Fitto: «Posizioni coraggiose per il bene del Paese: ora più responsabilità»

Fitto: «Posizioni coraggiose per il bene del Paese: ora più responsabilità»
di Alessandra LUPO
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Venerdì 16 Settembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:07

Raffaele Fitto, presidente a Bruxelles dei Conservatori e Riformisti e candidato come capolista alla Camera nel collegio di Brindisi-Lecce con FdI: il suo è visto come un grande ritorno in Puglia anche se si può dire che in questi due mandati da europarlamentare non si sia mai davvero allontanato. Come lo sta vivendo?
«Come ho sempre vissuto ogni campagna elettorale: anche da parlamentare europeo i voti li ho sempre presi dal territorio e i rapporti li ho sempre mantenuti saldi. Non vedo un grande cambiamento, ma piuttosto la possibilità per il centrodestra e per l’Italia di raggiungere un risultato importante che possa aprire una fase di profondo cambiamento».
Anche in Puglia?
«Sicuramente vincere le elezioni politiche vuol dire ripartire con una spinta forte anche in Puglia e incalzare politicamente a livello territoriale, sempre nel rispetto dei ruoli istituzionali e in un’ottica di collaborazione sui temi del territorio».
La partita di Fratelli D’Italia si sta giocando molto anche a livello europeo, dove lei in questi anni ha tessuto una serie importante di relazioni. Oggi si può dire chiarito il rapporto di FdI con l’Unione europea?
«Giorgia Meloni era nel Pdl e il Pdl era nel Ppe. Nel 2019 Fratelli d’Italia ha raggiunto lo sbarramento per entrare nel Parlamento europeo. Pochi mesi prima ha aderito al gruppo dei Conservatori di cui io facevo già parte e di cui sono diventato co-presidente proprio grazie a Fratelli d’Italia che è una delle delegazioni più importanti. Noi abbiamo sempre avuto posizioni serie, anche se critiche nell’interesse del nostro Paese. Un ruolo consacrato nell’ottobre del 2020 con l’elezione di Meloni a presidente dei conservatori».
Lei ha recentemente incolpato il Pd e Calenda di aver preso un abbaglio sul price cap del gas. Cosa occorre fare a suo avviso per recuperare? 
«L’associazione di Orbán a Meloni è un disco rotto: Orbán non è tra i Conservatori. In una polemica sul prezzo dell’energia io ho ricordato che sulle due questioni fondamentali che vanno portate avanti per dare una risposta concreta alla speculazione, il tetto al prezzo del gas e il disaccoppiamento del prezzo del gas da quello dell’energia, a bloccare tutto sono stati il governo olandese di Rutte e quello tedesco di Scholz, ossia gli alleati in Europa proprio di Calenda e Letta».
Ancora energia: in Puglia soprattutto il centrodestra vuol far arretrare la politica dei “no”?
«Io in allegato alle bollette dei pugliesi manderei le dichiarazioni di tutti gli esponenti politici che in questi anni si sono opposti al rigassificatore di Brindisi, al Tap di Melendugno, ai termovalorizzatori. Ed è quello che rischia di accadere per le trivelle in Adriatico, bloccate dal Conte II mentre nelle acque croate prelevano quotidianamente il gas. Per governare occorre prendersi delle responsabilità».
Il Pd e il Terzo Polo difendono il Pnrr. Il centrodestra invece parla di rinegoziazione. In che termini? 
«Il Pnrr è stato approvato in risposta alla crisi Covid prima che scoppiasse la guerra. Il Pnrr italiano ha 122 miliardi di risorse a debito che non consentono di utilizzare il RePower Eu messo in campo per affrontare la crisi energetica: lo scenario è cambiato, inutile non prenderne atto».
Come andrebbe articolata la spesa del Pnrr al Mezzogiorno, tutelando la clausola del 40%?
«Andrebbe articolata con una concentrazione delle risorse rispetto agli interventi strategici fondamentali, dando una priorità alle emergenze di oggi con una politica energetica a favore di famiglie e imprese e anche mettendo in campo una capacità di realizzazione di infrastrutture di cui la Puglia è sempre più priva. Leggo oggi dei ritardi sul primo lotto della Maglie-Leuca: avevo finanziato il primo lotto di questa strada nel 2004 da presidente della Regione e il secondo nel 2009 da ministro. E questa stasi vale per molte opere».
Dombrovskis però consiglia all’Italia di non ridiscutere il piano.

«Se si legge bene al di là del titolo, il vicepresidente della Commissione europea nell’intervista a La Stampa apre a questa possibilità. Il Portogallo ha appena presentato all’Unione un rapporto in cui chiede la modifica del Pnrr. Il Belgio sta facendo altrettanto. Non è una dichiarazione di guerra, ma rendere più flessibile la spesa e adeguarla a uno scenario profondamente mutato con la guerra».
Il Pd ha presentato un Manifesto per il Sud articolato. La proposta di FdI e del centrodestra qual è? 
«Le politiche per il Mezzogiorno passano dall’utilizzo adeguato delle risorse e dalla flessibilità differente che armonizzi le risorse del Pnrr con le politiche di coesione. Ma soprattutto dal fermare chi fa un utilizzo clientelare dei fondi europei. La prima misura è rendere stabile la decontribuzione delle assunzioni al Sud».
La vostra campagna elettorale è molto incentrata sul leader. State spendendo anche il capitale di novità di Giorgia Meloni come prima donna candidata alla premiership? 
«Giorgia Meloni per noi rappresenta due valori fondamentali: la coerenza, quindi una garanzia per gli elettori che il loro voto resterà lì, anche con scelte non semplici, dato che 15 mesi fa opporsi al governo Draghi sembrava una pazzia ma sapevamo che stava nascendo una coalizione piena di contraddizioni. Il secondo aspetto è la competenza. Non ho mai ascoltato da parte di Giorgia Meloni dichiarazioni su un tema che non avessero una conoscenza nel merito e una proposta alternativa. L’Italia deve cogliere questa possibilità insieme a quella di avere per la prima volta un premier donna, oltre che una leader scelta dai cittadini». 
Tra Salvini e Meloni spesso i toni non sono teneri e le divergenze non mancano. Salvini si occupa più della leader di FdI che degli avversari? È un’alleanza solida, anche sui territori? 
«Il centrodestra governa 15 regioni su 20 ed è un’alleanza consolidata. Siamo in un sistema in cui due terzi dei parlamentari vengono espressi sulla base proporzionale, quindi in una campagna elettorale come questa è fisiologico cercare di portare voti al proprio partito. L’importante è evitare che il tempo venga impiegato a discutere un po’ più all’interno che all’esterno. La coalizione deve restare unita e il confronto deve essere con gli avversari».
Anche Berlusconi rivendica in qualche modo il ruolo di padre del centrodestra, che «può chiamarsi così solo grazie a noi» ha detto recentemente. Riuscirete a guidare la coalizione senza mortificare il contributo degli alleati? 
«Il ruolo storico di Berlusconi è innegabile. Il contributo è da parte di tutti e sottolineo che sul tema dell’allargamento al centro, anche con la quarta gamba di Noi moderati, lo sforzo di Giorgia Meloni è nella direzione del pieno coinvolgimento. Nessun rischio di mortificazione per nessuno».
Le altre forze politiche vi accusano di aver candidato in Puglia troppi catapultati e di aver tenuto i candidati locali lontani dai palchi come strategia. Come risponde? 
«Insieme a un sacco di amici sto calcando molti palchi. Chi ci accusa probabilmente omette di leggere le proprie liste che accolgono vari candidati esterni. Ogni partito ha accolto candidature che hanno un significato politico su determinati temi e valori, e poi ci sono i candidati locali».
In Puglia temete che l’effetto Emiliano e l’erosione della classe dirigente del centrodestra degli ultimi anni possa frenare l’avanzata della coalizione data vincente un po’ ovunque? 
«Io penso che la qualità del governo regionale possa essere un’ulteriore spinta al risultato positivo del centrodestra».
È vero che i cinque stelle crescono al Sud a discapito del centrodestra?
«A me sembra al contrario che ci sia una cannibalizzazione all’interno dell’area di centrosinistra da parte del M5S. È uno scontro quotidiano, ma lo vedremo il 25 settembre».
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