Servono le ali all'Italia per vincere le nuove sfide

Lunedì 13 Settembre 2021 di Mauro CALISE

Anche se il clima si è rasserenato, sul cammino del governo restano molte sfide, e qualche trappola. La campagna per le vaccinazioni va avanti, ed è il principale traguardo intorno a cui si è coagulato il consenso diffuso e multipartisan per Draghi. Affrontiamo con un po’ più di ottimismo la riapertura delle scuole, anche perché siamo diventati consapevoli che miracoli neanche Supermario può farli. C’è un dedalo istituzionale nella galassia della scuola.
 

Un dedalo di milioni di studenti e insegnanti e decine di migliaia di edifici che può essere governato soltanto con un mix di autocontrollo e di fortuna. Intanto, arrivano le amministrative. Come ha sottolineato il costituzionalista Sabino Cassese, si presentano come le meno bellicose degli ultimi cinquant’anni, visto che i partiti contendenti siedono nello stesso esecutivo. Ma, conoscendo la propensione italica per la rissa di fazione a prescindere, meglio attendere i ballottaggi per alzare il cartello di scampato pericolo. In ogni caso, fino a Natale si resterà in una sorta di limbo. Tutti intenti ad affilare i coltelli per la lunghissima notte che sfocia nell’elezione del Capo dello Stato. Con la conseguenza che Draghi dovrebbe essere lasciato libero di continuare a lavorare sul fronte della ricostruzione economica. Il fronte del nostro futuro. 
Dunque, tutto bene, anzi benissimo? Quasi. Lasciamo pure da parte gli sciacalli, che pullulano ad ogni latitudine, sempre pronti a speculare sul primo incidente che ti piova addosso. Limitiamoci alla regola aurea delle nostre democrazie al tempo della personalizzazione leaderistica: che si scende più rapidamente di quanto si sia saliti. Le cause le conosciamo: l’estrema volatilità delle opinioni di elettorati molto frammentati, la pressione di bisogni e domande che è impossibile soddisfare ma ancora più impossibile tacitare, le incursioni di capitani di ventura con l’unica missione di arrivare a scalzare il principe di turno. Fino ad oggi, la corazza di Draghi lo ha difeso da queste insidie. Grazie al corredo di superpoteri forgiati con l’acciaio del passato: standing tecnocratico europeo, status di leader globale, understatement da grand commis. Basteranno per attraversare – come la salamandra di Braudel – il fuoco senza bruciarsi?
Forse, come ai personaggi di Marvel, alla corazza servirebbero le ali. Un mix di fantasia e di ideologia. È vero, l’ammirazione per il premier si fonda sulla sua concretezza, la sua straordinaria capacità di proiettare un’immagine di operosità, di obiettivi e di risultati raggiunti. Proprio quello che ha fatto difetto per decenni ai nostri presidenti. Senza mai alzare la posta e l’asticella oltre le nostre capacità di raggiungerla. E senza mai giocare al ribasso. Con un senso di misura ed equilibrio che è riuscito ad ipnotizzare perfino i critici più preconcetti. Ma ora che sulla forza tranquilla di Draghi sappiamo di poter fare affidamento, possiamo chiedergli anche di trasformarla in una narrazione di futuro?
Senza bisogno di leggere l’Economist, si sa che i prossimi anni non saranno una passeggiata. Se davvero vogliamo provare a ricostruire il Paese a partire dalle sue fondamenta economiche, i cambiamenti saranno durissimi. Ci sono in tanti che aspettano solo di saltare sul treno superveloce e supergreen della transizione digitale ed ecologica. Ma saranno ancora più numerosi quelli che resteranno a terra, disoccupati o costretti a riciclarsi in mestieri più o meno improvvisati. In termini di rappresentazione ideale, e identitaria, che significherà? Come dovremo elaborarla? Assisteremo all’ennesimo scontro tra apocalittici e integrati, cui i filosofi si stanno già attrezzando con gli arnesi delle vecchie teorie? O riusciremo a inventarci un nuovo patto, una nuova luna di carta cui appendere le nostre paure, e i nostri sogni?
Non so se Mario Draghi abbia voglia di sobbarcarsi anche questa fatica. So che, scrutando i passi della storia, c’è sempre in qualche angolo un Efialte che studia il varco per farsi strada a tradimento. Se Leonida avesse avuto le ali, avrebbe vinto anche l’ultima battaglia.

 

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