L'intervista/ Allarme legalità, don Cassano di Libera Puglia: «Siamo preoccupati, la guardia deve essere alta»

don Angelo Cassano sul palco
don Angelo Cassano sul palco
di Elga MONTANI
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Martedì 22 Marzo 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 23 Marzo, 08:09

Solo pochi giorni fa al quartiere San Paolo si è verificata una sparatoria che ha visto coinvolti un 23enne, che ora è in gravi condizioni, e la fidanzata quindicenne. La zona industriale barese sta pian piano morendo, ben 39 le vertenze in atto sul territorio, tra cui spicca quella della Bosch con i suoi 700 esuberi. Situazioni difficili, in cui le mafie possono prosperare. Il referente di Libera Bari, don Angelo Cassano, era presente ieri davanti alla ex Om per la XXVII giornata della memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.


Cosa rappresenta questa giornata? Perché è oggi più che mai importante ricordare chi ha perso la vita per colpa della mafia e mantenere vivo il loro esempio?
«È la giornata della memoria delle vittime innocenti di mafia e dell’impegno per noi di Libera. Il 4 marzo qui è venuto don Luigi Ciotti per sostenere non solo i lavoratori della Bosch, ma tutti coloro che sono coinvolti nelle 39 vertenze aperte sul territorio. In continuità con quell’esperienza di ascolto del dramma di tanti lavoratori noi vogliamo confermare oggi (ieri, ndr) l’importanza di fare la lotta alle mafie e dare centralità al lavoro e ai diritti. Se togliamo il lavoro, c’è un grosso rischio di fare un regalo alle mafie. Il nostro impegno è rappresentato da una maggiore consapevolezza dell’importanza di determinati diritti. La lotta alle mafie si fa con l’attenzione a questi diritti, dando importanza al lavoro, all’educazione, alla cultura. Il tema della giornata era “Terra Mia – Coltura e Cultura”, proprio per affermare l’importanza della responsabilità che tutti abbiamo. C’è un importante impegno in tal senso da parte della magistratura, delle forze dell’ordine, senza dimenticare i familiari delle vittime, che sono testimonianza viva. Ma è importante che tutti siamo consapevoli e responsabili. Il rischio è la normalizzazione, che non possiamo permettere che accada. Dobbiamo tenere sempre alta l’attenzione e continuare con il nostro impegno».


Come mai tra le diverse fabbriche avete scelto di essere davanti a quella che fu l’Om Carrelli? Cosa rappresenta oggi questo stabilimento, che sembra pronto a ripartire?
«Abbiamo scelto di essere davanti alla ex Om, perché è un simbolo di tutte le vertenze, dato che va ancora avanti dopo più di dieci anni. È il simbolo di tutte le lotte della zona industriale di Bari, che stiamo vedendo morire. Siamo di fronte ad una situazione non solo drammatica, ma che rappresenta un vero rischio. Le mafie oggi hanno assunto una capacità di impresa, e quindi dobbiamo stare attenti a chi ha i soldi e a chi può investire. Le mafie potrebbero infiltrarsi sempre di più nel settore produttivo ed evolversi in qualche modo. Rischiamo di non avere più una zona industriale all’altezza del proprio compito, e quindi diventa fondamentale capire che deve essere fatto un maggiore investimento sulla transizione ecologica e stare attenti a come verranno spesi i soldi del Pnrr. Necessario andare sul concreto, o la lotta alle mafie finirà per essere solo un proclamo. Dobbiamo anche richiamare le istituzioni a mettere in campo un impegno più concreto».


Pochi giorni fa c’è stato un agguato al San Paolo, vittima un 23enne che si dice essere vicino ai clan. Cosa può rappresentare per Bari un episodio di questo tipo? Rischiamo una recrudescenza delle faide mafiose in città?
«Credo che il problema dei minori e dei giovani nell’ambito dello spaccio a Bari sia davvero serio, soprattutto nell’ambito di alcuni clan, come abbiamo visto purtroppo al quartiere San Paolo. Dobbiamo tenere alta la guardia in questo momento, e augurarci che determinati episodi non rappresentino una recrudescenza del fenomeno mafioso sul territorio barese, che abbiamo vissuto per troppi anni. Speriamo che vengano subito presi provvedimenti per evitare una situazione di questo tipo. Preoccupa un episodio di quel tipo, svoltosi in quella maniera. Dobbiamo ricordarci di essere vigili e attenti, soprattutto nel campo educativo e della prevenzione. I minori finiscono troppo facilmente nelle mani dei clan, e non possiamo permetterlo».

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