Recessione, anche in Puglia incombe l'allarme: imprese e consumatori allo stremo

Recessione, anche in Puglia incombe l'allarme: imprese e consumatori allo stremo
di Alessio PIGNATELLI
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Sabato 17 Settembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 20:26

In prospettiva «c’è un rallentamento della crescita, ma non credo si possano vedere i sintomi di una recessione». Così ha affermato ieri il presidente del Consiglio, Mario Draghi, sulla possibilità paventata anche dalle stime dell’agenzia di rating Fitch. Quest’ultima, ipotizzava per il Pil italiano una contrazione dello 0,7% nel 2023 sotto il peso del caro-energia.

Le parole di ieri del premier sembrano mitigare queste previsioni ma è stato lo stesso Draghi ad ammettere un rallentamento inevitabile dell’economia nazionale. E la Puglia, in questo scenario, non può esserne esente naturalmente. Il grido d’allarme di imprenditori, sindacati e famiglie da mesi ormai si leva contro la spirale impazzita.

I numeri della Puglia

Giusto per avere un quadro, l’Istat ha reso noto ieri i dati dell’inflazione di agosto delle regioni e dei capoluoghi di regione in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita. La Puglia presenta un’inflazione annua a +8,6% e registra a famiglia un aggravio medio pari a +1.392 euro. Bari è leggermente sopra questa cifra con un incremento pari a 1.458 euro. In generale, in testa alla classifica delle regioni più costose con un’inflazione annua a +10,2% c’è il Trentino con un aumento familiare medio pari a 2.650 euro su base annua. A guidare la classifica dei capoluoghi più cari è Bolzano dove l’inflazione annua, pari a +10,5% si traduce nella maggior spesa aggiuntiva annua equivalente, in media, a 2.791 euro.

Le preoccupazioni

«Siamo preoccupatissimi - dice il presidente di Confindustria Puglia, Sergio Fontana - le aziende non possono pagare le bollette di gas ed elettricità: già stanno arrivando le prime richieste di cassa integrazione e poi, di conseguenza, si bloccherà l’indotto. I costi oggettivamente non sono più sostenibili e non si parla più di resilienza ma di sopravvivenza». Al prossimo governo, «qualunque esso sia», gli industriali pugliesi chiedono di mettere lavoro e imprese al centro dell’agenda politica. «E sulla politica energetica in Puglia - prosegue Fontana - vorremmo capire se c’è la possibilità, almeno con i futuri impianti, di avere dei vantaggi come succede in Basilicata. Ricordo che siamo la prima regione per energia da fonti rinnovabili». La crisi contrae gli investimenti e i consumi e uno dei settori più colpiti è la metalmeccanica. Le aziende altamente energivore del comparto stanno subendo contraccolpi pesantissimi tra cali di produzione e rincari generalizzati.

«Costo delle materie prime, dell’energia fuori controllo e inflazione a due cifre rischiano di sferrare il colpo mortale per il sistema industriale metalmeccanico pugliese con ricadute devastanti per i lavoratori» racconta Giuseppe Romano, segretario generale Fiom Cgil Puglia, che poi scandaglia le criticità. Settori come quello dell’automotive, nel Barese da citare soprattutto le vertenze Bosch e Marelli, della siderurgia - ex Ilva di Taranto in primis. E ancora il comparto dell’aerospazio con lo stabilimento di Grottaglie che, seppur con segnali di ripresa, presenta una situazione critica. «In assenza di iniziative concrete e chiare linee guida di politica industriale - aggiunge Romano - queste vertenze potranno subire il colpo definitivo. Il prossimo governo, qualunque esso sia, ha l’onere e il dovere, congiuntamente al governo regionale, di intervenire subito. I primi a pagare come sempre d’altronde sarebbero i lavoratori. Non possiamo permetterci in Puglia tale disastro e ci mobiliteremo come sindacato per evitarlo». Nella sua previsione, Fitch spiega che sono state abbassate le aspettative di crescita per il 2022 e ora si prevede che l’economia italiana si contrarrà nel 2023 a causa dello shock energetico. Aggiungendo poi un preoccupante pronostico che è già realtà, «un colpo diretto alla produzione e al potere d’acquisto dei consumatori».

Ed è proprio in questa direzione che Emilio Di Conza, presidente Adiconsum Puglia, rilancia l’allarme per il futuro: «Le famiglie pugliesi sono in preda a una crisi di nervi e accendere il gas o la luce in casa è diventato un lusso. Con una conseguente povertà energetica che si è raddoppiata in un breve lasso di tempo. Servono interventi massicci per scongiurare la perdita della tenuta sociale e rilanciare i consumi, per una ripresa economica, produttiva e occupazionale. La stagione invernale non porterà il giusto calore nelle case e la spesa al supermercato sarà sempre più stentata. I nostri centralini dell’Adiconsum in Puglia sono diventati sfogatoio del disagio economico e sociale. Serve una svolta politica e scelte di governo immediate».

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