«Ok, riapriamo dal 18, ma la gente verrà?»: commercianti pronti a ripartire fra dubbi e speranza

Mercoledì 13 Maggio 2020 di Nicola SAMMALI
Riaprire sì ma come? Non basta un sole caldo quasi estivo a sciogliere dubbi e incertezze dei commercianti di Taranto, che da ieri mattina si preparano a buttarsi alle spalle due mesi senza lavoro, senza guadagni, e fino a questo momento, per molti, anche senza aiuti economici.



Aspettando lunedì 18, con il via libera del governo alle Regioni, negozi di abbigliamento, bar e ristoranti rivedono la luce in fondo al tunnel: non è un bagliore però, ma piuttosto una timida scintilla, perché le incognite sono comunque tante mentre si avvicinano all'uscita da questo periodo buio. E anche se provano lo stesso a pensare positivo, per alimentare la fiamma, la voglia di parlare è poca. Preferiscono darsi da fare, commentano.
Hanno salutato con entusiasmo la fine del lockdown e della chiusura forzata delle saracinesche, e sono pronti ad accogliere di nuovo nelle loro attività quei clienti che tra cinque giorni potranno tornare a fare acquisti, a mangiare fuori, a bere qualcosa seduti ai tavoli di un pub. A breve arriveranno le linee guida e le regole da rispettare per garantire la sicurezza, e faranno la differenza: la fase di convivenza col virus impone massima cautela per evitare che torni a crescere il numero dei contagi, ma titolari e personale vogliono al più presto chiarezza sulla riorganizzazione dei locali, sulle misure, sugli orari, sui dispositivi di protezione che sono già parte della quotidianità, che cambieranno le abitudini più comuni, e che incideranno inevitabilmente sugli affari.

C'è il timore allora che la ripresa sarà lenta, perché la pandemia potrebbe avere un impatto sui consumi, soprattutto in un contesto difficile come quello di Taranto, ha raccontato qualcuno alle prese con la merce da riporre negli scatoli per il cambio di stagione. «Come risponderà la gente?». «Lavorerò?». «Lavorerà il negoziante qui di fronte?».
Domande che fanno imperlare di sudore la fronte, più del caldo in città. Tuttavia, nonostante le perplessità che accompagnano questa fase, i commercianti hanno cominciato a rimboccarsi le maniche, partendo dalla pulizia delle vetrine, di sedie e banconi, delle superfici; a ripensare la sistemazione dei dehors; a fare manutenzione. Proiettati in avanti, consapevoli che risalire sarà faticoso.



Le strade sono più vive, dopo l'allentamento delle restrizioni, per fare la spesa, una corsa, uno spostamento consentito. Asporto e consegne a domicilio da qualche settimana hanno dato un po' di respiro ai bar, alle pizzerie, ma ammettono che le cose cambieranno realmente soltanto adesso che sarà consentito consumare un drink e mangiare un panino, una pizza, come sempre. O quasi: sono vietati gli assembramenti, occorre stare almeno a un metro il numero di distanza, e così il numero di coperti è destinato praticamente a dimezzarsi. Si intrecciano parole di fiducia a quelle più prudenti.

Davanti al canale navigabile, al Joyce qualcuno è impegnato a rimuovere la polvere che si è accumulata sulle sedie portate all'esterno: dentro, invece, si lavano a fondo i pavimenti, le cucine, le aree che andranno riviste per rispondere alle prescrizioni anti Covid, utilizzando detergenti e disinfettanti con le caratteristiche richieste per il contrasto al coronavirus. Poi guanti, mascherine, gel igienizzante. Infine la sanificazione, realizzata da una ditta specializzata e certificata (a carico del commerciante, con il 50 per cento di credito d'imposta).

«Passeremo da 130 sedute all'interno a 38, da 48 a 14 nel gazebo all'esterno, più una ventina sullo spazio sul lungomare che l'amministrazione dovrebbe concederci. Abbiamo due ingressi, uno lo adibiremo ad uscita», spiega il titolare. «Ma come ci faranno riaprire? Le difficoltà sono enormi: noi ci proveremo, ma se incassiamo 30 e spendiamo 100 come facciamo? Come faremo con le spese? Stiamo preparando 75 posti, ma la gente verrà? Si fiderà? Faremo tre fasce orarie: 20, 21.30, 23».
Le preoccupazioni di un altro ristoratore sono legate tanto alla diminuzione dei posti a sedere quanto ai tempi, che sono stringenti. «Giovedì o venerdì sapremo quali sono le disposizioni per riaprire, ma il problema sarà tornare alla normalità: non è detto che lunedì apro e c'è subito la fila. Bisogna ricostruire, riseminare. E c'è la possibilità che io non ce la faccia ad aprire lunedì, perché se come dicono dovremo utilizzare dei plexiglass, dovrò prima ordinarli e poi montarli», dice invece il titolare del Lex Bistrot.

Il centro di Taranto, a ora di pranzo, è praticamente vuoto. Su via D'Aquino e su via di Palma, dentro alcuni negozi, procedono le pulizie. Una commerciante si affretta a mettere ordine. «Qui faremo la sanificazione due volte al giorno, all'apertura del mattino e al pomeriggio. Sarà obbligatorio indossare la mascherina e i clienti dovranno utilizzare il gel igienizzante che sarà a loro disposizione. Stiamo provvedendo per farci trovare pronti».
In via Anfiteatro, un altro commerciante sottolinea «che il mese di maggio è quello in cui si lavora maggiormente, come a dicembre: ma noi abbiamo perso tutte le cerimonie, dalle comunioni ai matrimoni. Adesso proviamo a ripartire».

Una soluzione per ripartire con un passo più sostenuto, sostiene il titolare di un altro negozio di abbigliamento, «potrebbe essere quello di anticipare l'inizio dei saldi, per darci un respiro più ampio: ma in questo momento è importante dare un segnale di positività».
Poco più avanti, davanti a un bar, due persone attendono il caffè ordinato d'asporto: «La domanda è: le persone avranno soldi da spendere? Con la batosta che abbiamo preso e con gli aiuti che tardano ad arrivare o non arrivano affatto, avremo la possibilità di fare acquisti, aperitivi, cenare al ristorante?». E ancora: «Dover indossare la mascherina, dover stare a distanza, dover stare due persone per tavolo, invoglierà a passare una serata fuori?».
In città vecchia, al Caffè Lettario Cibo per la mente su via Duomo, prosegue il delivery e il take away il venerdì, sabato e domenica. «Aspettiamo le linee guida ufficiali, poi faremo una valutazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA