Agguato a Bari: caccia ai responsabili in fuga. Grave il 23enne ferito all'addome

Agguato a Bari: caccia ai responsabili in fuga. Grave il 23enne ferito all'addome
di Nicola MICCIONE
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Martedì 22 Marzo 2022, 08:46 - Ultimo aggiornamento: 08:48

È caccia aperta agli autori (almeno due, uno alla guida e l'altro, seduto accanto, con l'arma in pugno) dell'agguato che sabato sera, in viale delle Regioni, al quartiere San Paolo di Bari, poco dopo le 20, hanno ferito il 23enne Nicola Cassano. Il giovane, soprannominato "lo sciacallo", ritenuto vicino al clan mafioso Strisciuglio e secondo gli investigatori baresi il vero bersaglio dei sicari, è stato colpito nella parte bassa dell'addome da uno dei sette proiettili calibro 9 esplosi contro lo sportello anteriore sinistro della sua autovettura, una Suzuki Ignis, a bordo della quale viaggiava con la fidanzata 15enne, anche lei rimasta ferita.

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Le indagini delle forze dell'ordine

Per tutta la notte e l'intera giornata di domenica, i carabinieri del comando provinciale di Bari, coordinati dal pubblico ministero antimafia Bruna Manganelli, hanno perlustrato l'intera zona, effettuato rilievi e stub (uno strumento per rilevare tracce di polvere da sparo dalle mani di una persona, nda), acquisito informazioni da alcuni testimoni, i quali hanno confermato di aver udito dei rumori riconducibili inequivocabilmente a degli spari, ma di non aver visto null'altro, e svolto degli accertamenti cercando di raccogliere elementi utili alle indagini. Che procedono serrate.

Pochi, al momento, i riscontri investigativi validi su un agguato che ha tutto il sapore di un regolamento di conti tra gruppi criminali oppure all'interno dello stesso clan, quello degli Strisciuglio appunto, «operativo nel rione tramite il gruppo Telegrafo», secondo i detective dell'Antimafia in quello che ha tutta l'aria di essere soltanto un accordo, non una sinergia: è questa, al momento, l'ipotesi più probabile all'origine del grave fatto di sangue.

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I militari, coordinati dal tenente colonnello Vincenzo Di Stefano, con i colleghi della Sezione Investigazioni Scientifiche, hanno repertato sette bossoli e sei fori sullo sportello anteriore sinistro del lato guidatore dell'autovettura, quello dove era seduto il 23enne.

Le condizioni del giovane


Uno di quei proiettili ha colpito Cassano, recidendogli l'arteria femorale, mentre un altro ha ferito la 15enne ad una caviglia. Entrambi sono stati soccorsi e portati al vicino ospedale San Paolo con un'auto privata, mentre la Suzuki Ignis con ancora impresse le tracce dell'agguato è stata lasciata lungo viale delle Regioni, all'interno dell'area di servizio IP, tra la scia di bossoli ancora fumanti sull'asfalto. Nel corso della stessa notte Cassano è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico e ricoverato in Rianimazione (le sue condizioni sono apparse sin da subito molto gravi e tali restano, nda), mentre gli investigatori continuano a scavare nella vita del 23enne, un volto noto alle forze dell'ordine, alla ricerca di un movente o di una traccia utile a costruire lo scenario in cui si è sviluppato questo grave fatto di sangue.


Non solo: i carabinieri, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, hanno setacciato i numerosi esercizi commerciali ed estrapolato le immagini dalle telecamere di videosorveglianza della zona che potrebbero aiutare ad individuare l'autovettura dei sicari, la loro via di fuga dopo l'agguato, con molta probabilità fuori dal quartiere, e a ricostruire l'esatta dinamica del ferimento del 23enne. Contro di lui sarebbero stati esplosi almeno sette colpi di pistola (una calibro 9), impugnata da un sicario a bordo di un'auto che, in corsa, avrebbe affiancato la Suzuki Ignis con a bordo Cassano e la fidanzata minorenne facendo fuoco. Almeno due, credono gli investigatori, i componenti del commando, uno alla guida e l'altro con l'arma in pugno, pronto a sparare una volta individuato l'obiettivo. Fra accertamenti tecnici, testimonianze, occhi elettronici e indagini di strada, saranno effettuati anche i rilievi balistici, per le analisi sui proiettili. Pochi i dubbi, comunque: chi ha sparato lo ha fatto per uccidere, svuotando l'intero caricatore della pistola.
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