Omicidio di Eleonora e Daniele, giallo sul movente. I legali della famiglia di lui: così è ancora più inaccettabile

Martedì 29 Settembre 2020
L'invidia per la felicità altrui. Sarebbe questo secondo gli inquirenti l'incredibile movente che avrebbe spinto Antonio De Marco a pianificare per giorni - forse settimane - nei minimi dettagli e poi a realizzare la brutale uccisione con decine di coltellate del giovane arbitro Daniele De Santis e della sua fidanzata, Eleonora Manta, trucidati  una settimana fa nella casa in cui erano appena andati a vivere insieme e nella quale per alcuni mesi avevano convissuto con il loro assassino.
De Marco è stato fermato ieri sera dai carabinieri all'uscita dall'ospedale di Lecce dove faceva pratica come infermiere. Non ha opposto resistenza, ha solo chiesto ai militari «da quanto mi pedinavate» e nel lungo interrogatorio notturno alla presenza anche del procuratore, Leonardo Leone De Castris, ha confessato.

Una volta entrato in casa l'assassino ha colpito per primo Daniele poi si è scagliato con ferocia sulla ragazza inseguendo entrambi mentre, invocando aiuto, tentavano di fuggire sul ballatoio e poi sulle scale dove li ha finiti con decine di coltellate. Secondo gli inquirenti, ha agito «con spietatezza e totale assenza di ogni sentimento di pietà», «per mero compiacimento sadico» in un contesto di «macabra ritualità» testimoniata anche dal fatto che sulla calza di nylon che indossava sul volto, De Marco aveva disegnato con un pennarello nero gli occhi e la bocca.
«Ho fatto una cavolata - ha detto De Marco quando è stato preso - So di aver sbagliato. Li ho uccisi perché erano troppi felici e per questo mi è montata la rabbia».

ZANALDA: DISTURBO PSICHIATRICO DA ALTERAZIONE DELLA REALTA'
Sul movente però il mondo della psicanalisi è diviso. È un movente «un po' assurdo», commenta così Enrico Zanalda, presidente della Società italiana di psichiatria. «Il fatto che fossero troppo felici e questo lo disturbasse facendogli montare la rabbia non è una motivazione credibile, è possibile anche che alla base vi sia un disturbo importante che gli fa dire cose che non hanno senso». «Dovranno indagare di più - afferma - se alla base vi è qualcosa di patologico tutto è possibile, ma occorrerebbe conoscere meglio la situazione. Così com'è, il movente non è credibile». «Sembra che si sia accanito più sulla donna che sull'uomo - aggiunge - questo può far pensare a un ipotetico movente passionale, a un'attrazione o anche solo a una maggiore conoscenza che lui aveva della donna. Comunque potrebbe essere anche qualcosa che aveva costruito nella sua testa». Per lo psichiatra «chi ha una patologia non commette più reati di chi è sano, e soprattutto non tende a farlo in un contesto di persone che non conosce bene». Zanalda aggiunge che «la motivazione fornita dallo studente lascia sgomenti» e dice che il caso di Lecce ne ricorda un altro avvenuto a Torino lo scorso anno, ai Murazzi. «Anche in quel caso chi uccise disse che lo aveva fatto perché aveva visto l'altro troppo felice, ma in realtà poi indagando venne fuori che l'uomo gli era sembrato il nuovo compagno della fidanzata». Uno dei possibili disturbi che potrebbe essere alla base del gesto confessato dallo studente di Lecce secondo Zanalda «è un'alterazione del rapporto con la realtà, una patologia psichiatrica». 


I LEGALI DELLA FAMIGLIA DE SANTIS: TUTTO ANCORA PIU' INACCETTABILE
«È tutto ancora più inaccettabile per la famiglia, a una morte così violenta e terribile si aggiunge l'assurdità e la carenza di un movente». A dirlo all'Adnkronos l'avvocato Mario Fazzini legale della famiglia di Daniele De Santis ucciso il 21 settembre scorso a coltellate insieme alla sua fidanzata Eleonora Manta nella loro casa di via Montello a Lecce. Per l'efferato duplice omicidio è stato fermato un ventunenne di Casarano, Antonio De Marco, che proprio nell'appartamento di De Santis a pochi passi dalla stazione aveva vissuto fino a fine agosto. «È tutto assurdo, nessuno poteva immaginare una cosa del genere. La famiglia di Daniele sapeva che era l'ultimo inquilino della casa, uno che usciva la mattina e rientrava la sera. È assurdo», ripete il legale. 

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