Rientri, nessuna quarantena per chi arriva in Puglia. «Basta la segnalazione»

Domenica 31 Maggio 2020 di Vincenzo DAMIANI
Niente più obbligo di quarantena per 14 giorni, basterà una segnalazione. Dal 3 giugno tornano a riaprirsi i confini regionali, nonostante le polemiche tra governatori, e cambiano anche le regole: oggi, chi arriva in Puglia è chiamato a comunicarlo all'Asl o al medico di base e restare in isolamento per almeno due settimane. Da mercoledì prossimo cade questa prescrizione, i turisti o i pugliesi di ritorno dovranno solamente segnalare la loro presenza. «E' arrivato il momento ha detto ieri il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano intervistato da Sky Tg24 - di riaprire il Paese a condizioni di normalità e la condizione di normalità fondamentale è la libertà di circolazione. Se qualcuno arriva in Puglia potremmo chiedergli la cortesia, non l'obbligo, di segnalare la propria presenza e di tenere memoria dei contatti. Quanto alla libera circolazione, per Emiliano non ci saranno ostacoli e anche i conflitti tra le Regioni non sono così forti come si può immaginare. C'è ovviamente il tentativo da parte di alcune Regioni che hanno livelli epidemiologici bassissimi di mantenerli».

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«I governatori prosegue - non hanno il potere di chiudere le proprie Regioni e io per garantire la libertà di movimento non posso chiedere una regola che non sia imposta dal Dpcm. Quello che si può fare è, per esempio, chiedere a coloro che vengono di segnalare la loro presenza e di tenere memoria dei contatti che hanno con la popolazione locale o con altre persone. Questa è la chiave del futuro dopo il lockdown, mentre prima abbiamo messo in quarantena tutti, adesso dobbiamo capire come mettere immediatamente in quarantena eventuali contagiati e i loro contatti stretti. L'app Immuni - ha concluso - serve a questo fine».

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Ma tra i governatori non c'è unanimità sull'argomento aperture, i più scettici sono i presidenti di Campania e Toscana. Scartati anche i cosiddetti passaporti sanitari proposti dalla Sardegna. Parla di «decisione giusta» il sindaco di Milano, Beppe Sala, evidenziando che «adesso è il momento di ridare ossigeno al lavoro».
Il fronte dei favorevoli alle riaperture conta, oltre ad Emiliano e Sala, il presidente della Liguria, Giovanni Toti, che ha definito «una decisione saggia» quella del governo di dare il via libera agli spostamenti tra regioni senza distinzioni. «Credo che ci siano le condizioni e che si tratti di rischi calcolati», ha sottolineato. Si sono espressi a favore di un'apertura unitaria e non a macchia di leopardo anche il governatore del Veneto, Luca Zaia, quello dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, e quella della Calabria, Jole Santelli, che ha anche proposto una cena calabrese con i governatori del Nord per stemperare le polemiche politiche dei giorni scorsi.
A capeggiare il fronte del no, che annovera soprattutto le regioni del Sud, c'è il presidente della Sardegna, Christian Solinas. Il «passaporto sanitario», da lui sostenuto, non sembra essere una misura applicabile, soprattutto dopo le critiche del ministro Francesco Boccia che l'ha definita una misura «incostituzionale». Iniziativa simile è stata infatti già accantonata dalla Sicilia che si prepara dunque alla riapertura, anche se è ancora in vigore l'ordinanza che vieta spostamenti nelle altre regioni fino al 7 giugno.

Tra i più critici ci sono Campania e Toscana che, per voce dei propri governatori, Vincenzo De Luca ed Enrico Rossi, non nascondono il «caso Lombardia». «Se ci sono situazioni di regioni dove ancora il livello di contagio è più alto, tenerne conto non è sbagliato», ha detto Rossi. Più diretto De Luca: «In presenza di contagi elevati è ovvio che in un territorio debbano esserci limiti alla mobilità», ha detto.
Il professore Pierluigi Lopalco, a capo della task force pugliese per l'emergenza coronavirus prova a rasserenare tutti: «I dati sui nuovi casi di Covid-19 ci dicono che siamo di fronte alla prima ondata pandemica che si sta spegnendo» e i nuovi positivi «che vediamo oggi sono tutti asintomatici che attivamente andiamo a cercare», ha detto. Sui numeri della Lombardia, regione con circa la metà dei casi e dei decessi totali, spiega: «Siccome lì il numero di portatori nella popolazione è più alto delle altre regioni, bisogna capire se le aperture, col fatto che c'è questa più alta concentrazione di portatori, hanno attivato o meno una nuova circolazione del virus. Questo è l'elemento di valutazione che va fatto in Lombardia bisogna capire la data reale dell'infezione a cui si riferiscono i dati, perché - spiega - se il tampone viene fatto con 10 giorni di ritardo rispetto alla segnalazione il dato si riferisce a infezione vecchia. Questo aspetto è molto importante e purtroppo il numero assoluto dei bollettini non ci dà questa informazione».
Ieri in Puglia non sono stati registrati decessi, mentre ci sono stati 8 nuovi contagi, quasi tutti in provincia di Bari (7) e un residente fuori regione. Nessuna vittima anche in altre 10 regioni nelle ultime 24 ore, un solo morto in più nelle Marche e in Sicilia. Pesa il dato della Lombardia, che ne fa registrare 67 su 111.
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