Carburanti, verso il taglio dei prezzi. Ma i parlamentari di Puglia rilanciano: «Servono misure più incisive»

Mercoledì 16 Marzo 2022 di Paola ANCORA

Il Governo si prepara a una prima sforbiciata sul prezzo di benzina e gasolio, un taglio stimato in 15 centesimi per litro, ma ai parlamentari pugliesi non basta: «Servono interventi ancora più decisi». E, quindi, qualora non provvedesse l’esecutivo di Mario Draghi – pronto a licenziare già domani in Consiglio dei Ministri il decreto sulla sforbiciata dei prezzi – sarà il Parlamento a intervenire, in sede di conversione del decreto in legge. Anche perché il tam tam dei consumatori, dei sindacati, delle associazioni di categoria è diventato incessante. Solo ieri Assoutenti ha ricordato che il prezzo della benzina al distributore su strada è cresciuto del 19,7% dal 24 febbraio, giorno dell’invasione russa in Ucraina, mentre il gasolio è aumentato del +28,8%. Tradotto, un litro di verde costa 36 centesimi al litro in più, uno di gasolio 49 centesimi in più. Un salasso per tutti e, in particolare, per chi utilizza l’auto o un camion per lavorare. Non a caso, in Puglia, l’appello delle imprese è stato unanime, da Foggia a Lecce passando per Bari: intervenire e fare presto o gli effetti della crisi saranno inarrestabili. 

 


Le voci

Così nelle stesse ore in cui la vice ministra alle Infrastrutture e ai Trasporti, la salentina Teresa Bellanova (Italia Viva), evidenziava la necessità di «agire con coraggio e determinazione con un intervento sulle accise» per ridare fiato all’autotrasporto – ieri si è tenuto l’ennesimo tavolo con le organizzazioni del settore per scongiurare un altro sciopero – il senatore del Partito democratico e presidente della commissione Affari europei, Dario Stefàno condensava in un tweet il percorso da seguire: «Tetto Ue al costo del gas, taglio delle accise sulla benzina, iniziative di sostegno e aiuti per famiglie e imprese sempre più in difficoltà. Il governo faccia in fretta». 


Il Pd, con la capogruppo alla Camera, la friulana Debora Serracchiani, ha anche suggerito di seguire l’esempio della Slovenia, che ha introdotto un tetto massimo al costo del carburante. «Ma la primogenitura di questa proposta è nostra – interviene il parlamentare di Forza Italia, Mauro D’Attis – del presidente Antonio Tajani». Al netto della firma in calce all’idea, la convinzione che sia improrogabile un intervento strutturale per mettere le redini a un mercato ormai fuori controllo è trasversale. «Si deve lavorare ancora sul taglio delle accise e dell’Iva - prosegue D’Attis - fissando un limite massimo ai prezzi di benzina e gasolio». Nessuna tentazione statalista per il partito di Silvio Berlusconi, ma «siamo in guerra – aggiunge il deputato - non è tempo di sofismi. Noi forzisti siamo liberali e riformisti, non liberisti. E ci sono settori come questo che hanno bisogno di un controllo». Un controllo politico, governativo, mentre ma quello delle Procure è già partito: i magistrati inquirenti di Roma, infatti, hanno già mosso i primi passi, aprendo un fascicolo - al momento senza indagati o ipotesi di reato – e affidando l’attività di indagine alla Guardia di Finanza. «Non si tratta di controllare solo i distributori su strada – chiude il deputato azzurro – ma di verificare che non vi siano accordi e cartelli per speculare su grandi quantità di carburanti, tali da drogare il mercato, come sta avvenendo». La guardia, insomma, «deve restare alta, anche da parte del Parlamento», per dirla con le parole del presidente di Montecitorio, Roberto Fico. 


Le misure previste

Ma in che cosa, il decreto che potrebbe essere approvato domani, tradisce le aspettative dei parlamentari pugliesi? Dalle notizie trapelate, prevederebbe un taglio troppo timido delle accise e una rateizzazione delle bollette, misure “tampone” che non saranno sufficienti a frenare la corsa inflattiva. Nel dettaglio, con il decreto verrebbe stabilito di finanziare il taglio dei prezzi attraverso l’extragettito Iva, che solo nel mese di marzo è stato stimato in 200 milioni di euro da Assopetroli e sull’intero anno potrebbe valere fino a due miliardi di euro. In questo modo, anche in Puglia dove il prezzo della benzina ha superato quota 2,3 euro per un litro e quello del diesel i 2,33 euro per un litro, i cittadini beneficerebbero di una limatura delle spese vive. Palazzo Chigi è al lavoro anche sulle bollette: a partire dalla possibilità di rateizzarle. Già oggi ai cittadini è garantita la possibilità di pagare il 50% su gas e luce subito e il resto in dieci tranche. Ora l’idea del governo è quella di ampliare questo meccanismo e di mettere sul tavolo 800 milioni di fondi per le imprese. 


Anche per il Movimento Cinque Stelle queste misure non saranno sufficienti a spegnere la fiammata dei prezzi, che sta erodendo i bilanci di famiglie e imprese. «Bisogna utilizzare i proventi delle aste per la vendita dell’anidride carbonica (un meccanismo di assegnazione delle quote di emissione di gas serra, per impedire il superamento di un limite fissato a livello europeo ndr) per alleggerire gli oneri di sistema – dice il deputato Diego De Lorenzis, vicepresidente grillino della commissione Trasporti – e prevedere poi una riduzione drastica delle accise: penso che il taglio annunciato non sia sufficiente e in fase di conversione del decreto saremo più incisivi». Non resta che attendere.

 

Ultimo aggiornamento: 20:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA