Navi per il gas fra Brindisi e Taranto: monta la protesta degli ambientalisti

Navi per il gas fra Brindisi e Taranto: monta la protesta degli ambientalisti
4 Minuti di Lettura
Domenica 17 Aprile 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 21:21

Il prossimo Consiglio dei ministri potrebbe discutere e approvare misure decisive per le politiche energetiche del Paese e per il ruolo che la Puglia, crocevia delle autostrade del gas, intende ritagliarsi nel medio -lungo periodo. All'orizzonte, come ha annunciato il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, c'è l'attracco di una nave rigassificatore - del costo di 300-400 milioni - in prossimità dei porti dove esiste un allaccio alla rete Snam, ovvero Brindisi e Taranto. Questo consentirebbe di garantire all'Italia 5 miliardi di metri cubi annuali di gas naturale liquido, compiendo un ulteriore passo avanti verso gli obiettivi di indipendenza energetica dalla Russia oggi così lontani.

Le proteste


La strada tracciata dal ministero non è tuttavia libera da ostacoli. Il solo annuncio della nave rigassificatore ha sollevato le proteste delle comunità locali, del sindaco di Brindisi Riccardo Rossi - preoccupato degli effetti che l'ormeggio di una nave carica di gas potrebbe avere sulle attività del porto e quindi sull'economia della città - e dei candidati alla poltrona di primo cittadino a Taranto. Ieri si è levata anche la voce del Forum Ambiente Salute e Sviluppo: «La crisi energetica, con l'aumento spropositato del costo del gas, passato solo nel 2021 - a causa della speculazione finanziaria e non della guerra in corso - da 19 a 187 euro per megawatt/ora, viene colta al balzo da una parte della rappresentanza politica per trasformare Brindisi da città del carbone a città del gas». Per il Forum «se un comune cittadino potesse scegliere quale forma di produzione di energia favorire in questo momento, è fuor di dubbio - sostiene l'associazione ambientalista - che preferirebbe quella che costa di meno. Questa semplice operazione logica non è quella che sembra più diffusa in queste ore: OurWorldData ci dice che dal 2009 al 2019 il prezzo dell'energia elettrica da solare è passato da 359 dollari per megawatt/ora a 40 dollari, l'eolico da 135 a 40 dollari, il nucleare da 123 a 155 dollari. Inoltre le previsioni per il prezzo del gas nel futuro prossimo sono in rialzo, non perché scarseggi, ma a causa di mere operazioni speculative e del fatto che se si restringe il numero dei fornitori la legge del mercato fa il suo corso». Tuttavia, sempre Cingolani ha ribadito a più riprese come la strada delle rinnovabili non sia semplice come appare: «Se anche immettessimo 60-70 Gigawatt di impianti nuovi non risolveremmo il problema complessivo, perché non è solo questione di fare gli impianti, ma anche di accumulare l'energia che non viene prodotta 24 ore su 24», con centrali idro o termo elettriche, per esempio, che funzionerebbero come batterie di accumulo. Ci vorranno, insomma, diversi anni.

L'ipotesi della nave


Il gas, dunque, resta la strada obbligata. Se Brindisi storce il naso, a Taranto non va meglio. Il capoluogo jonico era stato in passato al centro di una possibile realizzazione di un rigassificatore onshore, cioè nell'entroterra, che sarebbe costato 440 milioni di euro, ma fu bocciato dalla Regione nel 2008. Quella recentemente prospettata offshore da Cingolani potrebbe essere una soluzione meno impattante.
Intanto il premier Mario Draghi, insieme al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, lavorano a intese bipartisan con diversi Paesi - una è già stata siglata con l'Algeria; l'altra, con l'Egitto, sta sollevando un vespaio di polemiche - per smarcarsi dalla dipendenza russa, mentre Tap sarà pronta a raddoppiare la fornitura dall'Azerbaijan in un paio d'anni e, se tutto filerà secondo i piani, la Puglia potrebbe diventare approdo di un secondo gasdotto, EastMed-Poseidon. L'altra via sono le prospezioni. I dati del Mite danno un quadro delle riserve di gas naturale in Italia. In totale quelle certe a terra sono 25.355 Sm3 (Standard Metro Cubo) di cui ben 21.804 nel Sud, comprese alcune aree al largo dello Jonio e dell'Adriatico. L'approvazione del Pitesai - una sorta di piano regolatore delle attività estrattive - ha però introdotto nuovi vincoli che gravano sull'attività oil&gas. Di pochi giorni fa, la revoca a livello nazionale di 42 richieste estrattive su 45, nove delle quali - tutte bocciate - in Puglia. La rotta da seguire, insomma, andrà corretta ancora una volta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA