Caporalato, braccianti costretti a dormire in capannoni con muffa e pagati 4 euro: 5 arresti e sequestri per 3 milioni

Sottoposte a controllo giudiziario 4 aziende

Caporalato, braccianti costretti a dormire in capannoni con muffa e pagati 4 euro: 5 arresti e sequestri per 3 milioni
4 Minuti di Lettura
Venerdì 11 Novembre 2022, 10:29 - Ultimo aggiornamento: 14:37

Reclutavano manodopera nei ghetti dei migranti della provincia di Foggia, mediante un caporale africano, e la sfruttavano per i lavori nei campi: questa mattina, i carabinieri della Compagnia di San Severo, in provincia di Foggia, e del Comando per la tutela del lavoro (Nil) del capoluogo dauno, unitamente a militari della Sat 11° Reggimento Puglia, hanno eseguito un'ordinanza cautelare a carico di cinque persone (2 in carcere, 1 agli arresti domiciliari e 2 sottoposte all'obbligo di dimora) con le accuse di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e truffa. 

Inoltre i militari hanno sequestrato a scopo preventivo le sedi operative, i beni mobili registrati e gli immobili, con conseguente assoggettamento a controllo giudiziario, di quattro aziende agricole. Il provvedimento è stato emessodal gip del Tribunale di Foggia. 

L'operazione, denominata "Job&Pay" - iniziata a seguito di un incidente stradale avvenuto in una mattinata del mese di ottobre del 2020 e nell'ambito del quale veniva coinvolto un furgone con a bordo cinque braccianti agricoli di etnia africana, ha coinvolto una moltitudine di italiani e stranieri, così arrivando alla contestazione dei reati accertati nel periodo da ottobre 2020 a novembre 2021 nella provincia di Foggia, in particolare nei territori di San Paolo Civitate, Lesina, Chieuti, Serracapriola, San Severo e Poggio Imperiale.

Documenti falsi e nessuna formazione

Nessuno dei braccianti, inoltre, aveva ricevuto una formazione adeguata, né i dispostivi di protezione previsti. Il lavoro veniva, infatti, prestato senza l'utilizzo di abbigliamento, guanti e calzature antinfortunistiche. Nel corso dell'indagine è emerso, ancora, come venisse prodotta documentazione falsa al fine di attestare la avvenuta formazione nei confronti dei lavoratori, al fine di garantire un'apparente cornice di legalità ai rapporti di lavoro, traendo così un ulteriore profitto economico, oltre a quello già percepito dalla mancata applicazione della normativa vigente nei rapporti lavorativi. 

Infine, oltre alle misure personali, l'operazione ha consentito il sequestro di beni per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro e la sottoposizione a controllo giudiziario di ben 4 aziende agricole riconducibili alle persone colpite da misura cautelare, con un fatturato annuo di circa 1 milione di euro. 

L'indagine

L'indagine è cominciata a seguito di un incidente stradale avvenuto nell'ottobre 2020 di un furgone con a bordo 5 braccianti agricoli africani e ha interessato i territori tra San Paolo Civitate, Lesina, Chieuti, Serracapriola, San Severo e Poggio Imperiale, nel Foggiano. I militari hanno accertato che i datori di lavoro indagati si avvalevano, per il reclutamento di manodopera, di un «caporale» senegalese. Il reclutamento degli operai avveniva tra le baracche del Ghetto di Rignano, a San Severo (Foggia). Il caporale, normalmente assunto in una delle aziende coinvolte nell'inchiesta, oltre a percepire un regolare stipendio, riusciva a sottrarre ai braccianti la somma di 50 centesimi per ogni cassone raccolto e la somma di euro 5 per il trasporto sul luogo di lavoro. Ogni bracciante, invece, percepiva una paga fra i 3,70 e i 4 euro per ogni cassone di pomodori raccolto, oppure una retribuzione oraria di circa 4 euro. Gli orari arrivavano anche a 11 ore al giorno, senza riposi settimanali. Le aziende mettevano a disposizione dei lavoratori capannoni adibiti a dormitori con servizi igienici totalmente inadeguati, con scarichi ed allacci (idrici ed elettrici) abusivi e in assenza delle condizioni minime di abitabilità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA