«Torna da me o diffondo i nostri filmati intimi»: in carcere per revenge porn

«Torna da me o diffondo i nostri filmati intimi»: in carcere per revenge porn
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Mercoledì 4 Marzo 2020, 09:40 - Ultimo aggiornamento: 18:44

Minaccia la ex di pubblicare sul web filmati dei rapporti intimi ripresi, senza metterla al corrente, con una telecamera nascosta. Un caso di revenge porn, quello che ha visto ieri finire in carcere un uomo di Lizzanello, nel Salento, con l'accusa di tentata estorsione, atti persecutori meglio conosciuti come stalking anche per avere piazzato nella sua macchina un gps per seguire i suoi spostamenti e danneggiamento per averle sfasciato la stessa auto.

Per G.D.V., 59 anni (difeso dall'avvocato Stefano Prontera), si sono aperte le porte del carcere poiché nessuna altra misura avrebbe potuto garantire alla ex l'incolumità ed il diritto a vivere senza la preoccupazione di essere raggiunta sul posto di lavoro, come da telefonate, da messaggi con i video di quelli che una volta erano stati rapporti di amore. Un assalto continuo alla vita privata di questa ragazza, lo dicono le nove denunce presentate in pochi mesi.

 

La misura è stata decisa dal giudice per le indagini preliminari Cinzia Vergine, accogliendo la richiesta del pubblico ministero della Procura di Lecce, Luigi Mastroniani (del pool fasce deboli). L'inchiesta condotta con i poliziotti della Squadra mobile è nata dalle denunce presentate dalla ragazza con l'avvocato Fabrizio Pisanello. Ed hanno riportato anche i messaggi inviati dall'indagato il 5, l8 ed il 9 luglio dell'anno scorso. Messaggi oggetto della consulenza informatica affidata all'ingegnere Luigina Quarta. Quei messaggi con foto e video ripresi da una telecamera installata ai piedi del letto di casa e nascosta in un cartone dove era stato praticato un foro della grandezza dell'obiettivo. Ti ricordi questa? La frase dei primi due messaggi. Il 9 luglio al filmato contenente un loro momento intimo, né seguì un altro con in primo piano una corda e la registrazione della frase in cui affermò che si sarebbe tolto la vita a causa dei suoi rifiuti a riprendere la loro relazione.

Si tratterebbe, tuttavia, soltanto di uno scorcio di una serie di ritorsioni che l'indagato avrebbe messo in atto spinto dall'incapacità di accettare la scelta della ragazza a mettere fine alla loro relazione. L'inchiesta riporta il danneggiamento della macchina della ex risalente a Natale dell'anno scorso: parcheggiata in una strada di Lecce, sarebbe stata speronata ripetutamente fino a distruggerla. Intervenne il fratello per cercare di fermarlo ma - riporta l'ordinanza - fu minacciato di morte.

Dieci giorni dopo ancora una incursione nella vita privata della ex: sarebbe stata raggiunta in un bar per chiederle con chi fosse e se con lei ci fosse l'amica che - a suo modo di vedere - aveva causato la fine della loro relazione. Minacce il 9 gennaio: «Fammi andare carcerato, prima che succeda qualcosa di grave a te ed alla tua amica. Sarebbe la tua e la mia salvezza». E tra tentativi di riconciliazione ed accuse di avere relazioni con gli investigatori fino alla necessità di porre fine a questi comportamenti: «Ci si trova al cospetto di persona violenta e petulante», ha sottolineato il giudice Vergine. «Che ha dimostrato nel coro di vari accadimenti, propensione alla prevaricazione ed alla capacità di metabolizzare la frustrazione della fine del rapporto».

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