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Ex Ilva di Taranto, due miliardi dal Governo Draghi per il futuro. Sindacati e Confindustria scettici: «I problemi sono oggi»

Una veduta dell'ex Ilva oggi Acciaierie d'Italia
Una veduta dell'ex Ilva oggi Acciaierie d'Italia
di Domenico PALMIOTTI
5 Minuti di Lettura
Domenica 18 Settembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 09:52

Con i decreti Aiuti Bis e Aiuti Ter, varati rispettivamente ad agosto e l’altro ieri, il Governo Draghi ha posto le premesse perché anche il Governo che verrà dopo le elezioni di domenica prossima, a meno di un netto cambio di rotta, tenga l’ex Ilva di Taranto, ora Acciaierie d’Italia, nella sfera pubblica. Con lo Stato ben presente nel capitale della società (è prevista la salita al 60 per cento) ma anche nelle tecnologie della produzione, orientate alla sostenibilità ambientale e alla riduzione delle emissioni inquinanti.

Le operazioni

Per l’una e l’altra operazione c’è la disponibilità complessiva di 2 miliardi di euro, uno per ciascun ambito d’intervento, cui si affianca il ruolo di regia di Invitalia, società del ministero dell’Economia e partner di minoranza di Acciaierie d’Italia dove ArcelorMittal ha invece la maggioranza. Invitalia, infatti, si occuperà dell’aumento del capitale e del rafforzamento patrimoniale dell’ex Ilva. Ma anche della selezione dei partner industriali e finanziari che entreranno nella società, distinta dall’ex Ilva, che, usando l’idrogeno verde derivato da fonti rinnovabili, dovrà poi produrre il preridotto (semilavorato di ferro) per gli impianti che fanno l’acciaio. Quest’ultima società è stata già costituita da Invitalia a febbraio (nome Dri Italia, da Direct reduced iron), ha per ora un capitale di 35 milioni di fondi Mef, elevabili a 70, ed è presieduta da Franco Bernabè, presidente di Acciaierie d’Italia. 
Il preridotto, un materiale di carica per altiforni, forni elettrici e acciaierie che permette di ridurre le emissioni inquinanti, potrà essere utilizzato dall’ex Ilva ma anche da altri siderurgici. L’impianto dovrebbe sorgere a Taranto in un’area vicina allo stabilimento.  Pur essendo significativa la manovra del Governo, pone tuttavia un interrogativo: come si coniuga la prospettiva con l’oggi? Perché è chiaro che l’operazione sul capitale richiederà del tempo. Invitalia attende il nuovo Governo prima di approfondire il dossier relativo all’impiego del miliardo di Aiuti Bis.

Il preridotto

E ancor più tempo sarà necessario per la fabbricazione del preridotto e l’uso dell’idrogeno verde, sebbene entrambi, insieme ai forni elettrici, facciano parte del nuovo piano industriale di Acciaierie d’Italia. Quello da 5 miliardi di euro di investimenti con un orizzonte temporale a dieci anni partendo dal 2022. 

Prospettiva produttiva ed economica e sostenibilità ambientale dell’acciaio sono sì importanti, ma oggi c’è una fabbrica in grave affanno. Con impianti fermi (altoforno 2 e acciaieria 1), prezzo del gas alle stelle, cassa integrazione elevata, indotto e fornitori in sofferenza per i mancati pagamenti. Una crisi che diviene sempre più stringente. E che s’innesta sul deteriorato rapporto tra la città (comprendendo istituzioni, sindacati, lavoratori e imprese) e l’azienda. 

Le dichiarazioni


«Ci si occupa del dopodomani ma nessuno pensa all’oggi - dichiara a “Quotidiano” Roberto Benaglia, segretario generale Fim Cisl -. Abbiamo 2 miliardi tra capitale e decarbonizzazione, e va bene, ma non sappiamo ancora come la fabbrica affronterà le prossime settimane. Lo abbiamo detto più volte ai ministri Giorgetti e Orlando senza però ricevere risposte. Nelle prossime ore solleciterò il Mise perché si muova almeno qualcosa sul miliardo di Aiuti Bis». Anche Rocco Palombella, segretario generale Uilm, si tiene cauto e dice a “Quotidiano” che «non vorrei che lo sguardo tutto rivolto al futuro facesse perdere di vista l’oggi perchè la crisi che da mesi vive l’ex Ilva non si è affatto attenuata, tutt’altro». 
«Il Governo mostra attenzione all’ex Ilva ma quest’esecutivo è ormai giunto a fine corsa e non può darci le soluzioni che aspettiamo da tempo - commenta a “Quotidiano” Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto -. E al nuovo Governo che bisognerà rivolgersi. Anche per questo abbiamo messo in stand by la protesta dell’indotto. Non appena ci sarà il nuovo ministro dello Sviluppo economico, chiederemo un incontro e gli diremo senza giri di parole: fateci capire, di questo stabilimento che volete fare?».
Ha meno dubbi, invece, la politica. Per Ubaldo Pagano, deputato Pd, “la linea della fabbrica decarbonizzata, che non danneggia l’ambiente, tenacemente perseguita in questi anni dal governatore Michele Emiliano, ha un importante riconoscimento. È una vittoria del presidente della Regione Puglia che spesso si è ritrovato da solo in difesa di Taranto dovendo anche fronteggiare tanti ostruzionismi. Il miliardo di Aiuti Ter - dice Pagano - è chiaramente un primo passo cui dovranno seguire nuovi passaggi e soprattutto risorse sufficienti a riconvertire completamente gli impianti dell’acciaieria”. Per il consigliere regionale pugliese Massimiliano Stellato, preridotto e idrogeno verde porteranno meno emissioni, è “la sostenibilità ambientale della produzione dell’acciaio in uno con la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e la difesa dell’occupazione, che Taranto giustamente ha sempre chiesto. Il Governo Draghi - rileva - ha dato un’impronta chiara in questa direzione. Un lavoro importante che adesso dovrà necessariamente proseguire”. 

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