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Matrimoni più "liberi", tra zona bianca e green pass riparte il settore. Gli operatori: «Ma per noi ancora troppe incertezze»

Matrimoni più "liberi", tra zona bianca e green pass riparte il settore. Gli operatori: «Ma per noi ancora troppe incertezze»
di Rita de BERNART
4 Minuti di Lettura
Domenica 13 Giugno 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 14 Giugno, 07:34

Matrimoni e zona bianca: anche in Puglia dopo oltre un anno e mezzo di stop ripartono i banchetti nuziali. La data di ripartenza del wedding per la nostra regione anche con l’atteso ritorno in zona bianca. Cambia poco però tra giallo e bianco – dicono in coro gli operatori del comparto, che coinvolge inoltre numerose categorie di professionisti tra cui fotografi, fioristi, aziende di abiti e scarpe da cerimonia, catering, wedding planner. Le linee guida al momento restano le stesse e peraltro, secondo alcuni, poco chiare nella parte attuativa relativa alle norme più strettamente di natura sanitaria. In particolare per il green pass, fra l’altro non ancora effettivamente disponibile: tanti i dubbi legati alla privacy e alla opportunità o all’obbligo da parte del gestore di verificare; «non ci sono indicazioni specifiche in merito e si va avanti nella confusione».

Cosa cambia

Intanto però, in attesa di maggiori chiarimenti, ci si prepara ad una stagione intensa e senza soste, almeno dal punto di vista del numero di matrimoni da organizzare. In tanti pur non potendo celebrare il rito religioso del matrimonio di domenica, poiché vietato dalla Conferenza episcopale pugliese, faranno il banchetto a distanza di giorni perché le domeniche, appunto, sono gli unici giorni disponibili. «Con la zona bianca per noi al momento cambia poco – commenta Michele Boccardi, presidente nazionale di Assoeventi- ad eccezione del coprifuoco che decade. I matrimoni serali si potranno svolgere dunque senza limite d’orario. Per il resto abbiamo ancora regole stringenti e, a partire dal prossimo 21 giugno, data in cui tutta Italia presumibilmente sarà in zona bianca, coerentemente con il progressivo calo dei contagi, chiederò un tavolo al Cts per studiare un allentamento di alcune norme che ci riguardano. In ogni caso siamo certi che non debba essere una stagione senza limiti da liberi tutti per evitare quanto accaduto lo scorso ottobre». 

Le incognite


A pesare sulle feste nuziali sono in particolare le regole legate al green pass e probabilmente anche un anno e mezzo di ristrettezze economiche fra cassa integrazione per molti e chiusure delle attività. «La stagione sarà piena – continua Boccardi – se consideriamo che quasi tutti i matrimoni dello scorso anno sono stati rimandati al 2021 e che a questi se ne sono aggiunti di nuovi. Tante coppie celebreranno il rito infrasettimanale e festeggeranno di domenica, giorno in cui in Puglia non è possibile celebrare il rito in chiesa. Abbiamo chiesto alla Conferenza episcopale una deroga per il 2021 ma non ci hanno neanche risposto. Abbiamo ottenuto miracoli con il Cts ma non con la Chiesa. Nonostante ciò però per giugno stiamo riscontrando un calo del numero dei partecipanti fino ad un 40% che sicuramente, se il trend dovesse confermarsi anche per luglio e agosto, peserà sul fatturato. Dopo tanti mesi di restrizioni per molte persone partecipare ad un matrimonio, magari se si è una famiglia, in questo momento forse rappresenta una difficoltà e una necessità non primaria».

Alle spese consuete per abbigliamento, parrucchiere, regalo, si aggiunge anche quella del tampone che in tanti sono costretti a fare non avendo ricevuto il vaccino. Alcuni operatori si stanno attrezzando per fornire sostegno agli ospiti. «C’è una grande confusione – dice Roberto Pastore di Villa dei Fiori a Gallipoli- queste linee guida diffuse non sono meglio chiarite, si tratta di una sorta di decalogo che non ci da le giuste informazioni su come comportarci soprattutto per quanto riguarda il green pass. C’è? E’ operativo? Chi deve controllare? Noi abbiamo l’obbligo di informare ma non possiamo controllare o chiedere di esibire un documento sanitario, sono dati sensibili su cui si è espresso anche il Garante della privacy. Dovrebbero fornirci un modulo di autocertificazione da far compilare ai clienti. Inoltre in tanti rinunciano alla partecipazione. Noi ci stiamo attrezzando con un covid manager anche se non è obbligatorio proprio per capire come gestire la cosa; inoltre abbiamo fatto un accordo con un laboratorio che in convenzione con noi effettuerà i tamponi ai nostri ospiti ad un prezzo calmierato. Una famiglia di 5 persone che deve spenderne anche 120 euro per il test magari rinuncia. Ma resta il nodo del controllo. Da nessuna parte c’è scritto cosa dobbiamo fare in questo senso, sappiamo quali sono le altre regole e sicuramente informeremo di questo obbligo ma attendiamo chiarezza». 

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