via aerea, rivolto ai clienti business. Immagino Grottaglie come un porta di ingresso da e verso il mondo», spiega Cavicchia. In Italia la maggior parte del traffico merci all’ingrosso via aerea passa dal nord. Al sud rimangono le briciole. Secondo i dati diffusi durante la conferenza stampa, l’85% passa dalle regioni settentrionali, il centro trattiene quasi il 13% e al sud poco o niente. Quasi un paradosso, considerando che le nostre regioni sono le principali produttrici di frutta e ortofrutta, dove le aziende sono costrette a far percorrere lunghe distanza alle proprie merci, su strada, aumentando i tempi, duplicando i costi. «Il trasporto cargo aereo è conveniente dal punto di vista del tempo» continua Stefano Cavicchia, «siamo in grado di far stare la merce in Cina in nove ore. Con un container ci vorrebbero quasi due mesi». Un progetto che sembra intercettare una domanda latente del territorio, che potrebbe far diventare Grottaglie un nodo di rete di un hub logistico intermodale che coinvolgerebbe anche il porto di Taranto.

 
Una destinazione che allargherebbe il ventaglio di utilizzo della struttura di Grottaglie, dedicata al momento anche all’aerospazio. I vantaggi sono diversi, secondo quanto spiegato ieri, a cominciare dalla posizione di Grottaglie, al centro del Mediterraneo. La pista, inoltre, è tra le prime sei più lunghe d’Italia e la struttura si trova relativamente vicina all’autostrada A14. «Stiamo valutando anche l’utilizzo dei cargo drone», conclude Cavicchia. Oltre il 60% delle esportazioni pugliesi appartengono alle filiere che più utilizzano il trasporto aereo. Allargando il discorso all’intera “catchment area” (quattro ore di percorrenza via strada) sostanzialmente corrispondente all’intera Italia meridionale, la potenziale alimentazione del cargo basato su Taranto, appartenente ai cluster indicati cresce ulteriormente. Questo conferma l’esistenza di un mercato potenziale che potrebbe realizzarsi grazie allo sviluppo di infrastrutture cargo adeguate nello scalo di Taranto.

Prima della pandemia, le merci viaggiavano per la metà circa del loro totale nelle stive degli aerei passeggeri, prevalentemente impiegati su tratte di medio-lungo raggio. In Italia la percentuale di belly (nelle stive) era lievemente inferiore per una serie di motivi strutturali e la quantità di cargo sulle navi si aggirava intorno al 60%. In queste condizioni, non solo in Italia, ma anche in generale in Europa, era molto difficile pensare ad un aeroporto essenzialmente cargo, senza voli passeggeri che operassero su tratte medio lunghe con le compagnie aeree maggiori (come noto i low cost non portano merci). Con una prospettiva del genere è possibile addirittura immaginare un nuovo tipo di sviluppo dell’economia primaria del sud, capace di dialogare, in mezza giornata, con mezzo mondo.

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