Draghi, toto-ministri: ipotesi Zingaretti, Di Maio punta al bis. Per la Lega c'è la Bongiorno, dentro Fi è sfida tra Tajani, Carfagna e Bernini

Governo Draghi, toto-ministri: ipotesi Zingaretti, Di Maio punta al bis. Per la Lega ipotesi Bongiorno, dentro Fi è sfida tra Tajani, Carfagna e Bernini
Governo Draghi, toto-ministri: ipotesi Zingaretti, Di Maio punta al bis. Per la Lega ipotesi Bongiorno, dentro Fi è sfida tra Tajani, Carfagna e Bernini
di Marco Conti
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Mercoledì 10 Febbraio 2021, 23:23 - Ultimo aggiornamento: 11 Febbraio, 12:21

ROMA Il Wwf non salva solo i Panda, ma trae d’impaccio anche i Cinquestelle che ieri per ore sono stati in attesa di un “chiodo” al quale “appendere” la votazione sulla piattaforma Rousseau. «La buona notizia» la dà Donatella Bianchi, presidente del Wwf dopo l’incontro con Mario Draghi: «Ci sarà il ministero delle transizione ecologica». Musica per le orecchie grilline che si accontentano, visto che per tutta la giornata erano in attesa di un intervento dello stesso presidente del Consiglio incaricato. 


La doccia


Una dichiarazione formale che però Draghi non ha voluto fare, e non solo perché non è nel suo stile visto che a tutti ha dato appuntamento in Parlamento, ma anche perché avrebbe segnato l’inizio di un primo cedimento alle richieste dei partiti e rallentato forse anche il timing che potrebbe portare Draghi domani, o al massimo sabato, al Quirinale dove avverrà la cerimonia di giuramento dei ministri. Eppure la telefonata mattutina di Grillo a Draghi, e poi la conversazione del primo con Di Maio, avevano convinto i parlamentari 5S che lo stesso Draghi al termine della giornata avrebbe rivolto una sorta di appello in visto del voto su Rousseau. La doccia fredda arriva però nella serata con due righe dello staff di Draghi: «Il presidente incaricato non intende fare dichiarazioni in serata».


Parla invece la presidente del Wwf che annuncia «il superministero» e questo basta a Grillo per sbloccare lo stallo e tentare di riunire il Movimento sotto la cornice ambientalista attraverso la piattaforma Rousseau che, in tempi molto ristretti, dovrebbe dare per la terza volta in questa legislatura il via libera al governo. Il ministero della transizione ecologica altro non è che il ministero dell’Ambiente che metterà insieme alcune delle deleghe con il ministero dello Sviluppo Economico che ha la struttura per gestire la montagna di miliardi in arrivo da Bruxelles e le competenze per mettere insieme i temi dello sviluppo economico con quelli energetici e ambientali. Senza contare che l’ultima bozza del Recovery Plan già prevede corposi investimenti sul fronte green (circa settanta miliardi). Nella trattativa sul mai nato Conte-ter, dove a lungo si è discusso di possibili sdoppiamenti di ministeri, fu lo stesso Matteo Renzi che avanzò l’idea di un unico ministero per la gestione dei fondi green sul modello francese.


Tanto però basta a Beppe Grillo per inserire la novità nel quesito insieme alla specifica che si tratta di dire sì o no alla nascita di un governo «tecnico-politico» che rappresenta poi l’altro paletto grillino che garantisce una presenza nell’esecutivo. Difficile che possa esserci un ministro grillino alla guida del superministero o che possa essere guidato dallo stesso Giuseppe Conte che ieri ha offerto un altro assist a Draghi dicendo che avrebbe votato sì su Rousseau se fosse stato iscritto alla piattaforma.

Di Maio potrebbe infatti garantire continuità restando alla Farnesina, mentre il mite Patuanelli potrebbe essere l’altro ministro in quota 5S. Non ci sono nel quesito di Rousseau veti a forze politiche e questo lascia un po’ solo il Pd che continua a proporre il tema del perimetro della maggioranza sperando ancora che la Lega possa restare fuori e permettere così a Nicola Zingaretti di entrare al governo. Il «perché no» di Andrea Orlando, ripetuto anche ieri sera in tv all’ipotesi di Zingaretti ministro, svela il disorientamento che c’è in casa dem dove ci si interroga su chi andrà al governo tra Franceschini, Guerini e Orlando, visto che le poltrone potrebbero essere due. Se per la Difesa si seguirà il criterio della continuità, Guerini è favorito e rischia di scalzare Franceschini e l’altro posto potrebbe essere appannaggio della segreteria Pd e quindi del vice-Orlando.

Nella Lega Salvini mastica amaro per non riuscire ad intestarsi la svolta da ministro. Un cambio radicale di linea politica di cui avverte i rischi che per qualcuno potrebbero moltiplicarsi se Giorgetti diventasse il referente più forte del Carroccio nell’esecutivo dove l’altro nome non è ancora certo anche se la rosa dei papabili aumenta e include Centinaio, Garavaglia, Stefani, Molinari e Bongiorno. Draghi, che non ha mai toccato il tema della squadra, non vuole mettersi a contrattare, anche se nella valutazione che farà dei ministri con Sergio Mattarella il problema degli equilibri interni ai partiti potrebbe tornare a guidare qualche scelta. La speranza di tutti i segretari è quella di essere quantomeno contatti prima della formalizzazione della squadra di governo. Ci conta Leu dove però Roberto Speranza “soffre” il veto salviniano che invece sembra aver rimosso sull’attuale titolare del Viminale Luciana Lamorgese. Dentro FI la sfida è a tre (Tajani, Carfagna e Bernini), mentre Iv spinge per la Bellanova.

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