Lo Stato boccia la legge regionale sulla decadenza di Cassano: «Incostituzionale». E la Finanza perquisisce gli uffici di Arpal

Lo Stato boccia la legge regionale sulla decadenza di Cassano: «Incostituzionale». E la Finanza perquisisce gli uffici di Arpal
di Vincenzo DAMIANI
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Venerdì 25 Novembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 14:10

La legge regionale che ha portato di fatto al “licenziamento” di Massimo Cassano da direttore generale dell’Arpal sta per essere impugnata dal governo nazionale. Il dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, infatti, ha trasmesso al ministero dell’Economia e all’Ufficio legislativo una mail con la quale solleva forti dubbi e perplessità sulla costituzionalità della norma.

I punti

Tre i punti ritenuti critici: “L’introduzione – si legge - con legislazione regionale di un’ipotesi di decadenza automatica dall’incarico di direttore generale dell’Arpal sembra censurabile sotto il profilo della legittimità costituzionale per violazione dei principi recati dagli articoli 3, 97 e 117 della Costituzione”. Il segretario generale cita alcune sentenze della Corte costituzionale, tra cui la 152 del 21 giugno del 2013 e sostiene che “il carattere automatico della decadenza dall’incarico di direttore generale per effetto dell’entrata in vigore della legge regionale violerebbe l’articolo 97 della Costituzione sotto diversi aspetti”. “Viene, innanzitutto, in rilevo la lesione dei parametri di efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa – scrive il segretario - poiché il previsto meccanismo di decadenza automatica esclude una valutazione oggettiva dell’operato del soggetto decaduto. Inoltre, la sancita decadenza violerebbe il principio di imparzialità dell’azione amministrativa, atteso che prevede una fattispecie di cessazione anticipata e automatica dall’incarico del direttore generale dipendente da un atto approvato dall’organo politico (consiglio regionale). Da ultimo, la norma in esame contrasterebbe con il canone del giusto procedimento, dal momento che non consente l’esercizio da parte del soggetto leso di due diritti rilevanti: quello di intervenire nel corso del procedimento di rimozione e quello di conoscere la motivazione della decisione decadenziale”. Insomma, ci sarebbero molti profili incostituzionali, che d’altronde già l’Avvocatura regionale aveva evidenziato prima che la norma venisse approvata in Consiglio. “Una seconda criticità costituzionale – scrive ancora segretario generale - andrebbe ravvisata nel fatto che, applicandosi a un incarico in corso, la nuova disposizione di decadenza implicherebbe la cessazione automatica di un affidamento già conferito secondo la legislazione precedente, in violazione del principio di legittimo affidamento”. E ancora: “Ulteriore profilo di incostituzionalità – si legge - deriverebbe, poi, dalla circostanza che, nell’introdurre un’ipotesi decadenziale incidente su rapporti di lavoro i cui termini sono (già) contrattualmente regolati, la disposizione appare in contrasto con il principio regolatore del riparto di competenza recato all’articolo 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione, che riserva alla competenza esclusiva statale la materia dell’ordinamento civile”. Secondo la Ragioneria di Stato, infine, anche la previsione del Consiglio di mantenere la stessa copertura finanziaria anche con l’istituzione del cda al posto del dg “suscettibile di violare l’articolo 81 della Costituzione”. La norma è stata già impugnata davanti al Tar dallo stesso Massimo Cassano, ma adesso rischia di essere considerata del tutto incostituzionale, con il rischio di dover non solo restituire l’incarico a Cassano ma anche di dovergli riconoscere i danni. “Il ministero dell’Economia e delle Finanze – esulta il capogruppo Giuseppe Tupputi, parlando a nome di tutti i civici legati a Emiliano - si è espresso dandoci ragione sulla legge regionale”.

E la Finanza perquisisce la sede dell'Arpal

La Guardia di finanza ha effettuato acquisizioni di documenti presso l’ufficio concorsi dell’Arpal, l’Agenzia regionale per il lavoro, guidata fino a pochi giorni fa da Massimo Cassano e ora dal capo del dipartimento regionale Personale, Silvia Pellegrini, in veste di commissaria. La delega è arrivata dalla Procura di Lecce, una delle tante (assieme all’Anac e alle forze dell’ordine) a cui nei mesi scorsi sono arrivate segnalazioni su possibili irregolarità nelle assunzioni Arpal. Ai magistrati salentini era arrivato anche un esposto del governatore Michele Emiliano, sulla scorta di una relazione del commissario dei Consorzi di bonifica, Alfredo Borzillo, in seguito a un’interrogazione dell’ex consigliere regionale Mario Romano. Era stato proprio Borzillo a paventare possibili interferenze di Romano (arrestato nell’inchiesta che coinvolge anche l’ex assessore regionale Salvatore Ruggeri) nelle procedure di assunzione di enti e agenzie legati alla Regione, compresa l’Arpal. L’acquisizione di atti da parte della Finanza è avvenuta nelle stesse ore in cui il ministero dell’Economia ha inviato alla Regione un parere in cui rileva profili di incostituzionalità nella legge 23 del 22 novembre scorso

Le reazioni

Intanto i dubbi sulla costituzionalità della legge regionale divide la maggioranza di centrosinistra in Consiglio: da una parte i civici legati a Emiliano, dall'altra il Pd. «Il ministero dell'Economia e delle Finanze - attacca Giuseppe Tupputi, capogruppo di 'Con Emilianò - si è espresso dandoci ragione sulla legge regionale e dando ragione ai principi e parametri fondamentali di efficacia ed efficienza dell'azione amministrativa, della imparzialità dell'azione amministrativa e della copertura finanziaria. Principi ai quali l'Assemblea legislativa regionale deve improntare la propria azione. Il Consiglio regionale deve farsi garante di tali principi, costituzionalmente garantiti, non legiferare pro qualcuno né contro qualcuno». Replica il consigliere del Pd, Fabiano Amati: «Oggi la notizia è l'indagine della guardia di finanza sull'ipotesi di compravendita di posti di lavoro in Arpal. La questione dell'eventuale incostituzionalità della legge di decadenza del dg va perciò inquadrata in questo contesto problematico e nella mancata assunzione d'iniziative del presidente Emiliano, a fronte di numerose coincidenze tra assunzioni e fede politica dei prescelti. Come ampiamente documentato nel corso di questi mesi», sostiene. Interviene anche il deputato della Lega, Davide Bellomo, ex capogruppo in Consiglio: «Sono stato un facile profeta - dice - il parere della Ragioneria Generale dello Stato, che prelude all'impugnativa del governo alla legge regionale della Puglia era più che prevedibile». 

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