Produttori in ginocchio: «Il latte lo buttiamo o lo diamo ai maiali»

Lunedì 23 Marzo 2020 di Massimiliano MARTUCCI
Stretta sul latte dalle aziende trasformatrici, che stanno imponendo ai produttori tagli alla produzione o ai prezzi a causa del coronavirus, o con la scusa di esso.
«Dall'inizio di marzo sono arrivate diverse lettere con la quali ci chiedevano di contenere la produzione del trenta percento, oppure di tagliare i prezzi, fino a trentacinque centesimi a litro», racconta Giuseppe Tagliente, presidente di Confagricoltura Taranto, che con la sua azienda produce circa tremila litri al giorno. Il latte attualmente viene pagato tra i quarantuno e i quarantadue centesimi a litro e quello prodotto in Puglia serve a mala pena a soddisfare il sessanta percento della richiesta, in inverno.

Percentuale che diminuisce d'estate, come spiega Pierino Laterza, presidente dell'associazione: «Soddisfiamo il 30 percento, il resto viene dal nord Italia». O dall'estero. Gli allevatori quindi, ultimo anello della catena che parte dalle stalle e arriva sulla nostra tavola o su quelle delle pizzerie, stanno subendo tutto il peso della crisi economica determinata da coronavirus. Gli allevamenti lombardi hanno abbassato i prezzi e questo permette ai trasformatori, i caseifici, di spingere sugli allevatori locali, che sono costretti o a gettare il latte, oppure a darlo ai maiali, come ha fatto Tagliente: «In questa situazione molti nascondono tentativi di speculazione. Ma il problema c'è, perché le aziende che producono mozzarelle hanno dovuto cambiare le linee a causa delle prescrizioni di prevenzione per il contagio, ma a pagare non possono essere sempre i produttori».

In questo settore il prezzo è fatto dai clienti e con le pizzerie chiuse e i produttori settentrionali che sono disposti a svendere, la pressione della crisi si fa sentire. Per fare un chilo di mozzarella per pizzeria, di fascia medio-alta, servono dieci litri di latte. E ogni pizzeria consuma in media al mese settanta chili di mozzarella. I conti si fanno presto. «Ci hanno chiesto di tagliare la produzione o i prezzi» spiega Tagliente, «per tagliare la produzione bisogna mettere le mucche all'asciutto ma poi avremo il problema di ritornare alle quantità di ora una volta finita la crisi».

Se il mercato, ovviamente, nel frattempo non sarà cambiato. Il latte prodotto non venduto non può essere distribuito alla popolazione, così come con le mascherine, perché va pastorizzato, per annullare la carica batterica. Una soluzione potrebbe essere quella di distribuire il latte o enti benefici, oppure puntare su prodotti stagionati, come afferma Laterza: «Ci deve essere un intervento pubblico che possa aiutare a stoccare il prodotto invenduto, realizzando prodotto a pasta dura, come caciocavallo, o i cagliati, che hanno bisogno di diversi mesi. Quindi spingere sulla grande distribuzione organizzata, affinché metta sugli scaffali quanti più prodotti pugliesi possibili. La terza cosa è capire se il latte arriva legalmente o meno, perché ancora viviamo in un paese dove il libero mercato è attuale e non possono essere ostacolato. Infine fare campagne promozionali verso i banchi alimentari, dando prodotti a prezzi inferiori affinché si possa smaltire il prodotto».

Laterza e la sua Associazione Regionale Allevatori ha scritto una lettera ai sindaci del territorio della mozzarella DOP di Gioia del Colle e due giorni fa c'è stato un incontro telematico sul tema anche a Martina Franca. Il problema è seguito da vicino dal consigliere regionale Pentassuglia: «Dobbiamo pensare a come trasformare il latte e prepararci per la ripresa», dice. La stagionatura, come soluzione, va bene, ma non a tutti i costi, però, come sostiene Tagliente: «Ci hanno proposto il pagamento del 25% solo al momento della vendita del prodotto stagionato. Così non va bene». Ultimo aggiornamento: 10:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA