Politiche, l'intervista ad Aboubakar Soumahoro: «In Parlamento la mia lotta per i braccianti»

Politiche, l'intervista ad Aboubakar Soumahoro: «In Parlamento la mia lotta per i braccianti»
di Giuseppe ANDRIANI
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Sabato 17 Settembre 2022, 07:48 - Ultimo aggiornamento: 07:49

Aboubakar Soumahoro, lavoratore stagionale nei campi e sindacalista di origini ivoriane, in Italia dal 99, candidato da capolista nel listino di Bari per la Camera con Alleanza Verdi-Sinistra Italiana. La sua candidatura in Puglia, terra con la piaga del caporalato, non è casuale.
«La mia candidatura nasce dalla necessità di rappresentare anche quei braccianti costretti a vivere nel fango, nella miseria, che vengono sfruttati, che lavorano 12 ore di lavoro al giorno per un salario quotidiano di venti euro, a volte pagati in natura. Per me questa è una missione. Voglio dare una speranza ai nostri contadini, che non hanno prospettive per via dei giganti del cibo. Questo avviene a distanza di anni, in Puglia, da quando Giuseppe Di Vittorio descriveva condizioni di lavoro inumane. E non si parla solo dei braccianti».
Si spieghi.
«Ci sono tanti ragazzi che fuggono dall'Italia e in particolare dal Sud per realizzare il nostro sogno. E poi vorrei che ci fosse un'unica Italia: la stessa velocità di opportunità che c'è a Milano, deve esserci a Foggia, a Lecce, a Bari. Ogni volta che sono in Puglia vedo sofferenze, desideri e sogni negli occhi delle persone».
Sfruttamento piaga sociale, non solo nei campi...
«L'obiettivo deve essere dare una prospettiva di vita dignitosa al mondo della scuola, della sanità, dell'informazione. Chi non ha mai sorriso perché discriminato in quanto gay, lesbica. Nel nostro Paese 3,2 milioni di persone vivono il dramma della povertà termica, per non parlare della povertà materiale. Non può non essere questo il tema centrale: per questo abbiamo proposto il reddito di esistenza, non subordinato alle politiche attive del lavoro. E una patente del cibo, per un'alimentazione sana, senza che vi sia di mezzo il caporalato o le multinazionali, a disposizione di tutti, non solo di chi è ricco. Il tema dello sfruttamento, poi, non è solo lavorativo, ma anche in relazione all'ambiente. Non possiamo permettere che qualcuno debba scegliere tra salute e lavoro, e mi riferisco alla comunità di Taranto, che deve avere il diritto che hanno tutti gli altri territori di poter respirare aria pulita e lavorare con dignità».

A proposito di Taranto, la sua posizione su Ilva?
«La Costituzione dice che siamo una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Ci deve essere un impegno per far sì che questa premessa sia una realtà. Non si possono mettere i lavoratori con le spalle al muro, chiedendo loro di rinunciare alla salute».
È stato accusato da Sambarè Soumahila, co-fondatore della sua Lega Braccianti, di aver nascosto i conti del movimento. La sua risposta?
«I bilanci della Lega Braccianti sono disponibili online, chiunque può consultarli. Chi pensa di colpire la Lega Braccianti, sbaglia. C'è un risveglio dei cafoni, come si chiamavano all'epoca di Di Vittorio. C'è un risveglio di chi vuole mettere in piedi un altro modello di sviluppo. Un modello che ha al centro l'autodeterminazione della persona umana, come stabilisce l'articolo 3 della Costituzione. Chi pensa di infangare questo percorso, di diffamarci, viene trascinato in tribunale, come già è accaduto. Non abbiamo nulla da nascondere e chi lotta contro la mafie ha dalla sua parte la dignità delle persone e la Costituzione. In queste ore mi ha scritto la Lega Braccianti, così come tanti contadini, dicendomi di andare avanti. Abbiamo rotto le catene della schiavitù mortale e non ci fermiamo, non per noi cafoni abbronzati, ma per la dignità di tutti, agricoltori, contadini, insegnanti, infermieri».
 

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