Bollette, l'allarme di musei, teatri e cinema alla prova dell’austerity: «Il ministero ci aiuti»

Bollette, l'allarme di musei, teatri e cinema alla prova dell’austerity: «Il ministero ci aiuti»
di Stefania DE CESARE
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Sabato 10 Settembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:06

Riscaldamento solo quando necessario e illuminazione ridotta al minimo. E poi riduzione degli spettacoli, aumenti del costo dei biglietti e chiusure forzate. Il caro bollette rischia di spegnere le luci ai luoghi della cultura. Anche musei, teatri, biblioteche e cinema sono chiamati a fare i conti con i rincari dei costi energetici. Le previsioni parlano di costi triplicati e al momento non ci sono certezze su ristori. Bollette alle stelle che minacciano così di influenzare l’attività di programmazione degli eventi. Per questo le attività culturali si preparano a risparmiare dove possibile, mettendo in pratica strategie utili a calmierare l’impatto dell’impennata dei prezzi. 

L'allarme dei luoghi di cultura


«Siamo seriamente preoccupati per i prossimi mesi, il problema esiste ed è reale – spiega Carmelo Grassi, direttore artistico del Nuovo Teatro Verdi di Brindisi -. Per tutti i teatri del territorio è una situazione molto difficile. Di questo passo non potremo permetterci di avere sale a metà, ma dovremo avere una offerta più calibrata, con spettacoli che ci possano garantire una capienza totale per avere maggiori economie. Dovremo adottare delle accortezze, come ridurre le ore di riscaldamento delle sale o posticiparne l’accensione. E non sono esclusi anche aumenti dei costi dei biglietti per far fronte alle spese». La speranza è che dal Governo arrivi una mano tesa verso per le attività culturali che hanno già sofferto durante l’emergenza sanitaria. «Come associazione Agis/Federvivo abbiamo deliberato una lettera indirizzata al ministero affinché possa mettere in campo le strategie necessarie a garantire le attività di spettacolo – aggiunge Grassi -. Chiediamo l’utilizzo del fondo ristori per venire incontro alle attività, soprattutto quelle private che non hanno sovvenzioni pubbliche. A rischio c’è sia l’offerta culturale che la riduzione del personale». 

Ancora più complicata la situazione nei musei dove fare economia è ancora più difficile. «Per quanto riguarda i consumi, come MArTa abbiamo un contratto con prezzi fissi. Ci sono stati degli aumenti che però erano già previsti dalla convenzione – precisa Eva Dell’Innocenti, direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto -. Ovviamente siamo preoccupati. Attendiamo delle linee guida dal Ministero della cultura con indicazioni su come affrontare questa situazione. A impattare maggiormente sui costi sono le spese per il condizionamento su cui non ci sono margini di “risparmio”. I musei sono climatizzati tutto l’anno a prescindere dall’apertura o dalla chiusura al pubblico. Occorre preservare i beni che devono essere custoditi a determinate temperature. Si può risparmiare sull’illuminazione delle vetrine o delle sale, ad esempio, ma sul condizionamento sarà difficile intervenire». Anche per i musei del territorio, se la situazione dovesse peggiorare, potrebbero arrivare decisioni difficili come riduzione degli orari di apertura o delle attività culturali. «La nostra politica era già orientata sul risparmio energetico – aggiunge Dell’Innocenti -. Abbiamo avviato una serie di interventi per l’efficientamento energetico dell’edificio e per ridurre i consumi e le spese. Ad esempio la sostituzione dei corpi illuminanti con i led o il progetto per il fotovoltaico. Avendo già adottato delle strategie, possiamo affrontare questo periodo con qualche strumento in più. Da parte nostra ci sarà comunque massima attenzione, anche perché se la situazione dovesse peggiorare, potremmo dover prendere decisioni drastiche con una fruizione ridotta del museo o anche la riduzione delle attività». Per il mondo dello spettacolo, i rischi derivati dal caro bollette viaggiano su due binari: da una parte l’aumento di costi di energia e riscaldamento. Dall’altra, la paura che i rincari possano incidere anche sulla partecipazione del pubblico. Un danno enorme soprattutto per la Puglia, maglia nera dal punto di vista della spesa culturale. 
I pugliesi, secondo la classifica annuale di Federculture, sono gli ultimi in Italia: meno di 50 euro al mese per andare al cinema, a teatro, a un concerto o per visitare un museo. E se le fatture delle utenze domestiche schizzeranno alle stelle, le famiglie potrebbero decidere di “sacrificare” proprio il budget per cinema e musei. «Sarà un inverno molto duro - spiega Andrea Costantino, titolare di “Anchecinema” di Bari -. Ci toccherà valutare attentamente come organizzare la programmazione dei prossimi mesi. Se già prima era difficile mettere in piedi una offerta competitiva, adesso con i rincari sarà ancora più complicato. La vera difficoltà per il settore dell’intrattenimento sarà quella di investire in una offerta culturale che potrebbe essere percepita dal pubblico come una attività costosa. Se il budget a disposizione per le famiglie diminuirà, l’utente a cosa rinuncerà? Alla serata al cinema o a una cena in pizzeria? Mi auguro che dal Governo possano arrivare degli aiuti, così come fatto durante la pandemia. Ma gli incentivi devono arrivare in tempi utili». 

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