Ricoveri in Terapia intensiva, mai così tanti. A Lecce saturo il Pronto soccorso: «Non mandateci più ambulanze». Poi lo sblocco

Ricoveri in Terapia intensiva, mai così tanti. A Lecce saturo il Pronto soccorso: «Non mandateci più ambulanze». Poi lo sblocco
di Andrea TAFURO
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 31 Marzo 2021, 09:02 - Ultimo aggiornamento: 29 Agosto, 09:15

È allarme ricoveri al pronto soccorso del Dea di Lecce in grave affanno dopo le difficoltà registrate nella giornata di ieri per accogliere i pazienti positivi al Covid giunti in ambulanza in ospedale. Intanto la Puglia sempre ieri ha segnato un nuovo triste primato con l'asticella dei ricoveri che sale a 264 pazienti in terapia intensiva. Mai, finora, c'era stato un numero così elevato.
Numeri record, ben oltre le soglie critiche individuate dal governo durante la scorsa primavera, che preoccupano e non poco, vista la situazione degli ospedali pugliesi quasi al collasso, sfiancati da una terza ondata che sta picchiando duro, facendo registrare diffuse difficoltà ad ospitare i tanti pazienti colpiti dal virus con gravi sintomi.

IL QUADRO


Ieri pomeriggio al Dea di Lecce la situazione più complessa. Si è rischiato il blocco dei ricoveri, con le ambulanze del 118 che arrivavano al pronto soccorso e restavano in attesa all'esterno prima di poter attivare le procedure previste per introdurre i pazienti nel reparto, in affanno da diversi giorni per il sovrannumero di accessi rispetto ai posti disponibili. Nella terapia intensiva covid invece l'altra notte sono diventati 28 i pazienti in reparto, con l'arrivo di tre quarantenni in gravi condizioni. Difficoltà nelle strutture ospedaliere registrate quindi non solo in provincia, ma in tutta la regione, dove si registra un'impennata dei ricoveri saliti nelle ultime 24 ore a 2.127, nonostante i tentativi di porre un freno all'avanzata del coronavirus con le misure restrittive da zona rossa rafforzata.
«La terza ondata del virus non ci sta dando tregua - ammette il direttore del 118 di Lecce, Maurizio Scardia - causando gravi difficoltà per gli ospedali nell'accogliere le ambulanze in arrivo e ospitare i pazienti. Purtroppo questo è un problema diffuso in tutta la regione precisa il medico dai numeri pesanti, che interessano anche il pronto soccorso di Lecce, dove la direzione generale dell'Asl si è già attivata per gestire il carico sulla prima linea del Dea con l'ampliamento dei posti disponibili nel reparto di pneumologia e all'ospedale Santa Caterina Novella di Galatina».

LA SCELTA DI DIROTTARE I MEZZI A GALATINA


E nell'emergenza alcune ambulanze del 118 sono state dirottate a Galatina, che al momento tuttavia non è ancora attrezzata con la terapia intensiva, la cui attivazione graduale sulla base delle necessità assistenziali dei pazienti ricoverati presso le unità di medicina generale e malattie infettive già funzionanti nel nosocomio, tarda ad arrivare seppur ribadita nei giorni scorsi dal direttore generale dell'Asl Lecce, Rodolfo Rollo.
A preoccupare però, nelle ultime ore, non sarebbe soltanto la diminuzione di posti letto disponibili nel pronto soccorso del Dea, ma le scorte di ossigeno collegate all'impianto centrale, da alcune settimane pare non siano più sufficienti. Sabato scorso infatti nel reparto infettivi andato in affanno per la presenza di 33 degenti Covid, la situazione critica pare sia stata normalizzata con la consegna di due bombole d'ossigeno d'emergenza e lo spostamento in altro reparto di tre pazienti ricoverati che richiedevano un alto flusso di gas medicale. Situazioni queste che non lasciano tranquilli, mantenendo quindi elevata la soglia di attenzione e il carico di lavoro del personale sanitario al Dea di Lecce.

© RIPRODUZIONE RISERVATA