Nucleare, Puglia e Basilicata alleate contro il deposito di scorie

Martedì 12 Gennaio 2021 di Oronzo MARTUCCI

«Si tratta di un problema da risolvere insieme. Vi è il rischio che il coinvolgimento di una sola Regione possa creare problemi alla Regione confinante, poiché i siti indicati sono connessi dal punto di vista geologico e naturalistico»: con questa posizione il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e l'assessore all'Ambiente Anna Grazia Maraschio, hanno partecipato ieri pomeriggio in video conferenza all'incontro con il presidente della Basilicata, Vito Bardi, e l'assessore regionale all'Ambiente lucano, Gianni Rosa, per definire una posizione comune da sottoporre al Governo nazionale e impedire la localizzazione in uno dei siti pugliesi e lucani che sono stati considerati potenzialmente idonei a ospitare il Deposito nazionale delle scorie nucleari.
Nella Cnapi (Carta nazionale aree potenzialmente idonee) elaborata dalla Sogin e resa pubblica il 5 gennaio scorso sono indicati 67 sito potenziali presenti in 7 Regioni italiane (Piemonte, Toscana, Lazio, Sardegna, Puglia, Basilicata e Sicilia). I siti che sono stati classificati come molto buoni a ospitare il deposito nazionale sono localizzati in Piemonte e nel Lazio, mentre in Puglia e Basilicata vi sono 4 siti considerati buoni, secondo la stima di Sogin (Società gestione impianti nucleare) a Gravina, Altamura, Laterza e Matera. Ma in tutte le Regioni è immediatamente partita la mobilitazione per contestare la decisione di rendere ora pubblica la Cnapi, dopo una attesa durata più di 5 anni.

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«Sappiamo bene di avere di fronte per ora solo un elenco potenziale» hanno evidenziato Emiliano e Maraschio, «ma intendiamo tirarci fuori da questo elenco perché quelle pugliesi e lucane sono tutte aree di particolare pregio naturalistico, che fanno parte di Parchi o che sono candidate a farne parte. Vogliamo rispondere con osservazioni pertinenti e siamo ben contenti di agire di concerto con la Basilicata. Per questo già nei prossimi giorni la Giunta Regionale approverà una delibera di indirizzo per esplicitare meglio le azioni e le forze da mettere in campo», hanno concluso i rappresentanti istituzionali della Basilicata.


Anche il presidente Bardi ha subito comunicato che Puglia e Basilicata parteciperanno «in modo coordinato e unitario» alla consultazione pubblica prevista ed esprimeranno la «netta contrarietà» a vederlo realizzato sui loro territori. «Si tratta di aree assolutamente inidonee e Bardi ha sottolineato quindi la necessità di concordare una linea univoca per contrastare questa ipotesi, qualora dovesse concretizzarsi». La giunta regionale lucana «ha chiesto alle organizzazioni sociali e di categoria di contribuire a mettere insieme le obiezioni da presentare all'ipotesi di ospitare rifiuti nucleari».


Le amministrazioni pubbliche e i portatori di interesse hanno 60 giorni di tempo per presentare osservazioni (a far data dal 5 gennaio). Entro quattro mesi successivi si svolgerà un Seminario nazionale per discutere della localizzazione ed entro la fine dell'anno si dovrebbe arrivare alla individuazione del sito idoneo a ospitare il Deposito nazionale, che si estenderà su un'area di 150 ettari, 110 destinate al Deposito e 40 al Parco tecnologico annesso. Gli investimenti previsti ammontano a 900 milioni di euro. Nel Deposito verranno conservati i rifiuti nucleari già esistenti e quelli che saranno realizzati in Italia nei prossimi 50 anni.


Il deputato tarantino del M5S, Giovanni Vianello ha dichiarato che il deposito nazionale rappresenta «una opportunità rappresenta una buona notizia per le regioni Basilicata e Puglia in quanto l'Itrec di Rotondella, in provincia di Matera e confinante con la pugliese Ginosa, potrà essere finalmente liberato dai 64 elementi di combustibile radioattivo che attualmente sono lì stoccati». Allo stesso tempo «fanno bene gli Enti locali a riunirsi, anche se vorrei sottolineare come le regioni Puglia e Basilicata, in particolare le zone tra Matera, Le Murge baresi e Taranto, siano zone assolutamente meno idonee rispetto ad altre aree italiane. Sulla base di questa classificazione ribadisco la mia contrarietà a realizzare il Deposito nazionale in Puglia e Basilicata, perché già tanto hanno sopportato in termini ambientali, legate a interessi nazionali, e anche perché sarebbero ulteriormente pregiudicate molte attività ricettive del settore turistico», ha concluso Vianello.


Anche a Statte, in provincia di Taranto, vi è un sito di stoccaggio di scorie radioattive gestito dalla ex Cemerad che sarà smantellato quando sarà realizzato il deposito nazionale. Intanto vi è chi chiede di allungare i tempi delle osservazioni alla Carta dei siti potenziali. È il caso della deputata piemontese di Italia Viva, Silvia Fregolent. «La scelta dei siti che possono ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari è sbagliata nel metodo e nel merito. Il primo passo sarà quello di presentare al Decreto Milleproroghe un emendamento per posticipare la tempistica, ad oggi fissata in sessanta giorni, che hanno gli enti locali per produrre osservazioni rispetto alle aree scelte da Sogin. I due mesi previsti per evitare il silenzio assenso sono infatti troppo pochi, soprattutto in relazione alle difficoltà create della pandemia», ha concluso.

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